Un’altra guerra è iniziata e sembra non finire questo periodo di instabilità politica internazionale. Probabilmente ha ragione qualche osservatore politico nel sostenere che ormai siamo ad un cambio d’epoca in cui tutte le certezze del passato son venute meno: dal concetto di Occidente alla sacralità delle regole e Istituzioni internazionali che fungevano da organismi regolatori nelle dispute tra Stati. Si passa dal concetto di centrismo a quello di policentrismo europeo come derivazione delle diverse alleanze che si stanno determinando a livello internazionale.
Volendo entrare nel merito della guerra iniziata ieri con il bombardamento israelo-americano all’Iran, ormai sono note le cause che l’hanno generata ed anche le aspettative degli aggressori. Cause e aspettative dell’aggressore un pò diverse da quelle di chi quattro anni fa invadeva l’Ucraina, seminando ancora oggi morte e distruzione senza limiti, ma del pari con conseguenze sul popolo, in particolare su donne, bambini, anziani e disabili, come lo sono stati in Ucraina o a Gaza e come avviene oggi nei paesi del Golfo colpiti dall’Iran in risposta agli attacchi aerei subiti.
Fanno pensare anche le conseguenze economiche immediate e future della guerra in corso su tutta l’area intorno al cratere di fuoco dove ci sono programmi di sviluppo economico e turistico che coinvolgono centinaia di migliaia di lavoratori di tutti i settori, sia occidentali che asiatici. Ed ancora, non vanno trascurate le conseguenze sulle rotte aeree aperte verso l’estremo Oriente che vanno sempre più restringendosi in corridoi strettissimi, e la chiusura dello stretto di Hormuz che creerà grandissime difficoltà nel traffico marittimo petrolifero con conseguenze gravi sul costo dell’energia nei paesi europei, Italia compresa.
Ma, a ben pensarci, il popolo iraniano oggi, o iracheno, libico, palestinese, ucraino e venezuelano di ieri, che colpa aveva a subire estreme conseguenze sulla propria pelle e su quella dei loro familiari? E l’assenza o il parziale silenzio dell’Europa sulla guerra, come la si può definire? Paesi europei, compresa l’Italia, che non sono stati informati dell’attacco pur facendo parte della NATO che è l’alleanza di difesa comune, come può essere interpretato?
In realtà sono saltate le regole previste dalle Istituzioni a tutela del diritto internazionale che oggi contano ben poco. Tutti si riarmano per invadere altri paesi per fare i propri interessi o per difendersi da chi vuole aggredire. I motivi delle guerre oggi, come in passato, sono sempre gli interessi economici, gli affari.
In questo quadro squallido di abuso di potere da parte dei più forti ci consola il fatto che ci sono ancora persone a capo di Istituzioni internazionali che mantengono la schiena diritta come Papa Leone XIV. Infatti, nei giorni scorsi, il papa ha fatto una sua scelta netta sull’argomento preferendo andare a Lampedusa anziché negli Stati Uniti dove il 4 luglio prossimo si festeggia il 250º anniversario dell’indipendenza.
Ma i popoli che subiscono le angherie sono veramente senza colpe? Val bene un esempio. Oggi, domenica 1 marzo, giorno successivo alla chiusura del Festival di Sanremo, in quasi tutte le emittenti televisive italiane si parlava delle canzoni vincenti, di statistiche delle canzoni, di cantanti di ieri e di oggi. Della guerra in Iran solo pochi flash di breaking news e qualche collegamento.
Ci si chiede se sono gli italiani che preferiscono sentir parlare solo di canzoni e di Festival oppure sono le emittenti che non vogliono parlare di questa devastante guerra? Può darsi che i telespettatori abbiano effettivamente voglia di trasmissioni leggere, visti i pesi della vita, ma le emittenti hanno l’obbligo di informare in base all’importanza degli eventi che si verificano nel mondo dosando opportunamente tempi e modalità di trasmissione.
Ma se questo fatto lo si legge alla luce di un dato statistico secondo cui circa il 36% della popolazione adulta italiana sarebbe affetta da analfabetismo funzionale, allora la situazione è veramente preoccupante. Analfabetismo funzionale vuol dire che anche in presenza di competenze di base non si sa usare in modo efficace la lettura, la scrittura o il calcolo nelle attività quotidiane. Ad esempio, leggere un articolo di giornale, seguire un dibattito televisivo, comprendere un testo di legge.
Allora se esistono capi di governo despoti la colpa è anche di una grossa parte di popolo perché: alcuni non seguono le vicende politiche, altri si perdono nelle futilità, altri ancora non hanno il tempo perché lavorano da mattina a sera e non possono informarsi. Pertanto, alla fine vota una piccola percentuale di popolazione orientata e interessata che determina i destini del paese. E questo meccanismo è valido in tutti i paesi dell’Occidente.
Dice bene Papa Leone XIV nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2026, a proposito dei processi che governano l’innovazione digitale ma che valgono per tutti i settori della vita civile. Infatti, il Papa dice: «A questo mira l’educazione: ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono…».


Scrivi un commento