
(Matera, Parrocchia San Giuseppe Artigiano, 20/01/2026)
Presentato durante l’Assemblea diocesana di ottobre, il metodo della “Conversazione nello Spirito” è stato scelto per orientare le scelte delle nostre comunità, consegnandosi all’azione dello Spirito Santo e andando oltre i particolarismi personali. Una via per essere sempre più Chiesa missionaria, riconosciuta come possibile e positiva prassi operativa al termine dei quattro anni di cammino sinodale della Chiesa italiana.
La prassi del metodo
Due sono gli atteggiamenti fondamentali nella Conversazione nello Spirito:
- ascoltare attivamente
- parlare con il cuore.
Il metodo parte dall’ascolto di un passo della Scrittura, meditato in un tempo di preghiera personale che può variare dai 30 minuti all’ora, alla presenza dello Spirito Santo, invocato prima di iniziare.
Segue la suddivisione in gruppi. Un facilitatore richiama i passaggi costitutivi del metodo e avvia il lavoro con un momento di preghiera; accanto a lui un segretario, che prende nota, e un volontario con una clessidra, che richiama a non superare i tre minuti di intervento. Un ulteriore momento di ascolto attivo quello in cui ognuno fa risuonare in sé la risonanza dell’altro; il tempo di silenzio non serve a preparare ciò che dirò, ma ad accogliere, in clima di preghiera e con concentrazione, quanto condividono gli altri, verificando ciò che in me suscita una particolare intuizione o rivelazione. Questo il primo giro, seguito da un tempo di silenzio e poi da un secondo turno.
Nel secondo giro i partecipanti condividono un aspetto che li interpella positivamente – non è possibile dire: “Non sono d’accordo con quanto hai detto tu” – rispetto a quanto emerso nel primo turno. È il momento in cui il gruppo riconosce gli elementi ricorrenti. Qui i segni dell’azione dello Spirito Santo cominciano a manifestarsi e la conversazione diventa esperienza di discernimento condiviso.
Il terzo turno, dopo un ulteriore momento di silenzio, prevede la condivisione di ciò che è emerso dall’ascolto precedente: una sintesi ulteriore, in cui si riconoscono le modalità con cui lo Spirito Santo ha operato nel gruppo. Una preghiera di ringraziamento può concludere la conversazione.
Infine, si ritorna in plenaria, dove un referente per ogni gruppo riporta la sintesi del lavoro.

(Ferrandina, Parrocchia San Giovanni Battista, 03/02/2026)
Suddivisi in zone pastorali per una prima sperimentazione
Il brano scelto in tutti e tre gli incontri è stato il capitolo 12 della Prima lettera ai Corinzi (“Molte membra, un solo corpo”, 1 Cor 12, 4-31), testo che richiama la varietà dei carismi (“molti doni”) come ricchezza per la comunità e frutto di un solo Spirito e la corresponsabilità.
Un centinaio i laici presenti, molti dei quali membri dei consigli pastorali parrocchiali, insieme ai parroci delle parrocchie di ciascuna forania.
Tutte e tre le volte è stato presente l’arcivescovo per introdurre all’applicazione del metodo, da vivere in piccoli gruppi, e ha espresso apprezzamento per la numerosa partecipazione.
Mons. Ambarus nel suo discorso introduttivo, ha posto in particolare l’accento proprio sulla corresponsabilità: se la Conversazione nello Spirito è il metodo proposto alla nostra Chiesa per quest’anno pastorale, la conversione verso la corresponsabilità e una rivisitazione delle nostre relazioni, perché diventino sempre e comunque relazioni sane e sananti, sono i contenuti del cammino di quest’anno.
A Matera, nel salone “Card. Fagiolo” della Parrocchia di San Giuseppe Artigiano, l’assemblea si è suddivisa in cinque gruppi più grandi; a Metaponto, nella Parrocchia di San Leone Magno, e a Ferrandina, nella Parrocchia di San Giovanni Battista, i gruppi sono stati rispettivamente tredici e otto. Possiamo dire che il metodo è in fase di “test”.
Zona Mare: desiderio di servizio e di annuncio. La “ferita” della corresponsabilità
Dalla condivisione è emerso un comune desiderio di servizio, di donazione di sé per gli altri, mettendo sempre meglio a frutto i carismi ricevuti dal Signore. È emerso anche il bisogno non tanto di una “pastorale della seduzione”, come ha sintetizzato l’arcivescovo, quanto di una pastorale dell’annuncio, dell’essere lievito che fa fermentare la pasta.
La corresponsabilità – un’altra immagine consegnata dall’arcivescovo – è come il frutto di una ferita aperta che il Signore crea nella nostra persona quando passa in ognuno di noi e che condiziona i nostri movimenti nella vita pastorale, sia come presbiteri sia come fedeli laici, rendendoci capaci di contribuire alla crescita del Regno di Dio in mezzo a noi.


Zona Collina: vivo il desiderio di bene per la Chiesa
“È vivo il desiderio di bene per la Chiesa, ognuno per il ruolo che già ha in parrocchia, e di fare più comunità, anche se allo stesso tempo c’è la consapevolezza che non sempre si riesce”, riporta don Egidio Musillo, vicario della Zona Collina. “C’è anche la consapevolezza che sia lo Spirito Santo a guidare ognuno di noi e che sia necessario donare maggiore attenzione alle membra più fragili perché – ancora don Egidio – sono in realtà le più necessarie”.


La fatica della sintesi
Il metodo della “Conversazione nello Spirito” è stato sperimentato e migliorato di volta in volta: dalla numerosità dei gruppi alle modalità di restituzione del lavoro – con una breve sintesi nell’incontro della zona Mare a Metaponto e con tre parole chiave per gruppo a Ferrandina.
Per alcuni partecipanti si è trattato di una novità; per altri, di un metodo già sperimentato e apprezzato. In ogni caso, i tre incontri hanno rappresentato il seguito concreto di quanto prospettato nell’Assemblea diocesana dell’8 novembre scorso alla Casa di spiritualità Sant’Anna.
Gli incontri sono stati il luogo per applicare il metodo con i collaboratori più stretti dei parroci, perché poi fossero loro a contribuire attivamente a diffonderlo nelle diverse realtà di appartenenza.
Auspicava l’arcivescovo nell’Assemblea diocesana di ottobre scorso: “Sarebbe molto bello se questo metodo, quest’anno, diventasse lo stile degli incontri con i collaboratori parrocchiali, con i genitori dei ragazzi del catechismo, con gli adulti che si preparano ai sacramenti”.

(Metaponto, Parrocchia San Leone Magno, 27/01/2026)

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