34^ Giornata del Malato. Chiamati a essere compassionevoli come il buon samaritano. Anche nell’Ospedale di Matera verso una “missione condivisa per la cura dei malati”

È il samaritano, capace di perdere tempo e di creare una rete di aiuti per il malcapitato nei briganti, la figura guida della Giornata del Malato. Diversi appuntamenti in Diocesi per 10 e 11 febbraio (Madonna di Lourdes) per prendere sempre più coscienza della realtà della malattia. Da quest’anno celebrazioni mensili in ospedale presiedute dai diversi parroci di Matera.

Almeno un giorno all’anno per prendere coscienza della presenza dei malati

“In una società dove l’efficienza e il profitto sono diventati degli idoli e si diffonde la cultura dello scarto che lascia indietro i fragili e i più bisognosi, è importante fermarsi un giorno per poter riprendere l’impegno che abbiamo come società e come persone nel prenderci cura degli ammalati”, osserva fra Sergio Tagliente, cappellano dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera.

È il 13 maggio 1992 quando san Giovanni Paolo II, ricevuta la diagnosi del morbo di Parkinson, sente una particolare solidarietà per tutti gli ammalati del mondo e istituisce la Giornata del Malato, fissandola all’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, luogo simbolo di preghiera per i sofferenti e santuario a cui più di tutti sono legati episodi di guarigione miracolosa: ben 72 casi; ultimo quello di donna lucana, Antonietta Raco di Francavilla in Sinni, cui dedichiamo una sezione al termine del servizio.

La Giornata del Malato ha il senso di:

  • sensibilizzare il popolo di Dio e la società civile sulla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi;
  • aiutare chi soffre a valorizzare la propria sofferenza sul piano soprannaturale;
  • coinvolgere diocesi, comunità cristiane e famiglie religiose nella pastorale sanitaria.

Ogni diocesi vive tale giornata valorizzando i contesti di sofferenza presenti. Inoltre, ogni anno c’è una diocesi in cui la celebrazione viene vissuta in modo solenne: Papa Francesco aveva indicato il Perù e Papa Leone ha disposto che la giornata si celebrerà in diocesi di Chiclayo – di cui era stato vescovo – al Santuario di Nostra Signora della Pace, e venga presieduta dal card. Michael Czerny, S.I., Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

UNITALSI: dalla rabbia del giovane Tommasi al trasporto a Lourdes di 40mila pellegrini all’anno

Anche per un evento avvenuto a Lourdes, nel 1903 nasceva l’UNITALSI, realtà operativa da 39 anni anche nella nostra diocesi. Un giovane, Giovanni Battista Tommasi, malato e disperato, si era recato a Lourdes armato di una pistola con l’intento di suicidarsi davanti alla grotta se non fosse guarito. La misericordia dei volontari lo colpì così profondamente che cambiò idea e decise di istituire un’organizzazione per portare pellegrini a Lourdes a fare esperienza della misericordia di Dio: sarebbe nata l’Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali.

Ogni anno l’UNITALSI organizza in questi giorni un pellegrinaggio: sono attualmente a Lourdes 650 pellegrini, di cui 47 della nostra diocesi.

Il messaggio di Papa Leone. Il buon samaritano: curare non è solo guarire ma anche farsi carico del dolore

È il buon samaritano (Lc 10,25-37) la figura guida nella giornata del malato 2026 ed è la compassione l’atteggiamento a cui il papa vuole interpellarci. Due sono, inoltre, le dimensioni del racconto di Luca che Papa Leone nel suo messaggio pone alla nostra attenzione, richiamando due passaggi dell’enciclica Fratelli tutti:

  • l’offerta del proprio tempo: “Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza. Il samaritano si è fermato, gli ha donato vicinanza, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato il proprio tempo” (cf FT, n. 63);
  • “la missione condivisa nella cura dei malati”: il samaritano non interviene da solo, ma cercò un affittacamere che “potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un ‘noi’ che sia più forte della somma di piccole individualità” (cf FT, n. 85).

