Il futuro dell’umanità è garantito da libertà e democrazia non da guerre e governi autoritari

In un mondo così difficile, una democrazia, resa succube dei grandi interessi finanziari, rischia addirittura di non essere più desiderata dalle fasce più svantaggiate della popolazione.

Da qualunque parte osserviamo il mondo, siamo di fronte alla fine dell’illusione del capitalismo per tutti e della favola liberista che ci è stata raccontata (senza lieto fine) e del mercato come unica garanzia di benessere. Il migliore dei mondi possibili è di fatto imploso dentro le contraddizioni da esso stesso create: una disuguaglianza sociale mai così diffusa nella storia dell’umanità rimarcata da Papa Francesco ad economisti, banchieri e ministri delle finanze al workshop della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali il 4/2/2020: “Non siamo condannati” alla disuguaglianza sociale né alla “paralisi di fronte all’ingiustizia”: un “mondo ricco e un’economia vivace possono e devono porre fine alla povertà”, “generare risposte creative” per includere e nutrire gli ultimi, “invece di escluderli”.

Una crisi ecologica che mette a repentaglio persino la sopravvivenza della specie umana sulla terra: “Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi, con gravi conseguenze per tutti noi”. (Laudate sì n.24); una democrazia, resa succube dei grandi interessi finanziari, che non solo viene profondamente indebolita, ma rischia addirittura di non essere più desiderata dalle fasce più svantaggiate della popolazione:“È evidente che nel mondo di oggi la democrazia non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo” (Papa Francesco, 50.ma Settimana sociale dei cattolici, Trieste 8 luglio 2024).

Nasce da tale situazione sistemica la dimensione della guerra e della militarizzazione degli Stati. La guerra diventa necessaria per ridisegnare i rapporti di forza e la geopolitica mondiale a fronte della crisi della globalizzazione liberista e per l’accaparramento coloniale delle risorse primarie, per la prima volta rivendicata in maniera esplicita, senza ricorrere a giustificazioni ideologiche (“esportazione della democrazia”, “lotta al terrorismo”, “lotta al narcotraffico” ecc.). 

La militarizzazione per controllare la società in cui cresce la rabbia, o in cui cresce la rassegnazione. Rinascono da questo pantano i nazionalismi e i fascismi contemporanei, come ennesimo tentativo identitario e della costruzione del nemico sia esterno che interno, con un unico obiettivo: nascondere la realtà di una minoranza di ricchi che sono la causa di tutte le crisi in atto.

L’ultimo rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza sociale, segnala numeri spietati: i dodici miliardari più ricchi del mondo possiedono una ricchezza superiore a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione mondiale, che corrispondono a quattro miliardi di persone. Per l’Italia, il 91% dell’incremento di ricchezza prodotto negli ultimi 15 anni è andato al 5% dei nuclei più ricchi, mentre la metà più povera delle famiglie italiane ha incamerato complessivamente il 2 %.

Sul fronte della crisi ecologica, con buona pace dei sostenitori dell’ideologia “siamo tutti sulla stessa barca”, è ancora la parte più ricca la causa principale dei cambiamenti climatici. Sempre dall’indagine Oxfam: un individuo appartenente allo 0,1% della parte più ricca del pianeta emette in un giorno più CO2 di quella prodotta in un anno dal 50% della popolazione più povera del mondo.

Sono ormai diversi decenni che ogni anno viene calcolato l’Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui ogni Stato esaurisce le risorse della Terra che avrebbe a disposizione, generando dal giorno successivo un debito ecologico nei confronti della natura. Per quanto riguarda l’intera umanità, nel 2025 l’Overshoot Day è arrivato l’8 agosto, mentre per quanto riguarda l’Italia è stato il 6 maggio. Se passiamo dagli Stati alle classi sociali, scopriamo che l’1% dei più ricchi del pianeta ha esaurito le risorse naturali a propria disposizione già il 10 gennaio e l’0,01% degli ultra-ricchi non supera il 3 gennaio. Sono, e purtroppo non ci sono altri termini per definirli, i re e le regine che spingono al riarmo e alla guerra, che chiedono di marciare contro nemici da loro creati per non farci pensare che sono nemici inesistenti, utili per incrementare la loro sete di potere.

Serve un’azione collettiva, ampia e consapevole, convergente e plurale per dire che non è tutto di loro proprietà quello che luccica e che non daremo il nostro futuro nelle mani dei generali. Ecco allora l’importanza della comunicazione, dell’informazione. E’ uno dei fili conduttori del Messaggio di Papa Leone XIV, in occasione della Giornata Mondiale per la Pace 2026, che esorta i credenti a vigilare “sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”. La via disarmante deve essere la via della diplomazia e della mediazione, interpellando quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate…. È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali”.

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