Pace, Pace, Pace!

Ma la pace vera è un seme, la tenerezza disarmante e disarmata di un Bambino, la forza del dialogo, la cultura dell’incontro, la capacità di perdonare, l’accoglienza dell’altro nella sua diversità e originalità, la cura per tutto ciò che è vero, buono e bello.

Pace, Pace, Pace! É il desiderio più grande di tutta l’umanità. É il sogno di Dio e anche il suo dono più grande. “Pace in terra agli uomini che egli ama”, hanno cantato gli angeli, nella pienezza del tempo. E in ogni tempo, come in questo nostro tempo, Dio, a piene mani, semina pace, in ogni cuore, in ogni angolo della terra.

Semi di pace germogliano e fioriscono dove ci sono cuori che li accolgono e li coltivano.

“Se vuoi la pace prepara la guerra” dicevano gli antichi romani. Fanno eco oggi come allora i potenti della terra, i governi che pensano di riempire gli arsenali per assicurare la pace, è l’illusione di chi pensa alla pace come assenza di guerre o come affermazione della prepotenza del più forte.

Ma la pace vera è un seme, la tenerezza disarmante e disarmata di un Bambino, la forza del dialogo, la cultura dell’incontro, la capacità di perdonare, l’accoglienza dell’altro nella sua diversità e originalità, la cura per tutto ciò che è vero, buono e bello.

Papa Leone XIV nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace afferma: “Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica.

Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza.  «In conseguenza – come già scriveva dei suoi tempi San Giovanni XXIII – gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono; e se è difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato bellico».”

Le armi non hanno mai assicurato la pace, anzi l’hanno allontanata dal cuore, rendendolo aggressivo, fragile, pieno di paure, ansioso, istintivo e irragionevole. Le armi si sono moltiplicate e sono diventate sempre più sofisticate e distruttive. Ci stiamo rassegnando alla guerra vedendo la pace sempre più lontana e forse irraggiungibile. Pensiamo alla pace come frutto di alchimie politiche o di equilibrio del terrore.

La Pace, invece, è possibile, comincio io! Disarmando le parole, guardando l’altro come un dono, perdonando le offese.

Che il 2026 sia un anno di Pace, costruita e tessuta istante dopo istante con il dono di sé stessi.

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Filippo Lombardi

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