Pastorale giovanile. Weekend di ritiro nella Casa di Spiritualità Sant’Anna

Don Roberto Buattini, prete romano classe ’86, ha guidato con grande efficacia sessanta giovani provenienti dalle due diocesi “sorelle” di Matera-Irsina e Tricarico, i seminaristi lucani e altri ragazzi della zona di Potenza in un intenso weekend di spiritualità per vivere al meglio il tempo quaresimale.  Un’esperienza di tempo per il Signore all’insegna dell’amicizia e della convivialità. Un’iniziativa fortemente sostenuta dall’arcivescovo Benoni.

I giovani con i loro educatori e diversi sacerdoti, insieme ai seminaristi accompagnati dal vicerettore del Seminario interdiocesano di Basilicata, hanno riempito la Casa di Spiritualità Sant’Anna nelle giornate del 21 e 22 febbraio. 

Un’iniziativa fortemente sostenuta dal vescovo mons. Ambarus, presente anch’egli alla due giorni, che ha definito

un atto ecclesiale per prepararci alla Pasqua;
un ritrovarsi tutti insieme per poter soffermarci attorno alla parola di Dio,
maestra di vita, capace di illuminare la strada
in modo particolare ai giovani che hanno bisogno di imboccare bene la strada della vita.

Avrebbe dovuto guidare il ritiro don Fabio Rosini – ideatore del percorso “I dieci comandamenti”– che, impossibilitato a esser presente per motivi di salute, ha incaricato uno dei suoi “discepoli”, don Roberto Buattini, vicecappellano della Città Universitaria La Sapienza e viceparroco ai Parioli. Una figura capace di parlare ai giovani con immediatezza, attingendo a libri, film e soprattutto alla propria esperienza pastorale.

Il deserto è la prima tentazione

Le tentazioni del vangelo della prima domenica di Quaresima hanno costituito il filo conduttore della due giorni, rilette in una chiave vicina alla vita dei ragazzi.

Il deserto, ha spiegato don Roberto, è già di per sé una tentazione: isolarsi per paura o per ansia. “Solo in Italia ci sono circa 120mila hikikomori, in prevalenza giovani che vivono un ritiro sociale volontario”, ha ricordato.

Ancora oggi il passo di Matteo sulle tentazioni nel deserto non finisce di stupire per la possibilità di adattamento ai tempi.

La tentazione del piacere, del rendere tutto alla nostra portata: trasformare le pietre in pane per rifiutare il dolore. “La nostra è una società estetica ma anche anestetica”, ha riflettuto don Roberto. “Senza dolore non si può amare nessuno. E il piacere richiede sempre una dose successiva: l’edonismo porta alla disperazione riporta il relatore citando Oscar Wilde, che nell’ultimo tratto della sua vita, condannato al carcere, scoprì il vangelo e la bellezza del mistero del dolore”.

La tentazione del potere: “Gli mostrò tutti i regni del mondo…”. Regni che oggi non esistono più. Nell’epoca dei like e dei follower, ha osservato il sacerdote romano, è sempre in agguato la tentazione della visibilità, della carriera che chiede sacrifici sproporzionati, anche a scapito dei propri figli, e genera paranoie e depressione. “Eppure, chiunque abbia raggiunto qualcosa nella vita – sottolinea il sacerdote che nel suo ruolo di cappellano ha sentito tante confessioni di gente disperata – sa che molti successi sono casuali. E la vita ci chiede anche di saper occupare i’ secondi posti’, come Giovanni Battista”.

La tentazione di gettarsi dal pinnacolo del tempo, letta come dissociazione idealistica dalla realtà. “Quante ragazze oggi sono dissociate dalla realtà di un fidanzato che le picchia e lo giustificano arrampicandosi sugli specchi. Per vivere l’amore, invece, bisogna essere calati nella realtà” ribadisce don Roberto.

Tempo di silenzio 

Un tempo di deserto personale è stato vissuto dai giovani nel primo pomeriggio, sollecitati dai temi del dolore, della perdita del “primo posto” e della fuga dalla realtà. A seguire, la condivisione in piccoli gruppi dislocati nei diversi ambienti di Casa Sant’Anna, e la restituzione in plenaria, moderata dall’arcivescovo e da don Roberto. Tante le provocazioni e le domande emerse attraverso i ragazzi: “Quanto la Chiesa può spingersi oltre una visione dottrinale? Che rapporto avete voi preti con le tentazioni?”.

