
e dom Donato Giordano osb, direttore dell’Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso
Una intensa settimana ecumenica quella appena conclusa nella Diocesi di Matera-Irsina, la prima presieduta dall’arcivescovo Benoni Ambarus. Ben quattro momenti di preghiera per la comunità cattolica, battista e ortodossa.
Nella chiesa di San Giacomo. La bellissima integrazione del coro parrocchiale con il coro ecumenico
Il primo appuntamento di preghiera si è tenuto presso la parrocchia di San Giacomo in Matera. Presenti l’arcivescovo, il pastore battista Nunzio Loiudice, padre Nicola Mihaisteanu della Chiesa ortodossa e l’incaricato per l’ecumenismo, dom Donato Giordano. Un incontro molto partecipato, animato dalla corale ecumenica, questa volta arricchita dalla presenza del “Piccolo Coro” di San Giacomo.
Le celebrazioni ecumeniche nelle diverse parrocchie della città cercano di anno in anno di sensibilizzare i fedeli alla grande opportunità che il cammino ecumenico offre di essere testimoni e costruttori di unità.

I successivi appuntamenti a Marconia e a Miglionico sono ormai consolidati nel nostro percorso. Miglionico, inoltre, ospita una antica comunità battista che insieme alla locale comunità cattolica è sensibile all’ecumenismo e anima l’annuale appuntamento con canti gioiosi e sentita partecipazione.


A Miglionico. Il mistero della koinonìa: diversi ma non divisi
Nel suo intervento a Miglionico, il pastore Nunzio ha interrogato i presenti sul tema della settimana: “Davvero la nostra speranza è in Cristo e nella sua promessa di Resurrezione e di unità, o siamo distratti da altro? Il nostro cammino di unità non ci chiede di rinunciare alle nostre identità, alle nostre tradizioni, ma lascia che lo Spirito le armonizzi, in quanto ciascuno esprime un volto della fede comune ed è una ricchezza per l’altro: l’unica speranza che ci accomuna – Cristo stesso, il Regno di Dio fra noi – ci rende diversi, ma non divisi. Di questa speranza che poggia su Dio dobbiamo essere testimoni con la nostra vita, nel servizio ai deboli, ai poveri, nella cura per il creato e nel vivere per la pace e la giustizia. È questa speranza che ci connette profondamente fra noi”.
Nel suo intervento, don Donato ha evidenziato che “sul modello della comunione che ci viene dalla Trinità, ognuno, innestato in Cristo, è partecipe dell’esperienza dello Spirito; e nel comune battesimo troviamo la radice dell’ecumenismo. La chiamata ad essere un unico corpo precede ogni divisione storica, e deve essere testimoniata. Questa unità, ferita dalle divisioni, non dipende da quanto siamo perfetti, ma è dono dello Spirito che opera nelle diverse chiese, e ci chiede di custodirla, rendendola visibile nel ritrovarci attorno alla Parola. L’unità non elimina la diversità, non è uniformità, ma koinonia”.
A conclusione dell’ora di preghiera, bella e partecipata, ci siamo ritrovati per un momento di agape fraterna preparato dalla comunità di Miglionico, che ci ha permesso di continuare il nostro dialogo della vita.


Nella chiesa battista. Essere insieme “luce da luce per la luce”
L’ultimo, gioioso appuntamento si è tenuto nella chiesa battista, in cui è venuto in risalto il tema di essere “Luce da luce per la luce”. Bellissimi e luminosi gli addobbi floreali e artistici, segno della cura che la comunità che ci ha accolti ha voluto dedicare a questo momento.
Quest’anno i testi della settimana sono stati preparati dalla comunità dell’Armenia, una comunità provata nel secolo scorso dalla sofferenza del genocidio. Oggi assistiamo a dolorose situazioni di guerra di fronte alle quali non possiamo restare indifferenti: cosa significa dunque essere portatori di luce e speranza?


L’arcivescovo ci ha invitati all’accoglienza profonda dell’altro, delle sue ferite, facendoci riflettere sul digiuno autentico, prendendo spunto dal cap. 58 di Isaia letto nella celebrazione: “Fare spazio dentro di sé all’altro, lasciarci ferire dalle sue ferite, creare il vuoto dentro di noi perché l’altro abbia spazio. Questo ci consentirà di vivere una fede autentica, quella fede che fa rinascere la vita in noi e intorno a noi. Cristo, che ci ha salvati, ci chiede di essere salvatori nel Suo nome. Non solo da soli ma anche insieme, perché il mondo intorno a noi ha bisogno che – da figli della luce – risplendiamo insieme”.

Occorre custodire questo dono del Signore: tutte le domeniche,
quando arriviamo alla professione della fede
ricordiamoci che la sta professando tutta la Chiesa: tutte le varie comunità cristiane
E’ quanto ha sottolineato il vescovo Benoni al termine di questa celebrazione che ha concluso gli incontri ecumenici di quest’anno. E il pastore Nunzio ha espresso il desiderio, già dichiarato in diverse occasioni dal nostro arcivescovo, di poter rendere visibile il nostro impegno per la pace e l’unità con una Festa dei popoli, in questo anno in cui la nostra città di Matera è Capitale Mediterranea del dialogo.
Come ogni anno, oltre a vivere momenti forti di gioia e preghiera, di amicizia fraterna che consolidano i nostri rapporti e mettono un ulteriore tassello al nostro prezioso cammino insieme, abbiamo concretizzato il nostro impegno verso chi è nel bisogno destinando il ricavato delle collette al progetto Missionario nello Zimbabwe, alla Missione in Brasile delle suore francescane di Gesù crocifisso, al Patriarcato di Gerusalemme per la situazione di Gaza e alle necessità della Chiesa ortodossa.

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