L’11 febbraio scorso anche l’Arcidiocesi di Matera-Irsina ha celebrato la Giornata Mondiale del Malato, istituita il 13 maggio 1992 da Papa San Giovanni Paolo II.
E’ stata una giornata di riflessione sulle condizioni dei malati, di quanti hanno bisogno di cure per tenere una vita degna di essere vissuta. Una mattinata in Ospedale per l’arcivescovo mons. Benoni Ambarus, che ha sottolineato: “ci dobbiamo ricordare dei malati e della malattia, sia per renderci conto che siamo tutti fragili sia per rinnovare l’impegno ecclesiale a non dimenticare, tutto l’anno, coloro che soffrono”.
Tanti gli incontri del vescovo con pazienti, familiari ed anche con alcuni malati oncologici e portatori di patologie particolari nei reparti di Medicina, Malattie infettive, Ginecologia e Pediatria. Per tutti ha avuto parole di vicinanza e di conforto. La XXXIV Giornata Mondiale del Malato non può non comportare una approfondita riflessione sulle criticità della sanità in Basilicata, regione in cui 60mila persone nel 2024 hanno dovuto rinunciare a visite o esami specialistici. Se ne è fatto cenno in un precedente articolo di questo giornale, ma è giusto ribadirlo per sollecitare il superamento delle forti criticità in cui versa la sanità regionale.
Il dato emerge dal Rapporto Gimbe 2025 sul servizio sanitario nazionale, da cui si evidenzia la questione dei LEA (livelli essenziali delle prestazioni) in cui la Basilicata si posiziona al 17esimo posto tra le regioni, peggiorando di 19 punti i dati relativi ai LEA 2023, analizzati nel 2025. La regione è stata talvolta etichettata nei report come “inadempiente” o comunque tra quelle che non raggiungono pienamente gli standard, evidenziando il persistere della frattura Nord-Sud. Per quanto riguarda i servizi da realizzare con le risorse del Pnrr, il dato è il seguente: di 19 case di comunità e 5 ospedali di comunità da realizzare, nessuno ha ancora visto la luce.
Sul rapporto Gimbe è intervenuto l’Assessore con delega alla salute, politiche per la persona e PNRR Cosimo Latronico, definendo tale rapporto come una “fotografia del passato” (sono dati riferiti al 2023) difendendo il lavoro di riorganizzazione in corso (in verità si è visto poco fino ad oggi) e contestando la parzialità dell’indicatore senza specificare quali sono gli indicatori presi in considerazione dall’assessorato. Inoltre, aggiunge: “il problema è complesso e riguarda l’accessibilità economica, l’organizzazione del sistema nazionale e le disuguaglianze territoriali”. I problemi sono sempre di carattere generale, mai locali, cioè tutte quelle condizioni che se superate con scelte politiche concrete, consentirebbero una sanità lucana di qualità e accessibile.
In definitiva, ci si pone la domanda: cosa fa la Regione per consentire l’accesso alle cure di qualità in tempi brevi del sistema sanitario regionale e per chi non è nelle condizioni di pagarle? Infine, per il 2025, GIMBE inquadra la Basilicata come una regione dove il diritto alla salute è compromesso da lunghe attese, carenze strutturali e necessità di risorse economiche e umane specialistiche. La difficile situazione sanitaria in Basilicata, i cittadini la vivono sulla propria pelle e rinunciare a curarsi è una grande tragedia e le condizioni si aggraveranno se non verranno prese decisioni immediate.
Infine, è opportuno far notare che la Basilicata, per le risorse di cui dispone (petrolio, gas, acqua, agricoltura di qualità, bellezze paesaggistiche e ambientali, ecc.) e in riferimento al suo numero di abitanti, avrebbe potuto raggiungere, facilmente, la piena occupazione, di conseguenza un netto miglioramento della qualità della vita, ed un’inversione di tendenza delle sue attuali negatività, tra queste appunto la sanità pubblica. Al di là delle dichiarazioni di circostanza e della difesa di ufficio dell’Assessore Latronico, occorrono fatti concreti per dimostrare che i dati Gimbe sono fuorvianti; peraltro, mai contestati in tutti questi anni.
La situazione della Sanità a livello nazionale non va meglio. Di fatto ci si trova in presenza dello smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, realizzato in maniera silenziosa e subdola dal governo nazionale. Lo afferma l’Ufficio Parlamentare di Bilancio che scrive che il finanziamento pubblico arretra e la spesa sanitaria a carico dei cittadini aumenta. Nel frattempo, si continua a raccontare che il sistema regge, che sono state stanziate risorse record ma bastano due dati per smentire queste affermazioni: mancano 17 miliardi per il fabbisogno della sanità pubblica e 48 miliardi per pareggiare con la media europea. In realtà si sta facendo passare il principio per cui la salute è per chi può pagare; non serve più la tessera sanitaria per curarsi ma occorre la carta di credito e molti soldi per permettersi un’assicurazione sanitaria. E alla povera gente chi ci pensa? E le tante persone che perdono il posto di lavoro come possono provvedere alle cure per se stessi e le loro famiglie? Uno dei grandi problemi dell’Italia di oggi è il calo demografico, ma che cosa si fa per un genitore che ha vari figli ed un piccolo stipendio che non può pagarsi le cure? Anche per queste paure i giovani preferiscono convivere e non avere figli.
E intanto, per l’insufficienza di risorse pubbliche, forse perché non tutti pagano le tasse dovute o addirittura evadono del tutto i carichi fiscali, le casse dello Stato sono sempre più vuote per tali necessità e tra le spese su cui si lesina ci sono proprio quelle per la Sanità che dovrebbe essere potenziata proprio per assicurarla a tutti, e nei tempi giusti; di fatto oggi diventa esclusiva solo per chi se la può pagare. Nel frattempo, le liste d’attesa sono sempre più lunghe, i Pronto soccorso al collasso, il personale sanitario abbandona il pubblico rendendo la situazione più difficile e i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria o rinunciare alle cure, come ormai fanno una gran parte degli anziani, in particolare quelli residenti nelle aree interne del Paese, sia al Sud che a Nord.




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