Fortunatus Nwachukwu, vescovo. L’inquietudine di Dio verso l’uomo deve non dar pace al vescovo

Riceviamo e pubblichiamo un interessante articolo-testimonianza di Franco Deramo nel 13° anniversario dell’Ordinazione Episcopale di mons. Fortunatus Nwachukwu. Domenica 6 gennaio 2013, in occasione della celebrazione della Santa Messa dell'Epifania del Signore, il Santo Padre Papa Benedetto XVI ordinava quattro nuovi vescovi tra cui mons. Nwachukwu.

Quattro nuovi Vescovi

Nella stessa celebrazione il Papa consacra Vescovo quattro sacerdoti.

Fra questi c’è Mons. FORTUNATUS NWACHUKWU.

Qualche tempo prima, per un mese, ero stato a casa sua, nelle capanne, nei boschi di Nthiga, vicino alla metropoli di Aba, in Nigeria.

Invitato alla celebrazione in San Pietro, accreditato come giornalista e fotoreporter, ebbi la fortuna di stare in postazione con grande visibilità, vicinissimo all’altare della Conciliazione, immerso in una liturgia solenne, maestosa, con canti partecipati e vibranti.

Nel seguito cercherò di leggere a modo mio, di “semplificare”, di “alleggerire” il meraviglioso discorso di Sua Santità Benedetto XVI, lungo, ma ben articolato.

Cosa è, cosa fa il Vescovo

Un’omelia straordinariamente bella di Papa Benedetto: dalla mangiatoia, ai pastori, ai magi, ai vescovi, al segno di una stella, agli angeli.

La Parola di Dio che parla ai nuovi Vescovi, successori degli Apostoli.

Un messaggio attuale, vivo che parla con la Parola proclamata in modo incisivo all’uomo d’oggi, che suscita e sostiene la fede di ogni incontro personale con Dio e con la sua “inquietudine” per ogni uomo.

Non una lezione solenne, ma un evento liturgico, vero servizio alla Parola, resa efficace.

Letta, riletta, meditata tante altre volte.

Quell’omelia, oggi, può essere anche letta come il saluto, l’addio di Papa Benedetto XVI.

Infatti, l’11 febbraio, a distanza di poco più di un mese, con grande sorpresa, avrebbe annunciato la rinuncia al suo mandato.

Nella celebrazione, con l’omelia, ritroviamo un’accorata “lezione” di chi è e sa che cosa deve essere e fare il Vescovo.
Non è invito, raccomandazione, sollecitazione, ma un ordine:
IL VESCOVO DEVE!
IL VESCOVO HA IL COMPITO DI…!

E’ il Papa che parla!

Ecco alcuni passaggi di seguito riportati:

Con i fedeli per indicare il cammino

Il nesso tra questa Ordinazione episcopale e il tema del pellegrinaggio dei popoli verso Gesù Cristo è evidente.

Il Vescovo ha il compito non solo di camminare in questo pellegrinaggio insieme con gli altri, ma di precedere e di indicare la strada.

E domandiamoci anche se, malgrado la differenza dei tempi e dei compiti, a partire da loro si possa intravedere qualcosa su che COSA SIA IL VESCOVO E SU COME EGLI DEBBA ADEMPIERE IL SUO COMPITO.

Gli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano, in ogni caso, uomini dal cuore inquieto.

Uomini spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo.

Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale forse considerevole.

Erano alla ricerca della realtà più grande.

Erano forse uomini dotti che avevano una grande conoscenza degli astri e probabilmente disponevano anche di una formazione filosofica.

Ma non volevano soltanto sapere tante cose.

Alla ricerca della persona umana

Volevano sapere soprattutto la cosa essenziale. Volevano sapere come si possa riuscire ad essere persona umana.

Ma con ciò giungiamo alla domanda: come dev’essere un uomo a cui si impongono le mani per l’Ordinazione episcopale nella Chiesa di Gesù Cristo?

Possiamo dire: egli DEVE soprattutto essere un uomo il cui interesse è rivolto verso Dio, perché solo allora egli si interessa veramente anche degli uomini.

Potremmo dirlo anche inversamente: un Vescovo dev’essere un uomo a cui gli uomini stanno a cuore, che è toccato dalle vicende degli uomini.

Inquietudine che non dà pace al Vescovo

Dev’essere un uomo per gli altri.

Ma può esserlo veramente soltanto se è un uomo conquistato da Dio, se per lui l’inquietudine verso Dio è diventata un’inquietudine per la sua creatura, l’uomo.

Come i Magi d’Oriente, anche un Vescovo non dev’essere uno che esercita solamente il suo mestiere e non vuole altro.

No, egli dev’esserepreso dall’inquietudine di Dio per gli uomini. DEVE per così dire, pensare e sentire insieme con Dio. Non è solo l’uomo ad avere in sé l’inquietudine costitutiva verso Dio, ma questa inquietudine è una partecipazione all’inquietudine di Dio per noi.

Poiché Dio è inquieto nei nostri confronti, Egli ci segue fin nella mangiatoia, fino alla Croce.
L’inquietudine dell’uomo verso Dio e, a partire da essa, l’inquietudine di Dio verso l’uomo devono non dar pace al Vescovo.

È questo che intendiamo quando diciamo che il Vescovo dev’essere soprattutto un uomo di fede. Perché la fede non è altro che “l’essere interiormente toccati da Dio, una condizione che ci conduce sulla via della vita.

La fede ci tira dentro uno stato in cui siamo presi dall’inquietudine di Dio e fa di noi dei pellegrini che interiormente sono in cammino verso il vero Re del mondo e verso la sua promessa di giustizia, di verità e di amore.

In questo pellegrinaggio, il Vescovo DEVE precedere, dev’essere colui che indica agli uomini la strada verso la fede, la speranza e l’amore.

