
Luogo di accoglienza e rinascita per i migranti, spesso vittime del caporalato nel territorio del Metapontino, Casa Betania, a Serra Marina di Bernalda, è un rifugio di speranza dove ritrovare dignità, inclusione e futuro. Inaugurata nel 2020, la struttura è stata realizzata dall’Arcidiocesi di Matera-Irsina e dalla Caritas diocesana, con il sostegno della Conferenza Episcopale Italiana attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica.
“L’obiettivo principale era offrire una sistemazione dignitosa ai migranti, lavoratori stagionali nei campi, – spiega don Antonio Polidoro, responsabile progetto Casa Betania e Direttore regionale dell’Ufficio per la pastorale dei migranti – spesso costretti a vivere in condizioni di degrado e sfruttati dai caporali nei cosiddetti ‘ghetti’ della zona, come quello della Felandina. Abbiamo iniziato accogliendo i più poveri, ma poi abbiamo voluto costruire con loro un percorso di integrazione”.
Pensata per accogliere fino a 25 persone, offrendo agli ospiti stanze con servizi igienici, spazi comuni per la cucina e la formazione, oltre ad ambienti dedicati alla preghiera sia cristiana sia musulmana, la struttura organizza anche corsi di lingua italiana e informatica, promuove l’integrazione sociale e aiuta gli ospiti con la regolarizzazione dei documenti e l’inserimento lavorativo tramite convenzioni con aziende agricole locali.
Dal 2017 ad oggi quasi 400 giovani hanno intrapreso un nuovo percorso di vita, contribuendo a trasformare non solo la loro storia personale, ma anche il tessuto sociale e culturale della comunità.
“Lottiamo contro il pregiudizio e l’indifferenza – aggiunge don Polidoro – per cambiare la mentalità della società, riconoscendo e accogliendo questi nostri fratelli come parte integrante della comunità. Il primo step è quello di accoglierli e metterli in condizioni più dignitose e poi li aiutiamo per i documenti per evitare che diventino facile preda del caporalato”. La presenza di migranti viene considerata una ricchezza culturale e sociale e si lavora per superare pregiudizi e indifferenza attraverso il coinvolgimento diretto nella vita comunitaria e nella gestione delle attività.
“Questa è casa mia, qui ho trovato un aiuto concreto” racconta Modiy Soleiman, beneficiario del progetto, arrivato in Italia lasciando tutto alle spalle. Primo ospite di Casa Betania, oggi è un punto di riferimento per altri migranti. La sua storia dimostra che rialzarsi è possibile, anche dopo lo sfruttamento e le difficoltà vissute in Libia e in Italia. Modiy incarna il senso profondo del progetto: trasformare la sofferenza in forza condivisa, la marginalità in un futuro di dignità.
Le testimonianze di don Antonio e Modiy sono al centro di un nuovo filmato della serie “Ci sto” che raccontano brevi storie di progetti finanziati con l’8xmille alla Chiesa cattolica, illustrati dagli stessi operatori che vi lavorano ogni giorno. I video descrivono come i fondi raccolti vengono concretamente utilizzati per aiutare persone in difficoltà, promuovendo solidarietà e sviluppo sul territorio italiano e all’estero, mettendo in luce il valore della firma che ogni cittadino può apporre sulla dichiarazione dei redditi. Un piccolo gesto che genera migliaia di atti di amore e di sostegno.
Ogni anno, grazie alle firme dei contribuenti, si realizzano, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, migliaia di progetti che vedono impegnati sacerdoti, suore e i tantissimi operatori e volontari che quotidianamente rendono migliore un Paese reale, fatto di belle azioni, di belle notizie.
Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica equivale, quindi, ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo attraverso iniziative, come “Casa Betania”, che migliorano la vita di tante persone.
La Chiesa cattolica si affida alla libertà e alla corresponsabilità dei fedeli e dei contribuenti italiani per rinnovarla, a sostegno della sua missione.

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