Testimonianze di vita donate al Signore. Don Glauco M. Carriero e don Antonio Polidoro: 25 anni di sacerdozio, 25 anni di servizio alla Chiesa e a Dio

Spazio oggi a due sacerdoti della nostra Arcidiocesi giunti alle “nozze d’argento sacerdotali”: don Antonio che veniva ordinato proprio come oggi e don Glauco Maria Carriero di cui ricorreva questo importante anniversario tre mesi fa. Sabato 12 settembre a Grottole la celebrazione di ringraziamento per i 25 anni di sacerdozio di don Antonio.
Don Antonio Polidoro e don Glauco M. Carriero

Sono cresciuto con don Glauco e con don Antonio: erano di poco più grandi di me e tra noi nacque subito una bella sintonia. Di don Glauco ricordo in particolare la giovialità del carattere – quante risate e quanta sana complicità questo ha reso possibile! –, la profonda spiritualità e quell’autentico carisma per l’arte e la musica che ha messo a servizio della comunità del seminario con dipinti e sculture. La nostra è stata un’amicizia bellissima, vera e profonda, nata in quegli anni di formazione e poi consolidata nel tempo, come quando ci siamo ritrovati a Matera: io viceparroco a San Giacomo e lui a Piccianello, ed è iniziato un nuovo periodo di condivisione. Di don Antonio ricordo invece già da allora la capacità di ascolto e l’attenzione alle persone, la sensibilità verso i poveri.

Questa la testimonianza che ci riporta don Michele La Rocca sui sacerdoti che ricordiamo in questo servizio per il loro giubileo sacerdotale.

Dedicheremo la prima parte di questo servizio a don Glauco, che per primo ha tagliato il traguardo dei 25 anni di sacerdozio, poi a don Antonio, di cui l’anniversario cade proprio oggi.

Don Glauco Carriero – Pomarico: Festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine (2026)

Don Glauco: i primi anni di sacerdozio

“Eravamo giovani viceparroci e ci siamo affiancati nella guida di un gruppo giovani che si incontrava a San Giacomo e con cui abbiamo fatto tante belle esperienze: spettacoli, momenti di spiritualità e la GMG a Madrid nel 2011”, racconta ancora don Michele di don Glauco.

Don Glauco, bernaldese classe ‘74, si è messo in gioco negli stessi anni con esperienze forti come la Mensa della Fraternità di Piccianello, l’Ospedale, di cui è stato cappellano dal 2011 al 2017, oltre a essere nello stesso tempo Assistente ecclesiastico del Centro di Aiuto alla Vita e Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute.

Il contatto quotidiano con la sofferenza e la povertà ha forgiato la sua anima, trasformando la timidezza in una straordinaria capacità di ascolto e di accoglienza, accrescendo le sue doti naturali di semplicità, bontà, sensibilità, empatia.

A Ferrandina, prossimo ai suoi parrocchiani

Poi il trasferimento a Ferrandina (2017-2024), parroco di “Madonna del Carmine” (altrimenti conosciuta come il “Purgatorio”) e della parrocchia rurale di Borgo Macchia.

A Ferrandina, don Glauco ha incarnato l’idea di una “Chiesa in uscita”.

Grande camminatore, amava percorrere a piedi le vie del paese: ogni passeggiata diventava l’occasione, sebbene il carattere riservato – quasi timido, a detta di qualcuno – per incontrare le persone nel loro quotidiano, scambiare una parola, essere il volto della Chiesa che si fa prossima con cuore sincero. E quando la confidenza aumentava varcava la soglia di casa per un caffè, un pranzo, una cena: molti bambini lo sentivano come uno di loro e gli anziani si stringevano a lui con affetto.

Don Glauco era a Ferrandina ai tempi della pandemia da Covid-19 e fu tra i primi a essere contagiati. Così, i parrocchiani gli facevano trovare la spesa e buoni piatti pronti dietro la porta della canonica: un piccolo grande gesto di gratitudine verso colui che era diventato per tanti un vero fratello o, meglio, considerate le rispettive età, un figlio.

Ancora oggi, grazie alla sua indole, ha mantenuto vivi diversi rapporti con la comunità di Ferrandina.

