
Una settantina tra suore e religiosi, provenienti dai diversi centri delle diocesi di Matera-Irsina e Tricarico, si sono ritrovati la sera di lunedì 2 febbraio, solennità della Presentazione del Signore, nel centro pastorale “Mater Ecclesiae” di Grassano Scalo. Sedici le comunità presenti: tre quelle maschili e tutte le altre femminili.
La celebrazione si è aperta con una processione: al canto de Il Signore è la luce, i consacrati hanno camminato con le candele accese dal centro pastorale alla parrocchia “Madonna di Pompei” dello Scalo di Grassano. La festa della Presentazione al tempio è anche detta “candelora”, festa delle candele, della luce. È Cristo la luce che illumina le genti e, come Simeone e Anna nel tempio, ogni battezzato – in modo particolare chi vive la vita consacrata – è chiamato a riflettere quella luce nel mondo. Ma anche come Anna e Simeone, i consacrati sono chiamati a vivere vigilanti nell’attesa della venuta del Signore: ecco perchè questa giornata.


Proprio dalla luce ha preso le mosse la riflessione dell’arcivescovo Ambarus che ha presieduto la celebrazione:
Quella di oggi è la festa in cui noi rinnoviamo il desiderio di vivere da figli della luce, figli e figlie accesi dall’amore. Ponendo la nostra esistenza davanti a tutte quelle esistenze accese invece di odio, risentimento.
Il consacrato, ha aggiunto il vescovo,
è persona sveglia e lucida nelle circostanze dell’esistenza per non perdere la direzione.
Due le figure presenti nel Vangelo proclamato (Lc 2,22-40) che hanno guidato il seguito della meditazione:
- Simeone, che esprime la gioia dell’incontro tanto atteso con il Messia, con parole confluite in un inno liturgico, il Nunc Dimittis: “Che anche noi – ha auspicato il vescovo – possiamo far trasparire agli altri che davvero abbiamo incontrato il Signore e siamo persone innamorate di Gesù. E dire come Simeone: ora posso anche morire perché i miei occhi hanno contemplato la tua salvezza”.
- Maria, che conosce la trafittura del cuore davanti all’incomprensione verso il Figlio (“Una spada ti trafiggerà l’anima”, Lc 2,35). “C’è un costo personale nel manifestare e nell’avere il Messia tra i tuoi parenti più stretti”, ha osservato il vescovo. “Eppure è così che in Maria, e in ognuno di noi, si fa spazio sempre di più la creatura nuova”.


Infine, l’invito a non chiudersi:
Non cediamo alla tentazione di rintanarci nei nostri piccoli, o grandi, ambienti. Essere “Chiesa in uscita”: questo la processione iniziale ha voluto significare, incontrando le persone ormai non più nel tempio materiale, ma nel tempio vivente della loro esistenza.
Dopo l’omelia la rinnovazione dei voti, e dopo la celebrazionie un bel momento di convivialità che aveva il sapore del mondo intero: pansit filippino, cous cous africano, riso brasiliano, con suore di tante nazionalità, come “missionarie nella nostra Diocesi”, ha osservato una delle sorelle presenti, sollecitando una riflessione sulla trasformazione in atto nella Chiesa locale e italiana.
“Abbiamo vissuto la festa della vita consacrata con gioia, grazie alla collaborazione di tutti. La fraternità e la condivisione si sono manifestate non solo nel momento conviviale, ma soprattutto nella preparazione. Si è realizzato il mio desiderio di fare più rete tra noi suore”, ha affermato sr. Amor, delle Suore Francescane Adoratrici della Santa Croce, presidente dell’USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia) della Diocesi di Matera.


“È stata una giornata di ringraziamento per il dono e la gioia della vita consacrata, per rinnovare il nostro ‘sì’ a Dio ed essere sempre luce per gli altri. Un’occasione per riprendere coscienza dei nostri voti. E anche per riconoscere che la diversità delle congregazioni arricchisce la Chiesa”.
Un’“esperienza che ha toccato il cuore”, che ha “rinsaldato in tutti la consapevolezza che la consacrazione è una vita donata”: “che la nostra consacrazione sia testimonianza autentica del Vangelo e un dono per il mondo, tanto bisognoso di rinnovamento”. “Oggi, in particolare, ci è chiesto di portare nel mondo la speranza che non delude, Cristo Gesù, nel quale abbiamo riposto la nostra fiducia”, le parole di p. Massimo, diacono rogazionista.
“Incontrarci è sempre un’esperienza positiva: si rinnova l’amore tra di noi e cresciamo nella consapevolezza della varietà dei carismi”.
“Il nostro grazie va a Papa Giovanni Paolo II, che ha istituito questa giornata, e al nostro vescovo, che ci ha fatto sentire presenti, “come un padre che ci vuole bene”. E oggi “il Signore – ancora le parole di p. Massimo – mi ha fatto capire quanto è grande la gioia di essere consacrato”.
E per la gioia di essere tutte insieme, le suore hanno intonato un canto e danzato un vivace ballo etnico africano.


Una serata luminosa, dunque, in cui la Chiesa locale ha visto brillare la bellezza della vita consacrata: una luce che non si spegne, quando alimentata dall’incontro con il Signore e dalla fraternità che nasce dal Vangelo.

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