
Nato dall’intraprendenza di alcuni giovani della diocesi di Matera, il gruppo – inizialmente circoscritto all’ambito locale e poi cresciuto a livello regionale – supera ora i confini della Basilicata, approdando nel cuore della città partenopea. L’appuntamento si è svolto presso il Santuario di Santa Maria di Piedigrotta, luogo caro alla devozione mariana napoletana.
All’iniziativa hanno partecipato oltre venti giovani, in gran parte provenienti dalla Campania, che hanno accolto con entusiasmo la proposta.

Dalla celebrazione alla catechesi
La giornata si è aperta con la celebrazione eucaristica nel Santuario, vissuta come affidamento alla Vergine Maria nel giorno liturgico del Santissimo Nome di Gesù. Al termine della Messa, il parroco ha offerto ai presenti un intenso racconto sulla nascita del Santuario e sulla devozione popolare che da secoli lo anima.
Successivamente il gruppo si è spostato presso la chiesa di Santa Maria in Portico, dove sono proseguite le attività formative previste dal programma.
Accoglienza, ascolto e fraternità
All’arrivo, i partecipanti sono stati accolti dal parroco che ha illustrato il valore spirituale di una piccola icona mariana, profondamente legata al culto “romano” della Vergine. Un’introduzione che ha dato il tono all’intera giornata, vissuta nel segno della fraternità e dell’ascolto reciproco.
Un’esperienza in cui molti hanno potuto sperimentare, nelle parole e nelle testimonianze condivise, l’olio della consolazione e il vino della speranza, segni di una fede che accompagna e sostiene i cammini personali.
Una catechesi per i single
La prima catechesi è stata affidata a un giovane sacerdote, che ha proposto una rilettura del brano evangelico dell’Annunciazione, soffermandosi in particolare su ciò che questo testo può dire oggi ai single, al loro desiderio di amore, di senso e di vocazione.
Al centro della riflessione, la ricerca della bellezza vera: una bellezza che passa attraverso la grazia, che salva il mondo dal banale e dall’apparenza, e che troppo spesso viene confusa con una bellezza effimera, destinata a consumarsi rapidamente.
È emerso anche il tema del riconoscimento di una paternità spirituale e psichica, come passaggio decisivo per una maturazione autentica della persona. In questo orizzonte, verginità e castità sono state presentate non come rinunce sterili o privazioni, ma come valori positivi, capaci di custodire il cuore, orientare il desiderio e rendere l’amore libero e responsabile.
Una proposta controcorrente, che invita a rileggere il tempo dell’attesa non come vuoto, ma come spazio fecondo, in cui imparare ad abitare se stessi, a discernere e a lasciarsi plasmare da Dio, seguendo l’esempio di Maria, donna capace di dire “sì” senza possedere tutto, ma affidandosi pienamente alla promessa sapendo leggere e custodire i segni che Dio pone nel percorso di vita.
L’incontro pomeridiano è stato tenuto da una counselor che ha approfondito alcune problematiche che spesso bloccano i single nelle loro scelte di vita con riferimenti ad alcuni scritti della Valtorta.
Infine, la terza parte della giornata ha avuto come protagonisti San Giuseppe, sposo di Maria, e Giuseppe d’Egitto. Il filo conduttore è stato il tema del sogno di Dio e del sogno dell’uomo, che si realizzano spesso attraverso le sofferenze. Queste difficoltà, pur dolorose, non sono ostacoli, ma strumenti di crescita: aiutano a superare l’inesperienza e la superficialità, accompagnando ciascuno nel cammino verso una piena maturità personale e spirituale.
I partecipanti hanno così aperto la strada a domande rivolte al relatore e riflessioni profonde oltre ad un confronto sincero, confermando lo spirito del progetto “A scuola d’Amore”: camminare insieme per imparare ad amare alla luce del Vangelo con l’impegno di proseguire in questo cammino con altri incontri.


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