Esperienze estive. Da Matera a Nairobi, una esperienza di missione

Un’esperienza indimenticabile quella vissuta a Nairobi, dal 18 al 30 agosto, da tre giovani materani insieme a un gruppo di Palo del Colle (Bari). Tutto il gruppo coordinato da padre Francesco Cicorella.

Un viaggio nato dal desiderio di due sorelle che, cresciute nello scoutismo, hanno sentito il bisogno di trasformare quei valori imparati da bambine in qualcosa di concreto, mettendosi al servizio degli altri.

Un desiderio coltivato a lungo e diventato realtà grazie all’incontro con un gruppo di giovani di Palo del Colle e alla guida di padre Francesco Cicorella, che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta di alcune delle realtà più difficili e, allo stesso tempo, più ricche di umanità della capitale kenyana.

In un impegno concreto si è tradotta fin dai primi giorni questa missione. Giovani e adulti si sono messi all’opera organizzando momenti di animazione per i bambini e incontrando persone e comunità che vivono ai margini della società.

Deep Sea

La prima esperienza ha portato i missionari nella baraccopoli di Deep Sea, una realtà nella quale vivono migliaia di persone. Il nome stesso restituisce solo in parte la durezza del luogo: un fiume costeggia la baraccopoli, mentre canali e fogne a cielo aperto attraversano gli stretti passaggi tra le abitazioni. L’odore forte, i rifiuti e la precarietà delle abitazioni raccontano una condizione di estrema povertà. Eppure, in mezzo a tutto questo, sono soprattutto i bambini a colpire: corrono incontro ai volontari, li salutano, giocano con loro e, per qualche ora, sembrano dimenticare le difficoltà quotidiane. Sono proprio alcuni di loro, insieme a padre Francesco, a guidare i giovani missionari nei meandri della baraccopoli, fino ai margini del fiume, dove una piccola stanza in muratura è diventata un punto di riferimento per la comunità.

Pochi metri quadrati che svolgono contemporaneamente la funzione di aula scolastica, spazio per il catechismo e luogo di preghiera. Accanto a questa realtà è nato anche un piccolo laboratorio di cucito, frutto di un progetto pensato per offrire alle donne una possibilità concreta di lavoro e, soprattutto, una prospettiva diversa per il futuro. Un piccolo segno di speranza in un luogo che rischia altrimenti di essere dimenticato.

Kawanguare

Il viaggio è proseguito in un’altra grande baraccopoli, una realtà che conta circa 100 mila abitanti. Tra strade polverose e attività commerciali improvvisate, i giovani hanno incontrato una scuola gestita dalle suore e rivolta soprattutto ai bambini che, a causa della povertà delle loro famiglie, non avrebbero la possibilità di frequentare un percorso scolastico.

Qui le religiose offrono gratuitamente il loro servizio a chi non può permettersi di pagare. Non soltanto istruzione, dunque, ma la possibilità concreta di costruire un futuro diverso.

La visita alla tomba di Robert Baden-Powell

Sono state numerose le esperienze vissute durante i pochi giorni della missione. Tra queste anche la visita alla tomba di Robert Baden-Powell, fondatore dello scoutismo, un momento particolarmente significativo per i giovani provenienti da un’esperienza scout.

Con i Missionari dei Poveri e la Comunità Papa Giovanni XXIII

Un altro dei momenti forti dell’esperienza è stato a Chokà, dove i Missionari dei Poveri si prendono cura di bambini con disabilità. La delicatezza con cui i fratelli consacrati e tutto il personale accompagnano quotidianamente questi bambini ha lasciato un segno profondo nei giovani missionari.

Nemmeno sono mancati gli incontri nelle famiglie e la conoscenza delle realtà della Comunità Papa Giovanni XXIII, impegnata a Nairobi in diversi ambiti di solidarietà, dalla lotta alla prostituzione all’accoglienza e al recupero di bambini abbandonati.

Cosa portiamo a casa

Sono stati giorni capaci di suscitare emozioni forti. Non sono mancate le lacrime, davanti alla sofferenza incontrata, ma anche davanti alla dignità, alla gioia e alla capacità di sperare di persone che, nonostante tutto, continuano a guardare avanti.

È forse questo il dono più grande che Nairobi ha lasciato ai giovani materani e al gruppo di Palo del Colle: la consapevolezza che la povertà non è soltanto qualcosa da osservare da lontano, ma una realtà che interpella ciascuno di noi.

Tornati a casa, i giovani missionari portano con sé volti, storie, immagini ed emozioni difficili da dimenticare. Ma soprattutto un impegno: non lasciare che questa esperienza rimanga soltanto un ricordo.

Perché il viaggio non finisca con il ritorno in Italia, ma possa trasformarsi in un progetto concreto, capace di continuare nel tempo.

“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, recita una frase attribuita a Gandhi. A Nairobi, quei giovani hanno provato a fare proprio questo: partire, incontrare, sporcarsi le mani e mettersi al servizio.

Ora la sfida più grande è portare a casa non soltanto ciò che hanno visto, ma ciò che hanno imparato.

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