Chiesa italiana. Il Consiglio Permanente della CEI traccia le priorità per il 2026: speranza e responsabilità

Roma, 26-28 gennaio. Si riunisce il Consiglio Permanente. Le sfide per questi anni: centralità della fede, impegno educativo, recezione del Cammino sinodale, attenzione a giustizia, fine vita e vita sociale del Paese. Rilanciando speranza e responsabilità.

La speranza nell’“età della forza”

Nel Consiglio Episcopale Permanente del 26-28 gennaio 2026, la CEI ha rilanciato con forza il tema della speranza come chiave di lettura del tempo presente.

Il Cardinale Matteo Zuppi ha ricordato che, pur concluso l’Anno Santo, «non si è certo esaurito il desiderio di una speranza affidabile». In un mondo segnato da ciò che Giorgio La Pira definiva «l’età della forza», dove «la diplomazia del dialogo» cede il passo alla logica del dominio, i Vescovi hanno ribadito l’urgenza di una testimonianza cristiana capace di illuminare le tenebre del presente.

L’invito di Papa Leone XIV a riscoprire «l’essenza della fede e dell’essere cristiani» è stato assunto come bussola per il cammino ecclesiale.

Ferite sociali e responsabilità educativa

La cronaca recente – dai femminicidi alla violenza giovanile, fino al dramma di La Spezia – ha spinto i Presuli a un’analisi severa ma costruttiva.

«La repressione da sola non è sufficiente», hanno ribadito, sottolineando la necessità di investire in relazioni, ascolto e accompagnamento.

Zuppi ha ringraziato «i tanti preti, religiosi e laici che dedicano la loro vita per offrire ai giovani alternative di senso», ricordando che «senza relazioni di amore l’individuo non è persona».

Accanto alle ombre, i Vescovi hanno riconosciuto la vitalità di un’Italia ancora profondamente cattolica, testimoniata dalla partecipazione al Giubileo e dalla vita quotidiana delle comunità.

Il cardinale Matteo M. Zuppi (foto Siciliani)

Dopo il Cammino sinodale: strutture, processi, corresponsabilità

Una parte significativa dei lavori è stata dedicata alla fase di recezione del Cammino sinodale.

Il Documento di sintesi Lievito di pace e di speranza chiede ora di «individuare percorsi e organismi capaci di sostenere il cammino».

Il Consiglio Permanente ha istituito nuovi osservatori su iniziazione cristiana, pace, pastorale giovanile, tutela minori e corresponsabilità amministrativa.

Tra i temi più delicati, il ripensamento della figura di padrini e madrine, da recuperare come «ponte» tra famiglia e comunità, superando ruoli puramente cerimoniali e valorizzando «testimoni credibili».

L’obiettivo è evitare frammentazioni e offrire linee comuni alle Diocesi.

Sguardo al Paese: giustizia, fine vita, educazione

I Vescovi hanno rivolto un appello alla partecipazione in vista del referendum sulla giustizia, ricordando che «autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per un processo giusto».

Sul fine vita, la posizione è stata netta:

La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire sostegno, cure palliative e accompagnamento. Norme che legittimano il suicidio assistito rischiano di indurre i più fragili a sentirsi un peso.

Apprezzamento è stato espresso per il sostegno alle scuole paritarie, «veri presidi educativi sul territorio», mentre forte è stata la condanna dell’antisemitismo, definito «fenomeni ignobili» che nulla giustifica.

Un inizio d’anno affidato alla speranza

In conclusione, Zuppi ha richiamato il Salmo 27: «Spera nel Signore, sii forte». La paura – ha detto – è «il vero nemico dell’amore».

La CEI apre così il 2026 con un invito coraggioso: «Non aver paura di sperare», perché solo una Chiesa che «non mette limiti all’amore» può essere segno credibile in un mondo ferito.

Il Consiglio Permanente si chiude con un mandato chiaro: trasformare la speranza in responsabilità, la fede in prossimità, la comunità in casa di pace.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.