La nuova stagione a Pomarico e il traguardo del Giubileo Sacerdotale

Da quasi due anni, don Glauco guida la comunità di Pomarico. Sebbene sia arrivato da poco tempo, la parrocchia ha saputo cogliere immediatamente la sua straordinaria dedizione, la sua pazienza e quel sorriso radioso che non lo abbandona mai. I fedeli lo hanno subito riconosciuto come un ascoltatore attento e un punto di riferimento insostituibile per le famiglie, i giovani e gli anziani.

L’insediamento di don Glauco a Pomarico – 17/10/2024

Tutte queste le buone premesse per un bel festeggiamento del 25° anniversario di ordinazione.

“Il cuore della giornata del 9 giugno – racconta Tania Molinari – è stato la solenne celebrazione della Santa Messa, alla quale si sono stretti attorno a lui i suoi familiari e tutti i gruppi parrocchiali. La liturgia è stata splendidamente animata dal coro parrocchiale, presenza costante che incarna quella cura per la bellezza tanto cara al festeggiato”.

“Come segno tangibile di affetto e riconoscenza, tutti i gruppi di Pomarico si sono uniti per offrirgli un dono speciale e dal profondo valore simbolico: un calice da utilizzare durante le celebrazioni eucaristiche, affinché possa ricordargli per sempre il legame con la sua nuova comunità.

I festeggiamenti si sono poi conclusi sul sagrato della chiesa, proprio come desiderava don Glauco: in un clima di semplicità e gioia comunitaria, scaldato da un buffet e dalle note dei canti popolari che hanno allietato la serata”.

A don Glauco va il grazie più profondo di tutte le comunità che ha guidato e che guida tuttora, con l’augurio e la preghiera di continuare questo cammino con la stessa fede, lo stesso entusiasmo e lo stesso luminoso sorriso del primo giorno.

Ad multos annos, don Glauco!

Grottole, 08/09/2001: l’ordinazione di don Antonio Polidoro (foto: D. Lamagna)

Don Antonio Polidoro: fede concreta e pensiero costante per i poveri e giovani

“Dove passa don Antonio germoglia l’erba e fiorisce il deserto”. Queste parole utilizzava una giovane di Scanzano Jonico, dove don Polidoro ha operato per quasi 18 anni, per parlare della sua azione sempre feconda “a partire dal poco che ha”.

L’umiltà, l’umanità, una schietta fede, uno sguardo sincero e tanta concretezza e desiderio di fare il bene e, dunque, la disponibilità sono le caratteristiche che sintetizzano la persona di don Antonio. La grande sensibilità verso i poveri e i giovani, invece, i pilastri del suo ministero sacerdotale.

Grottolese classe ’75, studi dai Gesuiti presso il Seminario di Posillipo e dottorato in teologia morale, un percorso di spessore a cui moti adducono gran parte delle sue qualità, don Antonio è oggi Rettore del Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata, responsabile dei Preti giovani, delegato episcopale per la Pastorale Sociale, il Lavoro, la Giustizia e la Pace, la Custodia del Creato e direttore diocesano per la Pastorale dei Migrantes. Tanti incarichi che dicono l’intensa vita pastorale e spirituale di un presbitero.

Da grottolese posso confermare la stima che la persona di don Antonio ha nella nostra comunità d’origine per le sue caratteristiche: tutti noi grottolesi conosciamo la sua bella umanità. Il suo ministero ci parla di Dio, dal suo modo di essere traspare tutto l’amore che nutre nei confronti del Signore e della Chiesa,

testimonia di lui don Domenico Pepe.

E Giustina Ferraiuolo, consacrata grottolese, aggiunge di don Antonio, “l’amabilità e l’essere amato da tutti, giovani e meno giovani” e, inoltre, “l’essere uomo aperto al dialogo e al confronto”. Un confronto saggio, fatto di ascolto, qualcuno potrebbe dire “diplomazia”. Lo sguardo limpido e il sorriso che lo caratterizzano ispirano subito fiducia.