Un coinvolgimento che diventa sociale, ecclesiale: e la Chiesa tutta – sottolineava già lo stesso Leone nella Dilexi te – “sulla base dei segni presenti nel ministero pubblico di Gesù – la guarigione di ciechi, lebbrosi e paralitici – comprende che la cura dei malati, nei quali riconosce prontamente il Signore crocifisso, è una parte importante della sua missione”.

“Missione condivisa” anche nell’Ospedale di Matera

Su questa linea si colloca l’iniziativa che, proprio a partire da questa Giornata del Malato, l’équipe degli operatori pastorali dell’Ospedale di Matera ha avviato, come spiega ancora fra Sergio:

Oltre a essere presenti in ospedale per essere vicini agli ammalati e ai curanti, abbiamo pensato di invitare le diverse comunità parrocchiali materane a celebrare una volta al mese nella cappella dell’Ospedale e per sentirsi interpellate nell’impegno verso gli ammalati; Papa Leone nel suo primo messaggio per la giornata mondiale del malato ha voluto sottolineare l’importanza sociale delle cure: “I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale della salute, i tanti volontari, le comunità parrocchiali, tutti siamo chiamati a fermarci e ad avvicinarci per curare, portare, e accompagnare per offrire le proprie competenze, il proprio tempo, la propria vicinanza incarnando così una dimensione sociale della misericordia”.

Nella locandina a conclusione della sezione “La giornata del malato in diocesi” le date delle celebrazioni che coinvolgono le diverse comunità particolari.

La pastorale ordinaria in Ospedale

Ma già oggi non è solo il cappellano che offre il suo servizio pastorale in ospedale: accanto a lui c’è un altro cappuccino, fra Marco Mascolo, il diacono Terenzio Cucaro, con la moglie Angela Chita, talvolta affiancati da un altro diacono, cinque ministri straordinari della comunione, qualche volontario che, tra l’altro, la domenica mattina di volta in volta viene incaricato di distribuire la comunione nei reparti, un paio di aspiranti diaconi

Tanti operatori per un ospedale con circa 400 posti letto e 1300 dipendenti tra personale medico, paramedico e altri operatori: tutti sono nel cuore della cappellania. L’appuntamento centrale è la celebrazione eucaristica della domenica alle 9:30, cui segue la distribuzione della comunione nei reparti. I frati celebrano anche il giovedì mattina alle 10, con adorazione eucaristica fino alle 12; negli altri giorni – tranne il sabato – il diacono Terenzio presiede la liturgia della Parola. È presente ogni giorno, anche il sabato, almeno per la benedizione delle salme. “L’ascolto – sottolinea il diacono – è l’esigenza primaria per tutti. Il sogno: donare alla diocesi un Ufficio di Pastorale della Salute rinnovato”.

Approfondimento nel video:

I luoghi di sofferenza in Diocesi

Una decina di centri, dove si concentra la sofferenza umana, operano sul territorio diocesano. Il più noto è la RSA “Mons. Brancaccio” di Matera. In città ci sono anche la RSA “Villa Anna” e il Centro Geriatrico “San Raffaele”. A Bernalda c’è la “Domus” dei Padri Trinitari, sede di lungodegenza per anziani non autosufficienti, con Nucleo Alzheimer e sezione riabilitativa per persone con minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali. A Centro Agricolo di Pisticci si trova la REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza). A Salandra c’è la RSA “Il Sorriso”; è di prossima apertura un centro analogo a Grottole. A Borgo Macchia di Ferrandina opera la Cooperativa Sociale Dafne. Infine, il Centro Polifunzionale “La Luce” Don Leonardo Selvaggi, inaugurato a Pisticci nel marzo 2025, accoglie bambini, ragazzi e adulti con autismo.

Un gruppetto di volontari anche nella RSA “Brancaccio”

Accanto alle attività quotidiane svolte con professionalità dal personale per accudire e impegnare gli anziani, operano anche due o tre suore che risiedono nella struttura e, soprattutto la domenica, un gruppetto di volontari: Maria Bruna, Emanuele e Vitalba, ministri straordinari della Comunione, a cui talvolta si unisce Vincenzo.

