La Quaresima è il tempo che Dio ci concede per un ritorno a Lui, un tempo in cui decidiamo di rimetterlo al centro della nostra vita compiendo un’inversione – a tutto campo – del nostro modo di vivere. Un cammino di conversione che ha come meta la Resurrezione.
L‘esperienza millenaria della Chiesa ci propone – per questo cammino – il digiuno, l’elemosina e l’astinenza, penitenze valide solo se toccano il cuore e non si limitano a mere “osservanza” di precetti che non producono alcun frutto sulla nostra interiorità.
E’ necessario, invece, andare contro corrente ed abbandonare gli idoli delle false ricchezze, degli egoismi personali e collettivi per entrare in circuiti di lodevoli iniziative quaresimali e scrutare il volto della gente che soffre, che piange, che muore di fame. La quaresima, infatti, altro non è che il desiderio dell’uomo di diventare “cercatore di Dio” per interiorizzarlo e farlo proprio per sempre.
Per vivere bene questo tempo, che ci interpella in profondità, è indispensabile mettersi in ascolto, fare silenzio, disarmare le parole che offendono. Molte volte ci chiediamo perché Dio non ci parla, non ci dice le parole che vorremmo ascoltare e non ci rendiamo conto che Egli ci parla con il suo silenzio affinché possiamo trovare dentro noi stessi le colpe da eliminare o i meriti da gratificare.
Abbiamo perso il senso della finitezza, del limite di ogni vita, troppi si sentono onnipotenti e prevaricano con l’uso delle armi o con le ricchezze spropositate il desiderio dei poveri di vivere dignitosamente, dimenticando il monito della Chiesa: “polvere sei e polvere ritornerai”.
“Cenere sul capo e acqua sui piedi”, scriveva don Tonino, cioè pentimento e servizio, simboli di una conversione completa “dalla testa ai piedi”!


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