Luce narrata. Le vetrate istoriate della chiesa di San Giacomo in Matera

Nell'ambito della Settimana vocazionale, in corso di svolgimento presso la Parrocchia San Giacomo di Matera, domenica scorsa 19 aprile alle ore 18.30 dopo la Celebrazione Eucaristica si è tenuta l’inaugurazione della nuova vetrata, segno visibile di fede, bellezza e memoria per la comunità.
Ciclo di vetrata istoriata – foto in HD di Vincenzo Ribatti

Le vetrate istoriate della chiesa di San Giacomo a Matera sono state inaugurate il 19 aprile da S.Em. Rev.ma il Cardinale Enrico Feroci, alla presenza del parroco Don Marco Di Lucca, della storica dell’arte Milena Ferrandina e degli artisti Rocco Persia e Francesco Vitto dell’Opificio delle vetrate artistiche Picta Arte con sede a Conversano, autori del ciclo. L’inaugurazione ha assunto sin da subito il carattere di un passaggio significativo per la comunità parrocchiale, ma soprattutto per il più ampio orizzonte della riflessione sull’arte sacra contemporanea, segnando l’ingresso ufficiale di un ciclo vetrario che si colloca, consapevolmente, entro la lunga durata della tradizione europea della vetrata istoriata.

Il ciclo trova collocazione nella Chiesa di San Giacomo a Matera, edificio di impianto moderno, concepito in una stagione architettonica segnata dalle trasformazioni post-conciliari in cui lo spazio liturgico viene ripensato secondo criteri di essenzialità, partecipazione e centralità della luce. In questo contesto, la vetrata interviene come struttura portante della percezione simbolica dell’aula sacra, ridefinendo il rapporto tra architettura e immagine attraverso la mediazione della luce naturale.

In Italia, questa tradizione si innesta su un terreno fecondo, segnato dalla centralità del mosaico, dalla continuità con la cultura bizantina e dalla straordinaria tradizione del vetro veneziano e muranese.   E sarà proprio nel contesto veneziano, in un ambiente in cui la tradizione del vetro artistico costituisce ancora oggi uno dei nuclei più alti della cultura materiale e figurativa europea, che i due artisti si conoscono all’interno di botteghe legate a maestri di primaria importanza. In questo ambito formativo, profondamente segnato dalla trasmissione diretta del sapere tecnico e poetico, apprendono la complessità del fare vetrario: il rapporto con la luce, la resistenza della materia, la necessità del gesto preciso, la lentezza come condizione della forma. Da questa comune esperienza formativa nasce la decisione di compiere un gesto fondativo: lasciare il contesto lagunare per ritornare nel Sud Italia, con l’intento di radicare a Conversano una pratica del vetro artistico che non aveva ancora trovato una piena continuità contemporanea.

Il ciclo di San Giacomo si struttura secondo una chiara articolazione iconografica di matrice mariana che individua nell’Annunciazione, nelle Nozze di Cana e nella Crocifissione i tre snodi fondamentali del racconto evangelico. La figura di Maria attraversa l’intero percorso come principio ordinatore e teologico, asse simbolico che connette l’inizio, la manifestazione pubblica del Cristo e il compimento della Passione. L’Annunciazione apre il ciclo come spazio dell’ascolto e dell’accoglienza, le Nozze di Cana introducono la dimensione della mediazione e dell’intercessione, la Crocifissione chiude il percorso nella forma della partecipazione al mistero del sacrificio. La costruzione formale del ciclo si fonda su una rigorosa economia del segno. La figura viene ridotta a struttura essenziale, sottratta a ogni deriva naturalistica, mentre la linea assume funzione architettonica e strutturante. Il blu diventa campo teofanico che accompagna l’intero ciclo, l’oro interviene come epifania luminosa, il rosso segna i momenti di massima intensità drammatica, mentre le trasparenze modulano il rapporto tra interno ed esterno, tra immagine e luce.

Per l’occasione è stato inoltre presentato il volume d’arte Luce Narrata. Le vetrate istoriate della chiesa di San Giacomo in Matera” a cura di Milena Ferrandina di Francesco Vitto e Rocco Persia, che si configura come dispositivo critico e interpretativo del progetto vetrario nel suo complesso. Il testo, infatti, non solo registra l’opera compiuta, ma ne esplicita le stratificazioni iconografiche, le scelte formali e le implicazioni teologiche, assumendo una funzione di mediazione tra il ciclo vetrario e la sua possibile ricezione critica e storica. I proventi derivanti dalla sua diffusione, unitamente al contributo della comunità dei fedeli, saranno infatti destinati alla realizzazione di una ulteriore opera, concepita come prosecuzione coerente del ciclo iconografico già avviato: un grande mosaico destinato alla parete del presbiterio, anch’esso affidato all’Opificio Picta Arte e raffigurante la Trasfigurazione di Cristo con la presenza di San Pietro, Giovanni e Giacomo.

Le vetrate sono state realizzate grazie al contributo determinante di mecenati e finanziatori privati, in particolare delle famiglie del quartiere San Giacomo, la cui partecipazione ha assunto un valore simbolico e comunitario. Tale sostegno ha reso possibile un processo progressivo di qualificazione artistica e spirituale dell’edificio sacro, in cui la committenza rappresenta forma contemporanea di responsabilità culturale condivisa. In questa dinamica si riconosce una rinnovata concezione dell’arte sacra in cui la costruzione dell’opera coincide con la costruzione di un senso collettivo, maturato nel dialogo continuo tra ricerca artistica, committenza e vita della comunità.

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