
L’ascolto intuitivo dei bisogni della sua comunità, soprattutto dei poveri e dei giovani, unito a una cura costante per la preghiera e per il bello come via privilegiata verso Dio, sintetizza il ministero poliedrico di don Giuseppe, 60 anni di vita e 34 di sacerdozio.
È nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta della sua Albano di Lucania che il giovane diacono Pino viene ordinato presbitero, il 30 aprile 1991, all’indomani della visita di San Giovanni Paolo II in terra lucana.
Cirigliano la sua prima “vigna” pastorale, dove il ricordo del suo apostolato è ancora vivo.
A Campomaggiore: la fondazione della Casa-famiglia “Lo Scoiattolo”
Nel 1996, don Giuseppe arriva a Campomaggiore, dove il suo impegno si dispiega con maggiore intensità. In collaborazione con don Mimmo Pugliese, fonda la Casa-famiglia “Lo Scoiattolo”, un centro di prima accoglienza per minori profughi dall’Africa e da zone di guerra, che nel prossimo aprile traguarderà la maggiore età – 18 anni di attività – e rappresenta un segno tangibile del suo passaggio in questo piccolo centro.
Utilizzando una struttura comunale, crea un ambiente dignitoso, offrendo tetto, cibo e assistenza.

Con l’aumento dei flussi migratori, don Giuseppe Diperna intensifica il suo impegno: seguendo l’esempio del predecessore don Giuseppe Filardi, diventa voce degli ultimi, creando una rete di supporto e lasciando un segno indelebile in una comunità umile.
Una bella figura – ancora le parole di don Peppe Abbate –
che vive il sacerdozio in pienezza e tutto quello che fa lo fa per il Signore.
Vocazione missionaria a km zero
“Ha un grande spirito missionario – afferma sempre don Giuseppe Abbate di Campomaggiore –: avrebbe voluto partire per le missioni, ma le ha vissute pienamente restando in Diocesi”.
Non manca la sua sensibilità liturgica: a Campomaggiore, ristruttura la chiesa parrocchiale adeguandola alle norme scaturite dal Concilio Vaticano II. Inoltre, organizza missioni popolari, come quelle con le Suore del Divino Zelo nel 1997, proprio in occasione dell’ordinazione di don Peppe Abbate, che rafforzano la fede comunitaria.
La pastorale giovanile a San Mauro Forte
Nel 2004, il trasferimento a San Mauro Forte apre un capitolo di 19 anni ricco di relazioni umane.
Qui, don Giuseppe aggrega i giovani attraverso ritiri spirituali, incontri settimanali e spettacoli teatrali come la Passione o il Presepe vivente, offrendo alternative cristiane al “mondo”.
Il suo sguardo si estende oltre la parrocchia: collabora con la Casa-famiglia “San Francesco” di Ugento, accogliendo giovani tossicodipendenti e minori in campi estivi. “Quei volti sorridenti dei bambini che giungevano a San Mauro portavano gioia”, ricorda un parrocchiano, sottolineando come don Giuseppe sia “costruttore di bellezza in dimensioni affettive, spirituali, culturali e architettoniche”.


A San Mauro, i restauri di chiese, monumenti e beni culturali sono innumerevoli, grazie alla sua dedizione. La sua lungimiranza profetica si manifesta nell’accoglienza indiscriminata degli immigrati: “Diceva ‘sì’ dove altri avevano detto ‘no’ – testimonia Adriano Bruno –, perché dove c’è un uomo in bisogno, non possiamo voltarci dall’altra parte”. Questo esprime la sua fedeltà al vangelo e anticipa quella misericordia a cui, di lì a poco, Papa Francesco avrebbe sollecitato tutta la Chiesa e l’attenzione che la società ancora non aveva per questi temi”.
Mons. Caiazzo chiama don Giuseppe a diventare parroco a Irsina
Da febbraio 2024, don Giuseppe è parroco a Irsina nelle parrocchie della Concattedrale, San Francesco e Sant’Agostino. Tanta attesa per questo pastore che sarebbe giunto, preceduto da tanta buona fama, dalla Diocesi di Tricarico: don Giuseppe non delude le aspettative.

La sua umiltà, generosità e accoglienza conquistano i cuori dei vicini e dei lontani. Due bambine della scuola primaria ricordano la novena a Gesù Bambino nella chiesa di Sant’Agostino: “Don Giuseppe ci ha fatti sentire a casa, anche se quella non era la nostra parrocchia”. Alcune mamme più distanti dalla vita ecclesiale si riavvicinano grazie alla proposta di passare del tempo con i bambini ai campi estivi.
Uno degli altri aspetti che gli irsinesi tengono a sottolineare è l’attenzione alla formazione dei piccoli.
Vivere con i migranti: “Sono la mia famiglia”
A Irsina, don Giuseppe accoglie una trentina di extracomunitari da Asia e Africa nei locali di Sant’Agostino.
Questa generosità ha colpito gli irsinesi. Gestire culture, lingue e storie problematiche non è facile: richiede pazienza e, alle volte, la capacità di scendere anche a compromessi. Eppure, lui tutto questo lo fa con grande serenità.
Solo una fede incrollabile consente di mettere in pratica il principio evangelico: “Quello che fate al più piccolo, lo fate a me”. Un tipo di vita che don Pino vive da oltre 20 anni.
“Sono la mia famiglia: preparano la colazione, i pasti”, testimonia don Diperna a un’irsinese trapiantata in Svizzera che osserva come questa dimensione, d’altronde, equilibra e rende sana la vita di un sacerdote diocesano, evitando l’isolamento.
L’Importanza della preghiera e della collaborazione


