Tra le associazioni che hanno affrontato in maniera approfondita questa tematica è da segnalare quella del Lions International nel convegno sul tema “Cura dell’ambiente. L’acqua bene prezioso e dono per chi soffre la sete” svolto a Potenza nei giorni scorsi a cura dei Lions Club locali
Questo titolo nasce dall’esame di una situazione attuale che vede gli abitanti delle aree più ricche del pianeta mostrare nei confronti dell’ambiente comportamenti che avrebbero fatto impallidire addirittura San Francesco che definì la natura che ci circonda con termini del tipo “madre terra”, “fratello sole” e “sorella acqua” volendo così sottolineare il legame profondo esistente tra l’uomo – beneficiario – e il Creato.
Si osserva, ormai, in maniera eclatante una pressione antropica sulla Terra addirittura asfissiante e mortifera tale da creare un forzato addomesticamento che sta producendo sempre più spesso disastri ecologici a volte irreparabili. L’uomo, provando a perseguire obiettivi che migliorino il tenore di vita e la lunghezza della sua esistenza, con i guasti prodotti sulla natura, sta scompaginando le stagioni. modificando gli habitat, producendo effetti evidenti sul clima e quindi sugli elementi naturali come aria, acqua, terra e i suoi coabitanti flora e fauna.
Si osserva sempre più che la natura da madre paziente e premurosa, qual è stata verso i suoi abitanti, ora – che mostra i segni del tempo e dello scempio procuratole soprattutto dalla specie umana – non riceve le necessarie cure e la protezione che le si dovrebbe se effettivamente l’uomo ne riconoscesse la grandiosità e la magnificenza.
Ciò è ancora più vero, e per certi versi incomprensibile, proprio in quelle aree del mondo dove la natura è stata più munifica e, di conseguenza, dovrebbe essere ricompensata con comportamenti più virtuosi, ed invece prosegue lo sfruttamento del suolo e del sottosuolo, la produzione di inquinamento atmosferico, idrico e terrestre.
La temperatura sulla terra mostra chiari segni di una crescita al momento irreversibile, se non si frena la produzione dei gas serra, che determinano la presenza di una cappa di umidità che arriva addirittura a mettere in pericolo le calotte artiche ed i grandi ghiacciai.
Il livello degli oceani s’innalza e con esso il rischio che tante aree possano andare nel breve sott’acqua, facendo sparire paesaggi incantevoli, obbligando così popolazioni già segnate dalla miseria ad emigrare verso zone del pianeta che garantiscono la loro sopravvivenza.
Stranamente, questa massa di vapore acqueo prodotto da un’evaporazione sensazionale delle acque terrestri non si traduce, come si potrebbe immaginare, in precipitazioni che aumentino la disponibilità di acqua sia potabile che per gli usi agricoli e industriali. Le piogge, per esempio, anche alle latitudini dove in passato non esistevano le condizioni climatiche proprie di quelle tropicali, hanno acquisito le caratteristiche monsoniche per quantità e violenza. Il risultato è che anche laddove l’acqua sembrava inesauribile si osservano fenomeni di penuria aggravata da una scarsa qualità della manutenzione degli impianti di raccolta e distribuzione. Un vero disastro cui si aggiunge la contemporanea crescita delle aree terrestri desertificate per una siccità permanente, che è causa di fughe di massa da parte di quelle popolazioni che vedono il loro futuro precluso.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva stabilito, in un Patto del 1966 tra i Paesi più ricchi della Terra ed i più poveri, che acqua e cibo venissero considerati diritti umani e per questo garantiti almeno per 40 litri di acqua pro capite, limite minimo per lo sradicamento di fame, malnutrizione e sete. Papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì“, salita agli onore della cronaca per la forza con cui denunciava le disuguaglianze esistenti in fatto di diritto al cibo ed all’acqua, fece intendere ai governanti dei Paesi più ricchi che non saremmo stati mai solidali e giusti se nelle decisioni future non ci fosse stata l’equiparazione di più di due miliardi di persone agli standard della popolazione più ricca.
Infatti, al n. 51 della Laudato sì, si legge: “L’inequità non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un’etica delle relazioni internazionali. C’è infatti un vero “debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico, come pure all’uso sproporzionato delle risorse naturali compiuto storicamente da alcuni Paesi”.



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