
Il congresso nazionale dell’Ucsi, che si è svolto a Torino, ha eletto Vincenzo Varagona nel suo secondo mandato da presidente dell’Unione cattolica stampa italiana.
Accanto a lui i tre vicepresidenti dell’associazione Domenico Interdonato, Antonello Riccelli, Maria Luisa Sgobba.
Della nuova giunta fanno parte anche Paola Springhetti (segretaria), Alessandro Zorco (amministratore), Giuseppe Delle Cave, Paolo Lambruschi, Alberto Lazzarini, Luisa Pozzar.
Il congresso ha eletto anche il nuovo Consiglio nazionale dell’associazione. Ne fanno parte:
Claudio Baccarin (Veneto), Giustino Basso (Trentino – Alto Adige), Elisa Battista (Piemonte), Sara Bessi (Toscana), Rita D’Addona (Molise), Danijel Devetak (Friuli Venezia Giulia), Francesca Di Palma (Liguria), Giuseppe Longo (Basilicata), Elena Lovascio (Umbria), Andrea Pala (Sardegna), Mariangela Parisi (Campania), Francesco Pira (Sicilia), Laura Simoncini (Sicilia), Angela Trentini (Abruzzo), Daniela Verlicchi (Emilia Romagna).
Nel Collegio dei Garanti ci saranno invece Giovanni Bucchi (Emilia Romagna), Antonio Foti (Sicilia), Giulia Pigliucci (Lazio). Il Collegio dei Revisori dei Conti è composto da Salvatore Catapano (Puglia), Giovanni Corso (Sicilia), Flaminia Vittoria Marinaro (Lazio), Piero Chinellato (Marche), Eugenio Montesano (Basilicata).
Le operazioni di voto si sono svolte nella giornata di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.
Il presidente Varagona, anconetano d’adozione, è stato per 35 anni in Rai al TGR Marche, collaboratore di Avvenire e Famiglia Cristiana, autore di reportage dai Balcani, dall’Africa e dal Medio Oriente e di numerose biografie dedicate a figure esemplari.
Accanto a lui opereranno tre vicepresidenti, come previsto dal nuovo Statuto approvato nella prima serata del Congresso.
Maria Luisa Sgobba, al secondo mandato da vicepresidente nazionale, già presidente Ucsi Puglia, è giornalista professionista dal 1997, vive a Bari ed è corrispondente dalla Puglia per il TG5.
Domenico Interdonato, pubblicista messinese, Cavaliere OMRI e figura di riferimento del giornalismo cattolico siciliano, è stato fino a pochi mesi fa presidente di Ucsi Sicilia.
Antonello Riccelli, giornalista toscano di TeleGranducato, specializzato in temi di politica e istituzioni, è impegnato in Ucsi da quasi trent’anni. In passato ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Ucsi Toscana.
La Giunta esecutiva nazionale sarà incaricata di attuare le linee culturali, associative e sociali dell’UCSI, di dare esecuzione alle decisioni del Consiglio nazionale, di deliberare in casi urgenti con successiva ratifica, di proporre eventuali modifiche regolamentari e di approvare i bilanci preventivo e consuntivo prima della loro approvazione definitiva.
Nel corso della serata dedicata al santo patrono è stato infine approvato il documento conclusivo del Congresso, che esprime un giudizio positivo sul quadriennio trascorso e invita a proseguire con continuità, con particolare attenzione al coinvolgimento dei giovani e agli investimenti nella comunicazione digitale e nell’intelligenza artificiale, da utilizzare con responsabilità e sempre dichiarandone l’impiego. Il documento ribadisce l’identità professionale ed ecclesiale dell’Ucsi, il valore del lavoro in rete, la centralità della formazione e dell’advocacy, delineando un’Ucsi chiamata a essere presenza culturale e segno di speranza nella comunità. Il testo integrale è indicato di seguito.
IL DOCUMENTO CONCLUSIVO DEL XXI CONGRESSO DELL’UCSI
Il Congresso nazionale dell’UCSI riunito al Sermig di Torino il 24 gennaio 2026, San Francesco di Sales, esprime un giudizio positivo sulla gestione dell’associazione in questi quattro anni e impegna il nuovo Consiglio Nazionale e la nuova giunta esecutiva ad agire in continuità progettuale con questo percorso.
Un cammino che può tradursi in una presenza capace di ascolto e accompagnamento, segnata da un “coraggio gentile” e da un autentico rinnovamento. Un richiamo forte a coinvolgere con creatività le nuove generazioni, offrendo loro spazi, linguaggi e responsabilità reali.
