20 maggio, traslazione dell’effigie di Sant’Eustachio

Il 20 maggio si celebra in cattedrale la figura di Sant'Eustachio, patrono di Matera. Alle ore 17,30 ci sarà la Traslazione dell'effigie. Alle ore 18,15 si terrà la Processione ed infine alle ore 19,00 si celebrerà la Santa Messa presieduta da S.E. Mons. Benoni Ambarus.

Secondo la tradizione popolare, il 20 maggio la città di Matera celebra Sant’Eustachio in ricordo della liberazione dall’assedio saraceno del 994, quando il Santo, insieme ai figli Agapito e Teopisto, ha difeso la città.

Da allora i materani li elessero Patroni e istituirono una festa civica con processione delle reliquie e offerte alla Cattedrale.

La festa liturgica più solenne si teneva invece il 20 settembre ed era sostenuta dalla famiglia Gattini. Il 20 maggio aveva anche grande valore civile grazie alla storica fiera cittadina istituita nel 1381 dalla regina Giovanna I d’Angiò.

Oggi, seguendo le indicazioni del Direttorio su Pietà popolare e Liturgia del 2002, si vuole recuperare questa antica tradizione: il prossimo 20 maggio l’effigie di Sant’Eustachio, realizzata nel 1800, sarà portata in processione per le vie del centro storico.

Sant’Eustachio è venerato a Matera come compatrono della città insieme alla Madonna della Bruna. La sua figura unisce storia, tradizione e un forte valore simbolico per la comunità locale.

Secondo la tradizione cristiana, Eustachio — in origine Placidus, generale romano sotto l’imperatore Traiano — si convertì dopo un episodio miracoloso: durante una battuta di caccia vide tra le corna di un cervo un crocifisso luminoso, segno che lo condusse alla fede. Battezzato con il nome Eustachio insieme alla famiglia, subì persecuzioni sotto l’imperatore Adriano e morì martire.

Il culto di Sant’Eustachio giunse a Matera in epoca medievale, probabilmente attraverso i monaci orientali e il radicamento delle tradizioni bizantine nell’Italia meridionale. Venne accolto come protettore della città per il suo ruolo di difensore della fede e della comunità, nonché come simbolo di forza e protezione.

La devozione crebbe nel Rinascimento e in età barocca, quando l’iconografia del santo — spesso a cavallo, nell’atto di affrontare il male — si diffuse in chiese, edicole e palazzi. La Cattedrale di Matera gli è dedicata insieme alla Madonna della Bruna, segno della centralità del suo culto nella vita religiosa cittadina.

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