Il pellegrinaggio interiore della fede verso Dio si svolge soprattutto nella preghiera.

Dalle false comodità alla preghiera

Sant’Agostino ha detto una volta che la preghiera, in ultima analisi, non sarebbe altro che l’attualizzazione e la radicalizzazione del nostro desiderio di Dio.

Al posto della parola “desiderio” potremmo mettere anche la parola “inquietudine” e dire che la preghiera vuole strapparci alla nostra falsa comodità, al nostro essere chiusi nelle realtà materiali, visibili e trasmetterci l’inquietudine verso Dio, rendendoci proprio così anche aperti e inquieti gli uni per gli altri. Il Vescovo, come pellegrino di Dio, dev’essere soprattutto un uomo che prega.

DEVE essere in un permanente contatto interiore con Dio; la sua anima dev’essere largamente aperta verso Dio. Le sue difficoltà e quelle degli altri, come anche le sue gioie e quelle degli altri le DEVE portare a Dio, e così, a modo suo, stabilire il contatto tra Dio e il mondo nella comunione con Cristo, affinché la luce di Cristo splenda nel mondo.

«La ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente».

«Il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti è oggi particolarmente pressante per un Vescovo».

Egli dev’essere valoroso.

E tale valore o fortezza non consiste nel colpire con violenza, nell’aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti. Il coraggio di restare fermamente con la verità è inevitabilmente richiesto a coloro che il Signore manda come agnelli in mezzo ai lupi.

“Chi teme il Signore non ha paura di nulla”, dice il Siracide (34,16). ll timore di Dio libera dal timore degli uomini. Rende liberi!

Risplendere come astri nel mondo

«Anche i successori degli Apostoli devono attendersi di essere ripetutamente percossi, in maniera moderna, se non cessano di annunciare in modo udibile e comprensibile il Vangelo di Gesù Cristo. E allora possono essere lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per Lui».

L’approvazione delle opinioni dominanti, però, non è il criterio a cui ci sottomettiamo. Il criterio è Lui stesso: il Signore. Se difendiamo la sua causa, conquisteremo, grazie a Dio, sempre di nuovo persone per la via del Vangelo.

I santi sono le vere costellazioni di Dio, che illuminano le notti di questo mondo e ci guidano.

San Paolo, nella Lettera ai Filippesi, ha detto ai suoi fedeli che devono risplendere come astri nel mondo (cfr 2,15). Cari amici, ciò riguarda anche noi.

Cari amici, ciò riguarda noi ma riguarda soprattutto voi che, in quest’ora, sarete ordinati Vescovi della Chiesa di Gesù Cristo.

Se vivrete con Cristo, a Lui nuovamente legati nel Sacramento, allora anche voi diventerete sapienti.

Allora diventerete astri che precedono gli uomini e indicano loro la via giusta della vita.

L’inquietudine di Dio per l’uomo

In quest’ora noi tutti qui preghiamo per voi, affinché il Signore vi ricolmi con la luce della fede e dell’amore.

Affinché quell’inquietudine di Dio per l’uomo vi tocchi, perché tutti sperimentino la sua vicinanza e ricevano il dono della sua gioia.

Preghiamo per voi, affinché il Signore vi doni sempre il coraggio e l’umiltà della fede.

Preghiamo Maria che ha mostrato ai Magi il nuovo Re del mondo (Mt 2,11), affinché ella, quale Madre amorevole, mostri Gesù Cristo anche a voi e vi aiuti ad essere indicatori della strada che porta a Lui.

Amen.

La spiritualità di Papa Benedetto XVI

E’ ben nota la profonda cultura e spiritualità di Papa Benedetto XVI , mente teologica e filosofica acutissima, capace di integrare fede e ragione.

Si esprimeva con un linguaggio simbolico ricco da cui traspariva la grande e intima relazione con Dio, vissuta nella preghiera e nel servizio alla Chiesa (Operaio nella vigna del Signore! Così si autodefinì). Sempre con umiltà, ma con un forte richiamo al cuore dell’uomo per aiutarlo a riscoprire il senso del divino affrontando la complessità delle sfide della modernità.

Mons. Fortunatus non ha mai nascosto la gioia e la gratitudine per il “privilegio” a lui concesso per la consacrazione episcopale ricevuta direttamente dalle mani del Santo Padre Benedetto XVI. Così come del servizio reso alla Santa Chiesa a Roma e nel mondo come Nunzio Apostolico.

La sua inquietudine, vera “inquietudine del cuore”, ritorna.

Nella preghiera trova riferimento e compimento in Sant’Agostino perché: “Ci hai fatti per Te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te.”

In Nigeria e in missione

Altre volte ho narrato delle esperienze fatte con Mons. Fortunatus visitando i suoi luoghi del cuore, degli studi e della missione, in Nigeria, in Nicaragua, a Ginevra, rileggendo e presentando anche i libri scritti da lui.

Oggi, 6 gennaio 2025, ricorre il 13° anniversario della sua Ordinazione Episcopale.

Rivivo tutti quei momenti di Grazia e avverto la grande responsabilità che Papa Francesco gli ha affidato, chiamandolo a Roma per ricoprire l’incarico di Segretario del Primo Dicastero, Sezione per la Prima Evangelizzazione e le Nuove Chiese Particolari, il cui Prefetto è il Papa stesso, retto dal pro-Prefetto, il Cardinale Louis Antonio Tagle.

Per Mons. Fortunatus, oggi, porgendogli gli auguri più affettuosi, chiedo a quanti leggeranno pazientemente questo articolo, una preghiera particolare, con l’augurio che possa essere sempre pervaso da santa inquietudine per Dio e per l’uomo!

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