Il mondo vive con il fiato sospeso, in uno stato di guerra permanente che ogni giorno rischia di arrivare al punto di non ritorno. E intanto i costi economici e sociali ormai esorbitanti diventano insostenibili. Mentre altri, pochi, si arricchiscono. Guerre, genocidio, riarmo, autoritarismo e lo sfruttamento delle risorse energetiche, cancellano senza sosta vita presente e futuro. Ma è iniziato anche a soffiare forte un vento di grande partecipazione, per fermare una deriva irreversibile.
Negli USA e in tutto il mondo movimenti, organizzazioni sociali, forze politiche convergono, si organizzano, manifestano, si impegnano per invertire la rotta e cambiare le cose. Alcuni risultati elettorali dimostrano che qualcosa sta cambiando. In Italia, territori e comunità si mobilitano in tante parti del paese per fermare militarizzazione, repressione, razzismo, distruzione dei diritti sociali, di espressione, del lavoro, dell’ambiente.
Farsi ovunque portatori di tutti quei valori presenti nella Costituzione è un impegno prioritario per evitare anche in Italia derive autoritarie. “Per questo dobbiamo ricordare, nel suo 80° anniversario, il 2 giugno 1946 giorno in cui l’Italia scelse di diventare una Repubblica tramite un referendum istituzionale (che segnò anche la prima volta in cui le donne italiane poterono votare a livello nazionale)sconfiggendo una monarchia che ci aveva consegnato al fascismo e al nazismo”. La scelta della Repubblica fu confermata nella Costituzione, fondata sul lavoro, il ripudio della guerra e la sovranità che appartiene al popolo. In Europa, invece, bisogna battersi per uno “Stato Sociale e non per uno Stato di Guerra” per fermare la deriva militarista, bellicista, anti-sociale. Purtroppo, quasi in tutto il mondo le comunità vivono stressate in una condizione di “scomparsa del futuro”.
Gravi potrebbero essere le conseguenze politiche: in molti potrebbero volere “l’uomo forte”, mentre basterebbe il lavoro, il ripristino di un sistema di protezione pubblica (come si fa in molti paesi europei) e soprattutto una politica che non cancelli la memoria storica di tutte quelle vite perse per riaffermare la libertà e la democrazia. Nessuna società umana può vivere armoniosamente se non ha un futuro in cui credere, se non c’è un orizzonte comune in cui tutti si possano riconoscere nella dimensione della Speranza. Infatti, la parola Speranza è stata al centro del Giubileo del 2025: “L’Anno Santo che ho voluto fosse dedicato al tema «Pellegrini di speranza», è un’occasione propizia per riflettere su questa fondamentale e decisiva virtù cristiana. Soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo, nei quali la terza guerra mondiale a pezzi che si sta svolgendo sotto i nostri occhi può indurci ad assumere atteggiamenti di cupo sconforto e malcelato cinismo” (Papa Francesco, Vatican News del 2/10/2024).

Per secoli il tempo è stato portatore di speranza. Dal futuro ci si attendeva pace, evoluzione, progresso, crescita o rivoluzione. Non è più così. Il futuro è praticamente sparito. Sul mondo si è abbattuto un presente immobile che annulla l’orizzonte storico e, con esso, quelli che per generazioni intere sono stati i punti di riferimento. Da dove viene questa eclisse del tempo? Perché il futuro, insieme al passato, è scomparso dalle coscienze individuali e dalle rappresentazioni collettive? Ci sono rimedi o uscite di sicurezza?
I giovani hanno capito che qualcuno vuole derubarli del futuro e l’hanno dimostrato con le straordinarie manifestazioni per la Palestina che hanno attraversato le piazze italiane nell’autunno dell’anno scorso, i cui echi si sono sentiti anche nel voto al referendum del 22/23 marzo. Ancora una volta il rifiuto della guerra e di una vita mortificata dalla militarizzazione e dal conformismo può essere la chiave di volta per la nascita di un movimento animato dal sogno di una vita libera nella gioia e nella fraternità. Questo sogno va coltivato al massimo livello perché, incarnato nel cuore di milioni di persone, può diventare l’epifania di un nuovo mondo.
In realtà, quella attraversata, è un’epoca di imbarbarimento dell’ordine internazionale che dà l’impressione di vivere all’interno di un incubo. In effetti dai bassifondi della storia stanno riemergendo gli scheletri del razzismo, della guerra, del genocidio, che si pensava di avere sepolto per sempre nel 1945 con l’instaurazione di un nuovo ordine internazionale fondato sul ripudio della guerra, sulla cooperazione fra le nazioni e sul primato della democrazia e dei diritti dell’uomo.
I sogni di un roseo avvenire, tanto auspicato, sono passati del tutto, ma ciò non è stato frutto del naturale svolgimento delle vicende umane, bensì di scelte scellerate degli architetti dell’ordine mondiale che stanno derubando i popoli di tutte le speranze e stanno facendo precipitare tutto il mondo in questa miserabile condizione di guerra, dalla quale non si riesce a uscire. Mentre la generazione postbellica è stata derubata del futuro ma, almeno, ha potuto attraversare un sogno, per i giovani che oggi si affacciano alla vita adulta la novità è la perdita di futuro e di speranza. Senza una prospettiva di pace non c’è futuro. Quale giovane oggi può immaginare un progetto per il suo futuro a venti anni, a dieci anni, persino a due anni? E’ inevitabile constatare con amarezza che l’Europa, nata come un progetto politico volto a garantire un futuro di pace e benessere per i suoi popoli, oggi si è trasformata in un progetto di preparazione e di esaltazione della guerra, con la scelta di stanziare 800 miliardi per il riarmo, a scapito dei diritti sociali: lavoro, sanità, istruzione.




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