La notizia della scomparsa di don Antonio Meliante ha attraversato le comunità di Pantano di Pignola, di Arioso, Tito e della Diocesi potentina, come un silenzio improvviso, di quelli che parlano più di migliaia di parole. Non è venuto a mancare soltanto un sacerdote, ma un uomo che ha intrecciato la propria vita con quella di tutta la sua gente, condividendone speranze, fatiche, gioie, dolori e soprattutto fede cristiana.
Il Santuario Maria degli Angeli è stato il cuore pulsante del suo ministero e nel contempo il luogo da cui si irradiava una presenza pastorale capace di andare ben oltre la sacralità delle mura: l’amore umano. Don Antonio non ha mai vissuto il sacerdozio come un ruolo distante, altezzoso, distaccante ma come una relazione continua, quotidiana, tipicamente nostrana e profondamente umana. Chiunque lo abbia incontrato ricorda il suo sorriso espressivo nei modi semplici e schietti di avvicinarsi agli altri, la parola mai superflua, l’ascolto paziente, lo sguardo attento che sapeva cogliere ed accogliere senza giudicare.
Nella vita sociale delle comunità che ha servito, don Antonio era una presenza discreta ma imprescindibile. Partecipe delle tradizioni, vicino alle famiglie, sensibile ai problemi concreti delle persone, ha saputo essere ponte tra la fede e la vita reale, tra la Chiesa e il tessuto umano del territorio potentino. Nei momenti di festa come in quelli di lutto, nei passaggi importanti dell’esistenza quali i battesimi, imatrimoni, gli ultimi saluti, la sua figura era lì, stabile, rassicurante e profondamente partecipe.
L’affetto che le comunità nutrivano per lui non nasceva da gesti clamorosi, ma dalla fedeltà quotidiana con cui ha accompagnato due generazioni di fedeli. Don Antonio conosceva i nomi ed i soprannomi, le storie e gli accaduti, le ferite e le speranze della sua gente comune. Era sacerdote nei sacramenti, ma anche compagno di strada, capace di fermarsi, di condividere una parola, un consiglio, un silenzio. Per molti è stato conforto nei momenti di solitudine, forza nei giorni difficili come quelli che il covid ha imposto, e quindi riferimento sicuro in tempi di smarrimento.
La sua profonda devozione mariana ha segnato oltremodo il cammino spirituale del Santuario, rendendolo non solo luogo di culto, ma spazio di accoglienza e di riconciliazione. Attraverso la preghiera, la sobrietà delle celebrazioni e la cura della comunità, don Antonio ha educato alla fede con l’esempio prima ancora che con le parole.
Oggi il dolore per la sua perdita si accompagna a una gratitudine sincera e lascia il segno di una vita spesa senza riserve, di un sacerdozio vissuto come dono e servizio, di un uomo che ha amato la sua comunità e ne è stato profondamente amato. L’abbraccio che oggi il popolo di Pantano di Pignola e non soltanto gli rivolge è il riflesso dell’affetto che egli ha seminato nel tempo, spesso in silenzio, sempre con autenticità, semplicità ed attesa come quella di un contadino che zappa, semina ed attende il germoglio.
Affidiamo don Antonio Meliante alla misericordia di Dio, certi che il Signore riconoscerà il cuore buono del suo servo; alla Beata Vergine Maria degli Angeli, che ha accompagnato il suo cammino terreno, chiediamo di accoglierlo ora nella pace eterna, sicuri che il suo ricordo continuerà a vivere nelle comunità che ha servito, nelle relazioni che ha costruito, nella fede che ha custodito con amore. E in quel Santuario che è stato casa, missione e preghiera, resterà per sempre la traccia indelebile e silenziosa di una sua presenza, come nel cuore di tutti coloro che lo hanno conosciuto… e sono davvero tantissimi.


Don Antonio Meliante è stato uno dei 31mila sacerdoti della Chiesa italiana che spendono la vita per Dio e i fratelli, muovendosi senza posa, mettendoci il cuore. Ognuno lo fa secondo il proprio carisma e le proprie forze; tanti si sforzano comunque di testimoniare il vangelo e portare speranza, “Uniti nel Dono” per aiutare il prossimo.
Anche noi possiamo contribuire a garantire un’esistenza dignitosa ai sacerdoti e sicurezza economica ai bisogni della Chiesa con le offerte deducibili e l’8xmille: i due pilastri su cui si regge l’attuale sistema di sostentamento del clero e delle opere, in primis quelle di carità, della Chiesa Cattolica.
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