Giubileo. Chiusa il 6 gennaio l’ultima porta santa a San Pietro in Vaticano. Ma “il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi”

Tremila fedeli in Piazza San Pietro martedì 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore, nonostante il clima rigido, in attesa febbrile dell’ultimo atto di questo Giubileo che ha registrato 33 milioni di presenze, oltre le aspettative. Tra tutti, anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura.

Martedì 6 gennaio ore 9:41, solennità dell’Epifania del Signore. Dopo la chiusura delle porte sante di Rebibbia (21 dicembre) e delle altre tre basiliche romane (Santa Maria Maggiore il 25 dicembre, San Giovanni in Laterano il 27 dicembre, San Paolo fuori le Mura il 28 dicembre), viene chiusa la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano. Tremila i fedeli presenti in loco e 2,5 milioni collegati tramite le emittenti televisive sul circuito nazionale oltre quelli su circuito internazionale non ancora noti.

Un Giubileo particolare quello che termina oggi, 6 gennaio 2026: il secondo della storia, dopo quello del 1700 con i Papi Innocenzo XII e Clemente XI, a essere presieduto da due papi, Francesco e Leone.

33 milioni i pellegrini che hanno attraversato la Porta santa in questi dodici mesi, “ben oltre le previsioni: un popolo in cammino fra preghiera e desiderio di conversione”, le parole della Sala Stampa Vaticana.

37 i grandi eventi che hanno spaziato dal Giubileo dei poveri a quello dei governanti da quello delle corali a quello dei detenuti. Giubileo degli adolescenti e dei giovani, dei detenuti, delle corali alcuni dei momenti che la nostra Diocesi ha vissuto a Roma oltre il pellegrinaggio giubilare diocesano dall’1 al 3 maggio.

Il Signore è stato buono con noi, generoso con la sua grazia, non ha negato la sua presenza.
E’ stato un anno ricco perché al primo posto mettiamo la gratitudine e la riconoscenza per la volontà e la fedeltà del Signore.

sono le parole di mons. Benoni nell’omelia della celebrazione di chiusura dell’anno giubilare in Diocesi lo scorso 28 dicembre. Questo è indubbio, ma è anche tempo di un bilancio nel cuore di ognuno di noi ora: come abbiamo vissuto questo kairos? Come l’Anno santo ci ha aperto il cuore e ci ha interpellati per essere segno di speranza?

Cosa rimarrà di questo Anno santo?

Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, osserva che “se fra qualche anno qualcuno facesse un flashback e si chiedesse qual è la cosa più importante accaduta nel 2025, non credo che direbbe il Giubileo: direbbe la morte di Papa Francesco e, ovviamente, conseguentemente, il conclave e l’elezione di Leone XIV. Questo duplice evento si è come ‘mangiato’ il Giubileo”. Il Giubileo – riferisce ancora Gisotti – poi, “si è rimesso in marcia con il Giubileo dei giovani, con la canonizzazione di Carlo Acutis e di Pier Giorgio Frassati”.

Lasciamo la parola proprio a Gisotti, alla vaticanista RAI Vania De Luca e a mons. Rino Fisichella, pro-prefetto della sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo del Dicastero per l’evangelizzazione che ci lasciano dal loro osservatorio delle immagini capaci di compendiare l’anno santo appena concluso.

La chiusura del Giubileo nelle parole del papa

Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi.

Così il papa innanzi alla Porta santa e poi il gesto simbolico della chiusura. Migliaia

La porta santa verrà riaperta in occasione del prossimo Giubileo nel 2033, a duemila anni dalla morte di Cristo.

Il Papa ha definito nell’omelia il Giubileo un cammino per “ricercare la via della vita alla luce della Parola” e ha invitato i presenti a interrogarsi:

C’è vita nella nostra Chiesa? Non basta custodire luoghi sacri come monumenti; essi devono diffondere “il profumo della vita”, essere spazi in cui la fede si traduce in gesti concreti di carità, accoglienza e misericordia. La rivelazione di Dio smaschera ogni tentazione di potere: nessun violento potrà dominare le vie del Signore.

“Ogni manifestazione di Dio porta gioia ma anche turbamento,
perché nulla rimane come prima quando Dio si rivela”,
le parole del Papa nell’omelia odierna ispirandosi all’episodio dei Magi.

E allacciandosi all’incontro dei Magi con Erode, Prevost ha denunciato le “lusinghe del potere”, i “deliri di onnipotenza” e una “economia distorta” che trae profitto da tutto, ricordando che il Regno di Dio non si conquista con la forza ma si accoglie con umiltà.

Guardando ai Magi, il Papa ha indicato il loro cammino come modello: cercare, lasciarsi inquietare, ripartire trasformati.

Un ultimo richiamo alla speranza del papa nell’Angelus, recitato eccezionalmente – terza volta nel pontificato – dalla Loggia della Basilica, per un mondo ferito: “La speranza cristiana non è ottimismo ingenuo, ma certezza che Dio cammina con noi”.

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