La donazione è stata affidata a S.E. Mons. Benoni Ambarus, che conosce e sostiene la realtà sin dalla sua nascita, avendone accompagnato l’avvio negli anni in cui a Roma ricopriva l’incarico di Vicario di Papa Francesco per la carità e il carcere.
Mons. Ambarus ha quindi destinato la pasta a diverse realtà impegnate nell’assistenza alle persone in difficoltà nella città di Matera.
In totale sono state distribuite 1.000 confezioni di pasta così suddivise: 350 confezioni alla Mensa don Giovanni Mele (tra fusilloni, ditalini rigati, sedanini rigati e maccheroni), 350 confezioni alla Mensa don Tonino Bello, presso la Parrocchia San Rocco (tra fusilloni, caserecce, maccheroni e ditalini rigati), e 300 confezioni alla Casa circondariale di Matera (tra fusilloni, ditalini rigati, sedanini rigati e maccheroni).
L’iniziativa di Pastificio Futuro nasce dopo la prima visita di Papa Francesco alla struttura detentiva, nel 2013, quando scelse di lavare i piedi, nel Giovedì Santo, ai minori reclusi esortandoli a non lasciarsi rubare la speranza.
Da quell’invito è maturata l’idea di creare, all’interno dell’istituto, uno stabilimento per la produzione di pasta secca di alta qualità dove giovani detenuti possano apprendere un mestiere e acquisire competenze professionali utili per il reinserimento una volta concluso il percorso detentivo.
A realizzare il progetto è stata la Cooperativa Sociale Gustolibero, con il sostegno della Conferenza episcopale italiana e di Caritas Italiana
Dopo anni di lavoro e di preparazione, il Pastificio Futuro ha avviato la propria attività produttiva nel 2023.
La donazione giunta a Matera rappresenta un segno concreto di solidarietà e allo stesso tempo un messaggio di speranza: il lavoro e la formazione possono diventare strumenti reali di riscatto personale e di inclusione sociale.
Basti considerare che il tasso di recidiva tra chi esce dal carcere senza aver svolto percorsi formativi o lavorativi si aggira intorno al 90%, mentre scende fino a circa il 2% tra coloro che hanno potuto partecipare a un’attività lavorativa continuativa e qualificante durante il periodo di detenzione.



Scrivi un commento