“È un casinista, con mille cose da fare!”, ride una parrocchiana. Ma in tutto questo gran da fare, don Giuseppe non dimentica la dimensione della preghiera da vivere e far vivere: “Un mercoledì al mese ci invita a sostare davanti a Gesù Eucaristia: un momento di adorazione animato dalle Discepole di Gesù Eucaristico di Tricarico. E poi, ogni giovedì è giornata eucaristica. E che dire della notte di Natale? Non eravamo abituati alla veglia!”.
Guidare tre parrocchie non è facile, ma don Giuseppe è riuscito a creare una bella interazione con i sacerdoti irsinesi anziani che volentieri lo supportano.
Don Giuseppe ama fare le cose insieme agli altri: con don Peppe Calabrese, i sacerdoti di Tricarico, i laici, senza mai mancare alle iniziative diocesane. Lascia molto spazio agli altri e così non c’è mai stata possibilità di attriti o malumori.


La via pulchritudinis
Don Giuseppe ama la bellezza come accesso a Dio. Come già nelle sedi precedenti in cui ha provveduto all’adeguamento liturgico e a restauri, anche a Irsina ha preso a cuore gli spazi liturgici che ha trovato in stato di incuria. È per questo che cerca di utilizzare le offerte che giungono dai fedeli.
Un padre spirituale che conduce a Cristo
“Don Giuseppe di Perna è davvero una persona fantastica”, attesta ancora Adriano Bruno di San Mauro Forte: “È uomo di Dio. È un vero un sacerdote, capace di mostrare il sacro, di far incontrare Cristo. L’incontro con Cristo ha generato in me altri incontri di amore, uno su tutti quello con mia moglie e, adesso, con mio figlio. Grazie, don Giuseppe, cooperatore della Grazia di Dio, perché mi hai indicato chi guardare, chi non avrebbe mai tradito questo fuoco che mi brucia dentro: Gesù crocifisso. Mi hai permesso di assaporare il vero vino buono dell’esistenza. Il tuo sarà tra gli esempi che seguirò nel tentativo di essere il padre che ogni creatura di Dio meriterebbe, che mio figlio merita: il padre che tu sei stato per me. Grazie Dio per le meraviglie che compi in don Giuseppe”.

Non trattiene nulla per sé
La trasparenza economica è un altro pilastro del ministero di don Giuseppe: delega la gestione a parrocchiani, destinando tutto – incluse offerte per messe – alla comunità. “Non trattiene nulla per sé, e nemmeno per i migranti che ospita”, sottolinea una parrocchiana.
Don Giuseppe Diperna è un sacerdote che vive la missione salvifica della Chiesa, richiamando a conversione autentica. Il suo operato – dall’accoglienza ai restauri, dalla preghiera all’aggregazione – testimonia che il bello conduce a Dio e i poveri sono via privilegiata per incontrarlo.
Aiutare i sacerdoti con le offerte deducibili
Don Giuseppe Diperna è uno dei 31mila sacerdoti della Chiesa italiana che spendono la vita per Dio e i fratelli, muovendosi senza posa, mettendoci il cuore, “come una trottola”: così qualcuno dice di lui. Ognuno lo fa secondo il proprio carisma e le proprie forze; tanti si sforzano comunque di testimoniare il vangelo e portare speranza, “Uniti nel Dono” per aiutare il prossimo.


Anche noi possiamo contribuire a garantire un’esistenza dignitosa ai sacerdoti e sicurezza economica ai bisogni della Chiesa con le offerte deducibili e l’8xmille: i due pilastri su cui si regge l’attuale sistema di sostentamento del clero e delle opere, in primis quelle di carità, della Chiesa Cattolica. Tanto più considerando che in molti casi, come nel caso di don Giuseppe, i sacerdoti non trattengono per sé le offerte che i fedeli donano loro per la celebrazione dei sacramenti.
Sul sito www.unitineldono.it/ potrete leggere tante altre storie di solidarietà come quella di don Giuseppe, segno di misericordia tra la sua gente, esempio autenticamente evangelico.
Per tutto questo potete provvedere a una donazione con una delle seguenti modalità:
- Carta di credito direttamente sul sito www.unitineldono.it, oppure chiamando il numero verde 800 825 000;
- Bonifico bancario – IBAN: IT 33 A 03069 03206 100000011384 a favore dell’Istituto Centrale Sostentamento Clero, causale: “Erogazioni liberali art. 46 L.222/85”;
- Conto corrente postale n. 57803009.

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