Scanzano J.: la celebrazione di insediamento di don Francesco S. Lauciello, successore di don Antonio (07/10/2023)

Sacerdote pronto a lasciarsi “mangiare” dalla sua gente

“Il suo telefono sempre acceso e lui pronto a rispondere, mettendosi all’occorrenza subito a disposizione per un colloquio con chi in quel momento avesse bisogno: una famiglia, un giovane, chiunque versi in un frangente difficile. La porta della canonica sempre aperta, a qualsiasi ora, per chi andava a bussare”. Questo è don Antonio nelle parole di Annarita Ferrara, della comunità di Scanzano Jonico, dove don Antonio ha prestato per 18 anni il suo ministero: “Una comunità, la nostra – continua Annarita – impegnativa perché giovane e, come tutti i giovani, bisognosa di attenzione, di comprensione, di guida e, anche, di rimproveri, cose che ha fatto sempre con amore e donazione totale. Si è speso nell’educarci a una fede matura”.

“Con molta fatica, ma ci è riuscito – commenta un’altra parrocchiana – lasciando una parrocchia ricca di spiritualità, ma anche materialmente. Rimettendoci in prima persona, se necessario: tra l’altro, viveva in una canonica malridotta e preferiva risparmiarsi l’affitto di un’abitazione più confortevole per non far mancare alla sua comunità, e soprattutto ai più poveri un aiuto più generoso. Avrebbe voluto donare di una nuova chiesa madre alla “sua” Scanzano, ma si è dovuto limitare al restauro del Palazzo Baronale in cui negli ultimi anni si svolgevano le celebrazioni e al restauro della cappella della Theotòkos. ‘Spendersi’ la parola chiave del suo apostolato”.

Un impegno riconosciuto al punto che mentre lasciava il testimone al nuovo parroco don Francesco S. Lauciello, il 7 ottobre 2024, in una gremita Piazza dei Centomila, don Antonio veniva onorato del conferimento da parte del sindaco Pasquale Cariello della cittadinanza onoraria scanzanese.

Il conferimento della cittadinanza onoraria scanzanese (07/10/2023)

“Ci sono stati momenti di delusione – ancora la testimonianza di Annarita – quando, purtroppo noi, non comprendendo appieno il suo operato, lo abbiamo ‘ferito’, ma non si è mai arreso confidando in Gesù e dandoci sempre un’altra ‘possibilità’ proprio come fa un padre con i figli.

“Impegnato con i giovani, seguendoli, educandoli, ascoltandoli e coinvolgendoli in varie attività, e con i bambini e i ragazzi della catechesi presenziando agli incontri settimanali”.

“Non di meno – ancora Annarita – don Antonio è stato vicino agli anziani e agli ammalati che visitava ogni settimana, coadiuvato anche dai Ministri straordinari della Comunione”.

“Non meno attento è stato don Antonio alla liturgia: seria e ordinata, un modo per comunicare Gesù Cristo. Promuovendo la creazione di un bel coretto di bambini”.

L’attenzione ai migranti e ai bisognosi è il carisma sacerdotale più evidente in don Antonio. Nel concreto don Antonio è stato fautore di una realtà di accoglienza per migranti suddivisa in tre poli:

  • il Centro “San Giulio” a Terzo Cavone, ottenuto trasformando i locali parrocchiali in appartamenti: quello che solo successivamente Papa Francesco avrebbe iniziato a incoraggiare ai sacerdoti
  • Casa Betania di Serra Marina, realizzata con i fondi dell’ottoxmille, luogo di accoglienza e rinascita per i migranti, spesso vittime del caporalato;
  • tre appartamenti ottenuti grazie a un progetto della Fondazione “Città della Pace per i Bambini – Basilicata”, con il coinvolgimento di due imprenditori locali.
Con il premio Nobel per la pace Betty William all’ inaugurazione delle case della Fondazione “Città della Pace per i Bambini – Basilicata”

Grazie al programma europeo dei corridoi umanitari sono giunte due famiglie.

“Affiancando don Antonio in un progetto di accoglienza delle mamme con bambini, ho colto le grandi difficoltà che sopportano gli stranieri”, testimonia Viviana Di Maggio. “Di quei bambini non puoi non innamorarti: tuttora li sentiamo, li supportiamo a distanza. E anche loro sono rimasti profondamente legati a Don Antonio che ha partecipato alla celebrazione della prima comunione di uno di loro a Grassano assieme a me e all’altra collaboratrice”.