“Il nostro servizio – racconta Vitalba – consiste nell’aiutare gli anziani a scendere in cappella per la messa domenicale, eventualmente nell’animare la celebrazione leggendo e cantando, nel preparare quanto necessario – le palme la domenica prima di Pasqua, qualche segno nei tempi forti. Poi saliamo ai piani superiori per portare la Comunione a chi non può muoversi, spesso perché costretto a letto. È anche un’occasione per entrare in relazione: scambiamo qualche parola, qualche sorriso, qualche carezza. Poi ci sono alcuni che si legano, ci chiedono poi magari qualche servizio, hanno bisogno che venga acquistato loro qualcosa o riparato qualcos’altro. Con il servizio che facciamo tocchiamo con mano tanta sofferenza. Abbiamo visto corpi martoriati, situazioni di sofferenza grandi, ma anche tanta docilità a sopportare. Ci sono tante esperienze che ci insegnano tante cose: la pazienza di sopportare, accogliere noi e accogliere Gesù”.

I ministri straordinari della comunione

Non possiamo dimenticare parlando dei malati i 200 ministri straordinari della Comunione sparsi in tutta la diocesi, che settimanalmente si recano a casa degli ammalati per portare loro il corpo di Cristo e offrire anche un momento di consolazione e di compagnia.

Infine, un’altra realtà presente in Diocesi a servizio degli ammalati sono gli “Amici della Grotta di Lourdes”: oltre 100 soci, con Leonardo Di Leo presidente, operano nella Parrocchia di San Giacomo in collaborazione di don Marco Di Lucca.

Giornata del Malato dello scorso anno

La giornata del malato in diocesi

La Giornata del Malato in diocesi prende avvio martedì 10 febbraio alle 19 con la celebrazione eucaristica presieduta da don Egidio Musillo, assistente diocesano Unitalsi-Sottosezione di Matera, nella Parrocchia di San Giacomo.

L’11 febbraio, alle 11, l’arcivescovo mons. Ambarus presiederà l’Eucaristia nella Cappella “San Giuseppe Moscati” dell’Ospedale di Matera, con visita ai reparti.

Alle 16:30, mons. Ambarus si recherà nella RSA “Mons. Antonio Brancaccio” per una celebrazione con gli anziani ammalati.

Nella Parrocchia Maria Madre della Chiesa, l’Unitalsi animerà il Rosario alle ore 18 e don Egidio, assistente diocesano Unitalsi-Sottosezione di Matera, presiederà la celebrazione eucaristica delle ore 18:30.

Infine, nella Parrocchia di San Giacomo, nella celebrazione delle ore 19 presieduta da don Nino Martino, verrà amministrato il sacramento dell’unzione degli infermi, seguito da una processione aux flambeaux per le vie del quartiere.

L’ultima guarigione per intercessione della Vergine di Lourdes è per la lucana Antonietta Raco

Antonietta Raco di Francavilla in Sinni, già malata oncologica, soffriva dal 2004 di gravi cefalee, crampi, astenia e difficoltà di deambulazione. Nel 2005 comparvero disfagia e disartria; nel 2006 le fu diagnosticata la Sclerosi Laterale Primaria. Negli anni successivi la malattia progredì e si rivolse a un centro specializzato a Torino. Dal giornalino diocesano apprese di un pellegrinaggio a Lourdes previsto per il 30 luglio – 5 agosto 2009: furono i figli a renderle possibile la partecipazione, facendogliene dono.

La visione di una luce, alcune manifestazioni particolari durante il bagno nelle piscine e un profondo senso di pace la accompagnarono mentre pregava per una bambina del suo paese affetta da una malattia degenerativa. Una voce interiore, una volta tornata a casa, la spinse ad alzarsi. “Questo miracolo non è per te, ma per tutti noi”, le disse l’allora vescovo di Tursi-Lagonegro, mons. Francesco Nolè.

Sedici anni di verifiche hanno portato a riconoscere la guarigione come inspiegata. Il 16 aprile 2025, memoria di Santa Bernadette, durante la Messa Crismale, il vescovo di Tursi-Lagonegro ha proclamato ufficialmente il miracolo, il 72° di tutti quelli legati a Lourdes.

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