La difficoltà di stare in silenzio è stata una delle prime risonanze; il tema del dolore ha animato maggiormente la discussione. “Il dolore ci tiene inchiodati alla realtà”, ha osservato il vescovo. “È un indicatore indispensabile”, ha aggiunto don Roberto: “chi manca di sensibilità al dolore è privo di un segnale che mette in guardia dai rischi. Non provano dolore i lebbrosi: e chiedono a Gesù la guarigione! Solo se ho provato il dolore posso comprendere questa dimensione inevitabile dell’umano e sapermi fare prossimo”.

L’adorazione della croce

L’adorazione della croce in San pietro Caveoso

Prima della cena, un po’ di tempo libero per la conoscenza tra i ragazzi e, per chi invece ha preferito, la messa.

In serata il gruppo si è spostato nella chiesa di San Pietro Caveoso per vivere un momento intenso di preghiera sempre attraverso il brano del Vangelo delle tentazioni, accompagnato dai segni della pietra che si trasforma in preghiera, dello specchio che ci ricorda che siamo figli di Dio e di un grano di incenso per adorare il Cristo che ha scelto la croce e non la via comoda del diavolo. 

Come difenderci dalle tentazioni

Domenica 22 febbraio. Apertura della giornata: don Antonio Zaccarà presiede le lodi

Nella mattinata della domenica si è scesi in profondità per trovare i rimedi alle tentazioni con indicazioni concrete per affrontare le tentazioni, a partire dal vangelo delle Ceneri (Mt 6,1-6.16-18):

  • il digiuno, come addestramento alle condizioni estreme che la vita talvolta impone;
  • l’elemosina, quale atto dovuto di redistribuzione della ricchezza (che si realizza anche con un complimento o un piccolo gesto di affetto),
  • la preghiera, definita da don Roberto uno “shock di realtà”, perché ci mette davanti ai nostri limiti, all’oggettiva difficoltà che caratterizza quest’azione, e ai nostri desideri ricordando l’esperienza delle suore di Madre Teresa di Calcutta.

Tra i tanti spunti di don Roberto, la Summa di san Tommaso sulla preghiera (“Dio ha sottoposto alcune grazie alla nostra richiesta”) e il chiarimento della differenza tra carità – “atto supererogatorio”, virtù teologale che eccede il giusto: “Prendi tutto che hai e dallo ai poveri” – ed elemosina.

Domenica 22 febbraio: l’arcivescovo Benoni presiede la celebrazione eucaristica

La partecipazione fattiva dell’arcivescovo

Non ha lesinato la sua azione pastorale mons. Ambaurus, che ha guidato la preghiera di avvio della due giorni, ha introdotto i ragazzi alla riconciliazione con il metodo del card. Martini per accostarsi alla riconciliazione (confessio laudis, fidei et vitae) e ha accolto nel suo studiolo di Casa Sant’Anna moltissimi giovani desiderosi di schiudere il loro cuore al nostro pastore, al punto che la celebrazione della messa è slittata di mezz’ora!

“Più che le cose che dici sono le cose che ricevi nello stare insieme ai ragazzi”, il commento del nostro arcivescovo alla fine della due giorni.

Culmine del ritiro la celebrazione eucaristica

La celebrazione presieduta dall’arcivescovo, incentrata proprio sul vangelo delle tentazioni, è stata il culmine della due giorni. L’arcivescovo ha riflettuto sul “se” con cui Satana introduce ogni tentazione, l’anti-parola a cui Gesù risponde con la Parola, diverso dal “se” di Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me…”, e ha invitato i presenti a riportare qualche risonanza del deserto della mattina: tra tutte, l’importanza della preghiera per non portare solo se stessi o la serenità di finire il ritiro con la consapevolezza di agire un passo alla volta, senza l’ansia di dover cambiare tutto. 

I giovani hanno manifestato apertamente il desiderio di ripetere l’esperienza vissuta intensamente e durata poco ma che ha loro dato la forza necessaria per vivere in maniera differente il tempo di Quaresima. Già si pensa al prossimo appuntamento nel tempo di Pasqua per vivere un momento di grazia per essere il “presente, l’adesso di Dio” come definiva i giovani Papa Francesco.

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