Con Gift…una delle prime bimbe nigeriane accolte

Ma non solo l’attenzione ai lontani, anche “la capacità di condividere le difficoltà della sua gente è un tratto distintivo di don Antonio. Per questo è richiesta un’umanità grandissima e un amore per Cristo di cui noi siamo incapaci: ci lascia sconcertati – commenta una scanzanese –. Gli ultimi della terra è come se gli appartenessero personalmente”.

Ecco “l’impegno fervoroso nella Caritas, ma anche al di fuori di essa intesa come ‘ente’ ma incontrando e visitando personalmente le famiglie meno abbienti che, per il giusto riserbo per la loro condizione, non si recavano presso la sede”.

Ma anche l’attenzione per i lavoratori del posto che con tanta fatica cercavano di costruire qualcosa di buono e di concreto: per loro don Antonio “inventò” la Sagra della Fragola passata alla storia, tra l’altro, per la torta di fragole più lunga al mondo.

Sagra della Fragola 2024

E don Antonio, oltre a lottare contro l’omertà, sforzarsi di formare le coscienze e di essere fautore un’economia equa e solidale, si lascia “inquietare” anche dalle esigenze di chi non è vicino, com’è stato per la Missione pro Ucraina (gennaio 2026), a cui il don che oggi traguarda i 25 anni di sacerdozio ha contribuito portando personalmente in Romagna, donde partivano i TIR, derrate di agrumi del metapontino.

Atteggiamenti che, nel tempo, sono stati in grado di dargli credito, di renderlo una persona stimata, credibile e degna di collaborazione. Ecco, anche, la nomina di don Antonio tra i responsabili, e poi direttore, della Caritas diocesana e, gli incarichi tuttora in vigore di responsabile della pastorale dei migranti e della pastorale Sociale e per il Lavoro.

“Quanti ricordi ai nostri anni giovanili! Don Antonio era preoccupato di farci render conto della realtà che viveva attorno a noi, tra cui la vita diocesana: partecipavamo alle messe crismali, ai convegni, alle ordinazioni presbiterali e siamo stati a due GMG (in Spagna e Polonia). Per non parlare dei musical – su Papa Wojtyla, San Paolo, Padre Pio! – un modo per fare innamorare i ragazzi dei nostri fratelli maggiori nella fede e dei campi scuola – uno in Trentino!”.

Musical su Karol Woytila (anno 2010)

“Avevo finito di studiare a Bari quando don Antonio è stato nominato parroco di Scanzano, testimonia ancora Viviana: per dieci anni ho seguito il gruppo giovani parrocchiale: aiutare i giovani è stata sempre una sua priorità. Il gruppo serviva anche a tenerli fuori da tanti pericoli della nostra società. Un’attività che rappresentava occasione di crescita anche per noi educatori. Don Antonio ci lasciava carta bianca, supervisionava il nostro operato e ci spalleggiava”.

Non mancavano accanto a don Antonio i seminaristi in tirocinio o i giovani sacerdoti, esempi vocazionali tra i giovani. Tra tutti don Nino Martino, che ha instaurato con don Antonio un bel rapporto di fraternità sacerdotale e di collaborazione nella carità. Tra i giovani di allora c’era Alberto Delli Veneri, oggi anche lui don, che indubbiamente, con la sua testimonianza, don Antonio ha ispirato nella sua scelta di vita. ma anche un’altra vocazione alla vita sacerdotale è germinata nella comunità guidata da don Antonio: Emanuele Regina.

Non stupisce considerare allora che don Antonio è stato Direttore della Pastorale vocazionale, compito che da alcuni giorni ha ereditato proprio don Alberto, assieme a quello di incaricato per la pastorale giovanile.

“Abbiamo dovuto accettare, così come lui ha accettato rispondendo nuovamente ‘sì’ – ancora la testimonianza di Annarita Ferrara –, il suo andar via per una missione più grande: la formazione dei seminaristi. Siamo stati tristi ma consapevoli che la sua vita è fare la volontà del Signore, come ci ha sempre detto in varie occasioni”.

Come con i giovani della sua parrocchia, anche con i ragazzi in seminario, il metodo di don Antonio è quello di promuovere l’assunzione di responsabilità.

