La Evangelii gaudium e la missionarietà della Chiesa, la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, il ruolo della Curia e il suo rapporto con le Chiese particolari, la sinodalità, la liturgia. Su questi temi si sono sviluppati i lavori del Concistoro straordinario convocato da Papa Leone XIV, il primo del suo pontificato. Sono stati due giorni di preghiera, condivisione e riflessione, all’insegna della fraternità e della comunione, che il Papa ha vissuto con i membri del Collegio cardinalizio.
Il Collegio cardinalizio conta 245 porporati di cui 122 elettori e 123 non elettori. Dal 5 gennaio scorso con gli 80 anni del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, i cardinali non elettori superano i cardinali elettori per la prima volta nella storia della Chiesa.
Che cosa è il Concistoro straordinario
Il Concistoro straordinario è una riunione solenne del Papa con i cardinali, convocata per affrontare questioni particolarmente importanti per la vita della Chiesa cattolica. A differenza del concistoro ordinario, che si svolge per motivi di routine (come la creazione di nuovi cardinali), quello straordinario è dedicato al confronto e alla riflessione su temi di grande rilievo, come riforme istituzionali, questioni dottrinali o problemi globali che coinvolgono la Chiesa.
In questo contesto, il concistoro diventa un momento di unità e discernimento, in cui il Papa ascolta i pareri dei cardinali per orientare con maggior consapevolezza le decisioni future della Chiesa.
Le attuali condizioni del mondo richiedono unità in Cristo
Nella Liturgia di inizio è risuonato l’appello sempre commovente del profeta Isaia: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 60,1). Il Santo Padre introducendo con questo versetto fa riferimento all’inizio della Costituzione sulla Chiesa del Concilio Vaticano II. Infatti, legge per intero il primo paragrafo: «Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (cfr Mc 16,15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa». In realtà, le attuali condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo.
Papa Leone mette poi in evidenza, ricorrendo prima alla citazione di San Paolo VI e San Giovanni Paolo II circa “la missione evangelizzatrice come irradiazione dell’inesauribile energia sprigionata dall’Evento centrale della storia della salvezza” e poi a Benedetto XVI e Francesco che la Chiesa non fa proselitismo e si sviluppa piuttosto per “attrazione”: come Cristo “attira tutti a sé” con la forza del suo amore, culminato nel “sacrificio della Croce”.
Poi, Papa Leone suggerisce che “per essere Chiesa veramente missionaria, cioè capace di testimoniare la forza attrattiva della carità di Cristo, dobbiamo anzitutto mettere in pratica il suo comandamento, l’unico che Egli ci ha dato, dopo aver lavato i piedi dei discepoli: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Ma per fare questo è necessario che innanzitutto all’interno della Chiesa si realizzi tanto. Infatti, dice: “Sono qui per ascoltare, come abbiamo imparato con la dinamica sinodale che implica l’ascolto. Ogni momento di questo tipo è un’opportunità per approfondire il nostro apprezzamento condiviso per la sinodalità”. Pertanto, “Non dobbiamo arrivare a un testo, ma portare avanti una conversazione che mi aiuti nel mio servizio per la missione della Chiesa tutta”.
Da questi pochi passaggi, su quanto si è discusso il primo giorno, si vede la complessità dei temi trattati e soprattutto si evidenzia la necessità di adottare delle strategie all’interno della Chiesa per realizzare una pastorale che entri nel cuore delle comunità.

Metodologia sinodale
La sinodalità, non solo come tema, è stata la metodologia usata per i lavori pomeridiani: dialogo e ascolto tutti seduti intorno a un tavolo circolare, divisi in 20 gruppi in base alla lingua, interventi di circa 3 minuti ciascuno. Insomma, la procedura degli ultimi due Sinodi sulla sinodalità. D’altronde “la sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”, ha detto il Papa ai cardinali, ai quali, a conclusione della giornata ha affermato: “Sento la necessità di contare su di voi”:
Non dobbiamo arrivare a un testo, ma portare avanti una conversazione che mi aiuti nel mio servizio per la missione della Chiesa tutta.
Siamo chiamati prima di tutto a conoscerci e a dialogare per poter lavorare insieme al servizio della Chiesa.
Il cammino dei prossimi uno o due anni
Innanzitutto occorre: “Ascoltare la mente, il cuore e lo spirito di ciascuno; ascoltarsi l’un l’altro; esprimere solo il punto principale e in modo molto breve, così che tutti possano parlare: questo sarà il nostro modo di procedere” ; è la conclusione del Papa del primo giorno che lascia intravedere il tema che sarà trattato nel secondo giorno.
Il suo incipit nel secondo giorno si riferisce alla “omelia fatta nella festa dell’Epifania” e dice: «Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa?». Io sono convinto di sì, certamente. Questi mesi, se non l’avessi vissuto prima, certamente ho avuto tantissime belle esperienze della vita della Chiesa. Però la domanda è lì: c’è vita nella nostra Chiesa? «C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?».
L’attenzione dei presenti, poi, si riversata sulla meditazione del cardinale Radcliffe che si è posto questa domanda: “Siamo riuniti in questo Concistoro per offrire il nostro aiuto al Santo Padre nell’esercizio del suo ministero a servizio della Chiesa universale. Ma in che modo possiamo farlo?”. “Stiamo insieme. Ci può essere qualcosa che ci fa paura; c‘è il dubbio: ma dove andiamo?, come andremo a finire? Però se mettiamo la fiducia nel Signore, nella sua presenza, possiamo fare tanto”.
A questi interrogativi il Papa replica dicendo: “La ragion d’essere della Chiesa non è per i cardinali né per i vescovi né per il clero. La ragion d’essere è annunciare il Vangelo. E quindi questi due temi: Sinodo e sinodalità, come espressione del cercare come essere una Chiesa missionaria nel mondo di oggi, ed Evangelii Gaudium, annunciare il kerygma, il Vangelo con Cristo al centro. Questa è la nostra missione”.
Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede.
Si è chiusa così l’omelia del Papa nella Messa conclusiva, e dalle sue parole è apparso evidente il netto cambio di passo rispetto al passato. Leone XIV vuole cardinali presenti, partecipi e soprattutto “disarmati” dalle logiche politiche. Ascolto reciproco e servizio concreto per governare la complessità del mondo moderno, ma serve il contributo di tutti, nessuno escluso.


Scrivi un commento