Il licenziamento dei trentasette dipendenti (29 impiegati, 7 quadri, un dirigente) della società Invest Cloud Italy ci riporta a quel lontano marzo 1811 quando una moltitudine di operai assaltarono le filande e distrussero centinaia di telai meccanici presso la contea di Nottinghan. L’introduzione dei telai meccanici aveva prodotto una enormità di disoccupati che si erano rivoltati contro l’uso di questa automazione.
Oggi, invece, la società italiana di Marghera, succursale dell’americana InvestCloud ha deciso di lasciare a casa i 37 dipendenti con una semplice comunicazione a Federmeccanica e ai Sindacati metalmeccanici del Veneto perché ha deciso di puntare tutto a “massimizzare i benefici in termini di produttività e automazione”.
Stiamo parlando non di una società decotta e sull’orlo del fallimento ma di una impresa che è in crescita il cui bilancio ultimo del 2024 riporta un utile netto di 501.000 euro con un fatturato di 9.950.000 euro, praticamente un 53% in più rispetto al 2023. Inoltre questa società non licenzia professioni mature od obsolete ma ben 37 ingegneri con alte competenze e questo è un ulteriore elemento di preoccupazione.
Fino a qualche anno fa l’intelligenza artificiale espelleva lavoro ripetitivo, a bassa qualificazione e colpiva prevalentemente gli operai, adesso tocca al lavoro intellettuale e ad alta qualificazione. Quello di Marghera non è un caso isolato, forse lo è in Italia ancora per poco, ma ciò che sta avvenendo nei colossi del digitale americani fanno prevedere un futuro molto grigio. Block licenzia 4.000 persone, Amazon espelle 30.000 posizioni, le banche prevedono 200.000 licenziamenti. Desta preoccupazione l’allarme lanciato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano che prevede, entro il 2033, un impatto dell’intelligenza artificiale su 3,8 milioni di posti. E’ un fenomeno nuovo che, anche se largamente previsto, pone il legislatore e il sindacato di fronte a problemi mai prima affrontati.
Occorre subito, senza indugiare, arginare questa deriva e porre in atto nuove regolamentazioni che governino queste forme di turbo capitalismo senza regole. E’ interessante notare che mentre le aziende espellono forza lavoro, ancorché intellettuale, i mercati si “eccitano”, la borsa esulta al solo annuncio di Meta Platforms, la società di Mark Zuckerberg, di licenziare il 20% dei suoi 79.000 dipendenti. Ci avviamo verso l’anarchia, verso un’economia senza anima (se mai l’abbia avuta), si rischia un mondo del lavoro senza tutele con il lavoro che da diritto fondante di una comunità, di una nazione, viene considerato una semplice variabile di costo che si può comprimere come se fosse l’approvvigionamento di bulloni o di rondelle.
Siamo alla dittatura dell’algoritmo; l’umano è in pericolo, non lasciamo solo Papa Leone XIV il quale con la sua preannunciata prima enciclica mette in guardia da un mondo prigioniero di poche mani e della tecnologia. E’ un cambiamento d’epoca e in questa complessa modernità ancora una volta deve prevalere l’UMANO e non le criptovalute e i fatturati.
E mentre questo accade approda a Roma Peter Thiel il magnate americano padrone di Palantir la società del controllo planetario, il teorico della frammentazione geopolitica, dell’abolizione di ogni forma di regolamentazione, della sorveglianza globale in poche mani, che intende l’intelligenza artificiale come precursore dell’Anticristo. Come è facile immaginare un “mondo nuovo ci aspetta”, anche per il sindacato si apre una stagione nuova, inesplorata, ma con l’obbligo di esserci e di contare.


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