Ma se parliamo di vocazioni non possiamo omettere di parlare della vocazione di don Antonio che affonda le sue radici nella comunità di Grottole, dov’era parroco don Arcangelo Rotunno (1963-2000): l’umiltà, la bontà, la disponibilità, la semplicità di cuore sono doti che i grottolesi riconoscono in entrambi. In particolare, il grottolese novello sacerdote Domenico Pepe dice di condividere con don Antonio lo stesso “padre nella vocazione” e aggiunge: “Credo che don Arcangelo oggi avrebbe rinnovato la sua dimostrazione d’affetto nei confronti di don Antonio”.

Celebrazione della festa del mare (15 agosto)

“Don Antonio è uomo di ascolto, attento alle persone, completo”, riferisce ancora don Michele La Rocca.

“La cosa che colpì quando conobbi don Antonio fu il suo volto, dal quale traspariva sincerità; con il tempo, non solo questo mi è stato confermato ma ho scoperto il suo amore, la sua piena disponibilità per gli altri, frutti questi di un Amore pieno per Gesù; soprattutto, ho avuto modo di scoprire la sua grande saggezza mostrata nel sapersi confrontare, nel mettersi in discussione, nel modo di porsi con chiunque. So soltanto di essere grata al buon Dio di aver donato a me e a tutta la comunità di Scanzano un ‘pastore’ che ci ha guidato, sostenuto, educato, formato e compreso con Amore paterno e fraterno”.

“Essendo quasi coetanei, per me don Antonio è anche un amico importante, che mi ha accompagnato anche in momenti privati non sempre facili e continua ad essere una parte fondamentale della mia vita”.

Auguri, don Antonio, per tanti anni ancora di vita pastorale, il tuo ministero tra e per i giovani possa portare sempre buoni frutti. 

In dialogo con te tutti possano trovare pace e consolazione, possa ciascuno scoprire la bellezza di seguire Cristo.

Grazie don Antonio, non finirò mai di sostenerti con la preghiera.

Buon anniversario don Antonio! Ad multos annos!

Don Antonio ringrazierà il Signore, autore di ogni vocazione, per questo traguardo significativo sabato 12 settembre p.v. ore 19:00 nella chiesa madre di Grottole.

La storia di don Glauco e don Antonio P. ci ricordano concretamente quanto sia vitale la presenza dei sacerdoti nelle nostre comunità, specialmente nei piccoli centri della Basilicata. I nostri parroci sono spesso sentinelle di speranza, assistenti sociali dello spirito, instancabili costruttori di comunità.

Garantire a pastori come loro la possibilità di operare sul territorio e mantenere vive e aperte le nostre parrocchie, mostrare la presenza di una chiesa prossima all’uomo di oggi e adoperarsi per gli ultimi è possibile grazie a un gesto semplice e gratuito: la firma per l’Otto per mille alla Chiesa Cattolica.

Sottoscrivere l’Otto per mille non costa nulla, ma si traduce direttamente in azioni concrete: tutela la manutenzione delle nostre splendide ma fragili chiese e finanzia progetti caritativi a supporto degli ultimi, come quelli di cui don Antonio si è reso attuatore, sostiene i sacerdoti che nella semplicità si fanno prossimi al popolo di Dio loro affidato, come don Glauco,  e “perdono la propria vita” per il Vangelo.

Firmare significa permettere alle parrocchie di rimanere “case tra le case”, luoghi di ristoro e di accoglienza per chiunque ne abbia bisogno. Sosteniamo chi ci sostiene ogni giorno.

Possono sostenere la Chiesa con l’8xmille tutte le persone che hanno un reddito di lavoro dipendente o una pensione, o altro e, per questo, pagano allo Stato italiano un’imposta, che si chiama IRPEF e dal quale lo Stato Italiano preleva l’8xmille.

Ci sono diversi modi per presentare la dichiarazione dei redditi e alcune persone non sono obbligate a presentarla. Ma lo Stato garantisce a tutti di poter indicare a chi far gestire le risorse dell’8xmille. Nel nostro caso, alla Chiesa cattolica.

Come si firma, caso per caso, è indicato nella esemplificazione riportata nel seguente link:

Come Firmare

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