Editoriale. Il Vangelo sine glossa di Francesco e la spiritualità semplice di Gerardo Maiella

Due anniversari importanti ci ricordano queste giornate.

Ieri eravamo riuniti in assemblea diocesana: siamo ormai rientrati nel vivo delle nostre giornate dopo la pausa estiva, che non è altro che un ricordo, speriamo portatore di buoni frutti. E oggi festeggiamo il patrono d’Italia in un anniversario solenne: l’ottocentenario del suo transito. Tra qualche giorno, inoltre, la nostra Diocesi partirà pellegrina per i luoghi che hanno dato i natali al patrono della Basilicata, san Gerardo da Muro Lucano, di cui si ricordano i 300 anni dalla nascita.

La rivoluzione di Francesco, “alter Christus”

Veglie ad Assisi — dove sulla nuda terra si fece accogliere dalla sorella morte —, nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, nei conventi francescani e nelle nostre parrocchie: la rivoluzione di Francesco sta tutta in quel Vangelo vissuto sine glossa, risposta capace di dissetare le nostre aridità e farmaco a rilascio prolungato per le fragilità del nostro tempo. Una medicina di cui la Chiesa aveva un bisogno estremo allora, e ne ha altrettanto oggi.

Aldo Cazzullo ha notato come Francesco abbia regalato al mondo «non solo una spiritualità, ma un nome proprio che è diventato sinonimo universale di fratellanza e pace». Quanti seguaci, quante vite trasformate da quella spogliazione radicale! E colpisce vedere come oggi tanti ragazzi usino chiamarsi spontaneamente tra loro «fra’»: un bisogno inconsapevole di fraternità che travalica le strategie pastorali e le consuetudini ecclesiali; un’intuizione che già il Vangelo custodiva duemila anni fa. Il nostro compito è aiutare questi giovani a scorgere il valore sacro di quel legame: la fraternità universale non è che il riflesso dell’essere tutti figli dello stesso Padre misericordioso.

E che dire della cura per la casa comune, urgenza primaria dei nostri giorni, o della gioia limpida che vibra nel Cantico delle Creature — composto da Francesco quando era ormai quasi cieco, capace di lodare Dio nelle tribolazioni oltre che nelle consolazioni? Un’armonia viva, riecheggiata nei canti a lui dedicati e nell’entusiasmo che lo scorso 11 luglio ha riempito Piazza Vittorio Veneto a Matera, trasformata nel palcoscenico del musical Forza venite gente, capace di radunare e commuovere centinaia di fedeli attorno all’ardore del Poverello.

Due comunità conventuali si ispirano alla sua regola nella nostra Diocesi: i Frati Minori a Matera e i Cappuccini a Montescaglioso. Questo ci fa cogliere l’occasione per guardare – ahinoi – alla proliferazione storica di tante diverse famiglie francescane, troppe. Se Francesco ha interpretato con la sua vita il Vangelo e il desiderio di Cristo, espresso nell’ultima cena, era Ut unum sint, l’eredità spirituale del Santo doveva essere quella di un’unità perfetta. È anche questo un monito per l’oggi della Chiesa. Ma la letizia di Francesco non si riduce al solo entusiasmo o alla banale dolcezza: come ricordava Francesco a frate Leone, la perfetta letizia è conformarsi pienamente a Cristo Crocifisso, di cui le stimmate furono il sigillo visibile.

Siamo sempre in tempo ad approfondire la sua figura, attingendo al volume di Cazzullo o alla rigorosa biografia storica di Alessandro Barbero (San Francesco). Con questo medesimo desiderio di riscoperta, la parrocchia di Cristo Re, insieme alla rettoria di San Francesco d’Assisi, e, inoltre, l’oratorio ANSPI Santa Famiglia, propongono due pellegrinaggi alla tomba del Santo dall’11 al 13 dicembre prossimi.

San Gerardo Maiella

Accanto a Francesco, la nostra terra lucana sta vivendo un tricentenario intimo e fecondo: i 300 anni dalla nascita di san Gerardo Maiella (1726-2026), originario di Muro Lucano e patrono della nostra regione e in particolare, per decreto di san Giovanni Paolo II, dei giovani di Basilicata. Le tre rappresentazioni che lo scorso marzo ne hanno rievocato la vita ci hanno restituito il profilo non solo di un religioso umile e orante, ma anche di un ingegnoso animatore, musicista e cartapestaio.

Gerardo insegna a noi tutti, spesso disorientati da modelli effimeri, che la vera grandezza germoglia nella semplicità quotidiana e nell’abbandono fiducioso alla Provvidenza. La santità non richiede gesti titanici: può manifestarsi come un semplice fazzoletto di carità lasciato cadere al momento opportuno, destinato a portare frutto a suo tempo. È il miracolo del fazzoletto.

Proprio per mettersi in ascolto di questa testimonianza, l’Ufficio diocesano per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese propone per il prossimo 24 ottobre una giornata di pellegrinaggio nei luoghi natii di san Gerardo: un’occasione preziosa per accostarsi alla sua spiritualità e trarne rinnovato vigore interiore.

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