Triduo Pasquale 2026. Giovedì Santo con mons. Ambarus tra ospedale, casa circondariale e duomo

Con la Liturgia della Parola e la lavanda dei piedi presiedute dal nostro arcivescovo nella mattina del 2 aprile nella cappella dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera, è iniziato il Giovedì Santo della diocesi. Nel pomeriggio, poi, le tappe alla Casa Circondariale e in Cattedrale. Il filo rosso delle tre celebrazioni è stato il medesimo: “Nonostante Gesù prenda umanamente coscienza del fallimento, non getta la spugna: alza la posta, dà il meglio di sé, con il gesto della lavanda dei piedi e donando la sua carne in nutrimento per tutti, per sempre”. L’immagine che mons. Ambarus ha consegnato all’assemblea presente alle tre celebrazioni è stata quella di Gesù paragonato alla pecora che dona il latte e la lana durante la vita e, dopo la morte, la sua carne.

Al “Madonna delle Grazie” la prima lavanda dei piedi di mons. Ambarus nella nostra Diocesi

Nella cappella “G. Moscati”, in cui sono giunti per la celebrazione pazienti, operatori sanitari e personale dell’Azienda Sanitaria, mons. Ambarus ha presieduto una liturgia della Parola insieme al cappellano fra Sergio Tagliente, ai diaconi Giuseppe Centonze e Giuseppe Fiorentino, agli aspiranti diaconi Paolo Chieco ed Edo Veronesi e al gruppo dei Volontari dell’Ospedale che ogni domenica distribuiscono la comunione tra gli ammalati.

Presenti anche i vertici dell’ASM – il Direttore Generale Maurizio Friolo, il Direttore Sanitario Andrea Gigliobianco, il Direttore Amministrativo Antonio Conoci e il Direttore Medico Livio Melpignano – a testimonianza di una comunione di intenti che unisce istituzioni e comunità cristiana nel segno della cura.

Oltre a richiamare l’attenzione verso chi vive momenti di fragilità e la dignità della persona da porre sempre al centro, l’arcivescovo ha reso concreto questo messaggio con la lavanda dei piedi ad alcune infermiere e volontarie, ai diaconi e agli aspiranti diaconi.

L’immagine che mons. Ambarus ha consegnato all’assemblea – e che ha ripreso anche nelle celebrazioni successive – è quella di Gesù, agnello immolato, paragonato alla pecora che dona il latte e la lana durante la vita e, dopo la morte, la sua carne.

La Direzione Strategica dell’ASM ha espresso un sentito ringraziamento all’arcivescovo per la sua vicinanza spirituale e per un gesto dal forte valore umano e simbolico, che rinnova il senso più autentico della missione sanitaria: essere accanto alle persone, soprattutto nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Il pomeriggio in Carcere

Molto attesa, nel pomeriggio, la presenza del presule nella Casa Circondariale di Matera, dove mons. Ambarus ha celebrato la sua prima Messa “in Coena Domini” da vescovo di Matera-Irsina.

La celebrazione è stata festosamente animata dai volontari e dai detenuti, con padre Gianparide Nappi, cappellano del carcere, alla chitarra e al microfono per sostenere il canto, sempre efficace nel coinvolgere l’assemblea.

Capace di entrare in contatto empatico con l’assemblea anche mons. Ambarus, che – tra l’altro – a Roma era Direttore della Pastorale carceraria.

Nonostante Gesù prenda umanamente coscienza del fallimento, alla fine non getta la spugna: alza la posta, dà il meglio di sé, con il gesto della lavanda dei piedi e dell’istituzione dell’eucaristia

il concetto che mons. Ambarus ha cercato di trasmettere nell’omelia, sia in carcere (video integrale), sia un paio d’ore dopo in cattedrale.

Se il Padre ha messo tutto nelle mani di Gesù, Lui si ritrova tra mani i piedi dei discepoli, metafora del cammino della vita, fatto di errori, di stanchezze, sporcizia: ai tempi non c’erano scarpe chiuse, magari di marca! E mi piace pensare che sui piedi di Giuda si sia soffermato con più tenerezza!

E poi la riflessione su quanto sia difficile accogliere – più che donare – un gesto d’amore:

La reazione di Pietro ci rappresenta tutti! Ma Gesù puntualizza: se non ti lasci lavare i piedi, non prenderai parte con me nel mio Regno.

L’altro gesto che nell’ultima cena Gesù compie è quello dell’Eucaristia: “A chi gli toglieva la vita, Gesù è come se rispondesse: va bene ve la offro io”.

Al termine, la lavanda dei piedi a dodici presenti – volontari e detenuti – cui si è aggiunto un “tredicesimo apostolo”: il Direttore della Casa Circondariale, dott. Domenico Sabella, scelto “a sorpresa” dall’arcivescovo.

In Cattedrale: “La nostra fede è arrenderci a Lui”

Grande attesa anche in Cattedrale per la prima lavanda dei piedi di mons. Ambarus, che ha coinvolto parrocchiani, ragazzi stranieri e membri dell’UNITALSI: una rappresentanza di coloro che la società percepisce come i più “inginocchiati”.

È davanti agli inginocchiati che Gesù si mette in ginocchio per lavare i piedi: il Vangelo è per gli schiantati”, ha sottolineato il vescovo nell’omelia (qui il video integrale).

La difficoltà di lasciarsi lavare i piedi diventa metafora della vita spirituale:

Spesso pensiamo di dover fare noi qualcosa per Dio, perché poi Lui faccia qualcosa per noi. La lavanda dei piedi è arrendersi a Lui, lasciare che compia Lui le cose in noi. Eppure tutti noi, nelle nostre giornate stanche, impegnate, frustrate, avremmo tanto bisogno che qualcuno ci lavasse i piedi. Ci sono situazioni in cui lavi i piedi agli altri tutto il giorno e arrivi la sera sfiancato: è lì che avresti bisogno di questo gesto.

Il Venerdì Santo, l’arcivescovo ha presieduto a Tricarico l’Azione liturgica “in Passione Domini”, proseguendo il percorso del Triduo nella nostra Diocesi sorella.

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