Una persona eccezionale, una testimone della fede

Pubblichiamo una bella riflessione di Franco Lisanti sulla figura di Antonella Mattei, laica scalabriniana, che ha fatto propria la visione di Scalabrini sulla migrazione come legge di natura e diritto inalienabile, realtà che può diventare bene se regolata e vissuta con giustizia.

Così ho ripensato la figura di Antonella Mattei, in occasione del trigesimo della sua morte. Quando il papà Lillino, mio concittadino e caro amico ferrandinese, me la presentò, fui subito colpito dalla spontaneità e gioia che esprimeva nel confrontarsi sul tema degli “ultimi“, di quelli della periferia della storia.

Facendo parte della famiglia degli Scalabriniani, ha dedicato la sua giovinezza per la causa dei migranti. Mi ha molto colpito il suo testamento spirituale che racchiude il significato profondo del suo sentire la fede e l’amore per gli altri. Il pensiero di gratitudine per i genitori, mai così attuale, ricorda soprattutto a tutti noi cattolici l’importanza del comandamento “onora il padre e la madre”, che dopo i primi tre comandamenti riguardanti Dio è in cima a tutti gli altri.

Quella dell’amicizia è la più bella considerazione così espressa da Antonella: “la bellezza dell’amicizia è rispettare quello che ognuno può dare”; colpisce la sua scoperta di essere salda nella fede e il suo invito a essere accoglienti, di non badare all’apparenza, ma mettersi in ascolto.

Faccio mia la testimonianza di una comune amica, Carmela Marrone, che dice: “Per capire Antonella bisogna scegliere un punto preciso di partenza, una domanda forte che ogni buon cristiano, almeno una volta nella vita, si pone e cioè come vedere Dio in un mondo segnato da guerre, indifferenza e razzismo?”

La risposta non è la rassegnazione, ma un allenamento speciale tenuto alla scuola del Vangelo: la “palestra della speranza”. Imparare a leggere la realtĂ  con gratitudine, a riconoscere i piccoli segni di bene, a cercare Dio nel quotidiano e soprattutto nell’altro. Da qui nasce la prima “A” di “Antonella“. Laica scalabriniana, ha fatto propria la visione di Scalabrini sulla migrazione come legge di natura e diritto inalienabile, realtĂ  che può diventare bene se regolata e vissuta con giustizia. Per Scalabrini, migrare non è una colpa ma una dinamica naturale e provvidenziale che attraversa la storia umana.

Antonella ha tradotto questa visione in vocazione concreta, dedicandosi ai migranti con passione e fede vissuta. In lei il Vangelo non era teoria, ma esperienza percepibile. La seconda “A” è “Amare”. Non un amore possessivo o geloso, ma quello radicale del Vangelo. Amare i nemici, fare il bene senza aspettarsi nulla in cambio. L’amore trova il suo modello nella croce di Cristo. Attraverso le parole di Papa Francesco in Dilexit Nos, si sottolinea l’importanza del cuore come luogo di incontro, custodia e relazione. Per Antonella ogni incontro era curato, ascoltato, sigillato da attenzione autentica. Amava con dedizione concreta, fiducia e capacitĂ  di far sentire l’altro importante.

La terza “A” è “Accogliere”, che si lega al verbo Migrare. Migrare significa spostarsi, cercare condizioni migliori, evolvere. In fondo, tutta l’umanitĂ  è migrante: nella storia, nelle scelte di vita, nel cammino di fede. Anche il cristiano è pellegrino, straniero nel tempo presente, in cammino verso una meta piĂą alta. Se tutti siamo migranti, perchĂ© diffidare di chi viene da lontano? Accogliere significa “ricevere presso di sé”, superare giudizi e chiusure.

Papa Francesco, in Fratelli Tutti, richiama alla responsabilità personale e comunitaria; non voltarsi dall’altra parte, non lasciarsi imprigionare dallo scoraggiamento, ma costruire fraternità concreta.

La conclusione è chiara: come il buon samaritano, siamo chiamati a farci carico delle fragilitĂ  altrui. La caritĂ  non è solo sentimento, ma impegno personale e sociale. Seguendo l’esempio di Antonella, e attraverso lei di Cristo, possiamo trasformare la migrazione da fenomeno temuto in grande risorsa per l’umanitĂ . In sintesi, le tre “A” – Antonella, Amare, Accogliere – raccontano una vita che ha saputo vedere Dio nell’altro, soprattutto nel migrante, e ci invitano a fare lo stesso, allenandoci ogni giorno alla speranza e alla fraternitĂ .

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.