Il Congresso valuta positivamente l’articolazione, in questi anni, in gruppi di lavoro che ha offerto risultati importanti, come il consolidamento nella generazione giovanile dell’interesse per la Scuola Ucsi Assisi e richiama l’opportunità di un investimento di risorse umane sul tema della Comunicazione nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, con un contributo specifico sull’algoretica.
È importante infatti affrontare l’IA senza paura, senza demonizzarla, né subirla, ma abitando questo ambiente con responsabilità, mettendo sempre e comunque la persona al centro e dichiarandone l’utilizzo quando viene effettuato.
Non è più sufficiente rendersi disponibili solo per la formazione di giornalisti: occorre promuovere percorsi di confronto e alfabetizzazione in accordo con istituzioni di ogni ordine e grado, nelle scuole e nei luoghi dove vengono richiesti, anche a partire dalla scuola primaria, per aiutare ragazzi, genitori ed educatori a comprendere opportunità e rischi, soprattutto in relazione ai social network e all’informazione. L’IA è uno strumento utile, ma non sostituisce il discernimento umano, né la cura della verità: la velocità non può mai prevalere sull’accuratezza. In questo orizzonte si colloca anche la proposta di una testata digitale comunitaria, sostenuta dal basso e alimentata da realtà cattoliche, capace di formare, coinvolgere i giovani attraverso percorsi strutturati e generare una narrazione costruttiva, consapevole, affidabile, che custodisca l’umano e dia valore alle relazioni.
Quanto all’identità Ucsi, il Congresso ribadisce la consapevolezza di una doppia natura: associazione professionale e soggetto ecclesiale, presenza viva e partecipativa nelle Chiese locali, ma anche nella storia della professione, a contatto e collaborazione con le istituzioni di categoria, ma anche di movimenti di base che sono in sintonia perfetta con le esigenze di un cambio radicale dello stile professionale. È emersa la necessità di un maggiore radicamento territoriale, di un accompagnamento costante degli animatori della comunicazione nei territori diocesi e nelle parrocchie, di essere più presenti nelle scuole di giornalismi e nelle università e di un forte investimento sulla formazione, soprattutto dei giovani, sui linguaggi contemporanei, l’uso dei social, l’impatto dell’IA sugli strumenti editoriali. A questo proposito accogliamo l’invito di papa Leone a farne una sfida antropologica più che tecnologica. Si ritiene opportuna norma che preveda la riconoscibilità di contenuti prodotti con questa tecnologia. Centrale, ancora, il principio della rete, ormai strada obbligata dai criteri di accesso alla progettazione del terzo settore.
Il Congresso, quindi, incoraggia esperienze di rete già avviate, con soggetti quali Fisc, Anspi, San Vincenzo de Paoli, Greenaccord, Weca, Copercom e così via e ribadisce la strada per l’europa, anche questa in chiave professionale, formativa e di progettazione.
I giornalisti riuniti a Torino prendono atto con soddisfazione, tra l’altro, dei traguardi conseguiti dall’associazione attraverso un brand specifico, le 5M per un giornalismo responsabile, ribadendo che verifica delle fonti, obiettività e trasparenza non devono essere trascurate e tantomeno tradite. Allo stesso tempo, è stato riconosciuto come l’advocacy rappresenti una dimensione essenziale per prendere le parti di chi non ha voce, chi viene messo in disparte dal potere, chi vive ai margini, nella povertà o nella solitudine. Il giornalista/comunicatore cattolico non può trincerarsi dietro regole che finiscono per essere al di fuori del suo orizzonte di valori.
Una comunicazione ispirata ai principi cristiani e radicata nella dottrina sociale della Chiesa non può limitarsi a informare, ma è chiamata a essere azione culturale, advocacy e formazione nel giornalismo, nei media e nelle arti. Ucsi può lavorare per diventare ente terzo per la formazione.
Il Congresso conferma la lunga tradizione di lavoro e ricerca nel campo del servizio pubblico radiotelevisivo, del diritto dei giornalisti di informare e della gente di essere informata: diritti e doveri compromessi dalla prevalenza di poteri forti, a livello nazionale e internazionale, che mettono a serio rischio l’informazione libera e la stessa democrazia.
Il congresso ribadisce il primato di quei percorsi che possono incoraggiare la solidarietà e la condivisione anche tra soggetti provenienti da storie, culture e ambiti diversi. Dall’esperienza al Sermig esce la profonda esigenza di conversione degli stili di vita con l’uso di “parole disarmate e disarmanti”, invito che ci arriva direttamente da Papa Leone.
In definitiva, il Congresso restituisce agli iscritti l’immagine di una UCSI chiamata ad animare la comunità cristiana con una presenza ecclesiale e culturale, laboratorio di formazione e di speranza.

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