Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026

Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati (Ef 4,4).

L’annuale appuntamento della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, 18-25 gennaio, ci invita a riflettere sul testo guida per il 2026, che è il capitolo 4, 1-13 della Lettera di Paolo agli Efesini, in cui si evidenzia soprattutto il versetto 4: «Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati».

Questo capitolo segna un passaggio decisivo, in cui Paolo, dopo aver contemplato il mistero del disegno di Dio in Cristo, esorta la comunità a vivere in modo concreto la vocazione ricevuta col battesimo. E’ importante capire che l’unità non è un concetto astratto né un obiettivo puramente organizzativo, ma piuttosto un dono di Dio da vivere e proteggere nella quotidianità.

Per questo motivo Paolo ci invita a comportarci in modo degno della chiamata che abbiamo ricevuto (v.1). Qui si fa riferimento alla chiamata ecclesiale che ci convoca non come individui isolati, ma come membri di un unico popolo chiamato a crescere nell’unità. Perciò sono elencati gli atteggiamenti evangelici – umiltà, mitezza, pazienza, sopportazione reciproca nell’amore – che costituiscono il terreno fertile per far fiorire l’unità. Altrimenti l’unità non si costruisce o rimane fragile e formale.

«Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati» (v.4) è la dichiarazione solenne che risuona nel cuore del brano. Questo versetto è particolarmente significativo per l’ecumenismo, perché Paolo non ci dice che dobbiamo creare un solo corpo, ma ci ricorda che già lo siamo. L’unità è un dono che ci è stato dato, che precede i nostri sforzi. Il corpo è già uno perché è il corpo di Cristo, così come lo Spirito è uno perché è lo stesso Spirito che anima ogni credente, al di là dalle divisioni storiche e confessionali.

Questa riflessione su Ef 4,4 ci invita a rivedere il nostro modo di pensare l’ecumenismo. Non si tratta di una “mancanza”, ma di una comunione autentica, anche se ferita, che ci unisce. Le divisioni tra i cristiani rappresentano una contraddizione dolorosa, ma non possono annullare l’opera di Dio, il cui Spirito continua a lavorare.

«Come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati». Questo significa che l’unità dei cristiani non è solo un ritorno a un passato ideale, ma un cammino verso il futuro che Dio ha in mente. «Signore, donaci l’unità che tu vuoi, quando vuoi» è una frase di p. Paul Couturier (1881-1953), sacerdote francese e grande promotore dell’ecumenismo spirituale. Dobbiamo accettare i tempi di Dio (“quando vuoi”), con pazienza e perseveranza nella preghiera. Queste sono parole profetiche che sostengono una speranza escatologica: una comunione che si manifesterà in pienezza alla fine dei tempi.

Pregare per l’unità significa stare accanto agli altri cristiani, che sono nostri fratelli e compagni di un cammino verso la “terra promessa”. In questa Settimana dedicata alla preghiera per l’unità dei cristiani, Efesini 4,4 ci invita a rinnovare la nostra fiducia nell’azione dello Spirito. L’unità, più che un progetto, è un mistero da accogliere e una responsabilità da vivere con umiltà. Pregare per l’unità significa riconoscere l’unico corpo di Cristo già presente, lasciarci convertire, abbandonare le nostre chiusure e camminare insieme, sostenuti dall’unica speranza che non delude.

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