Anno Giubilare Francescano: Pace e ambiente i chiodi fissi di San Francesco

Nel 2026 si celebra l’Anno Giubilare Francescano che intende ricordare gli 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi. È un tempo di grazia e rinnovamento spirituale, dedicato a riscoprire il messaggio di pace, fraternità e amore per il creato che il Santo ha donato alla Chiesa e al mondo. Con questo articolo apriamo una rassegna dedicata proprio all'Anno giubilare di San Francesco di Assisi.

L’anno che stiamo vivendo, il 2026, è stato dichiarato da Papa Leone XIV Anno Giubilare Francescano per ricordare gli 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi, profeta di pace e Patrono d’Italia. Parlare di San Francesco è veramente arduo. Da dove iniziare? Un Santo “generalista” per eccellenza. Uomo dell’autentico Vangelo? Uomo amante della Chiesa? Uomo di pace, interiore e planetaria? Uomo “naturale” e protoambientalista? Uomo missionario? Uomo della povertà più radicale? Cosa può dire a noi uomini del terzo millennio un Uomo del 1200? Aspetti che non potrei affrontare compiutamente ma di questo caleidoscopio due sono le “facce” che vorrei percorrere e che sono testimonianza di umiltà, saggezza e profezia e che danno un indirizzo all’impegno e alla vita dei nostri giorni.

La prima: l’amore e il rispetto che Francesco nutriva per la natura; come la considerava, come la trattava, come con essa conversava, designano una sensibilità, una mitezza ed una dolcezza d’animo che trova il suo apice nel meraviglioso Cantico delle Creature. Tutto ciò che lo circonda, sotto e sopra i suoi piedi parla di Dio, tutto è fratello e sorella, una bontà descritta quando la cecità ormai è in stato avanzato, sì perché le cose più dolci e belle si dicono ad occhi chiusi.

E’ interessante notare come noi uomini del terzo millennio abbiamo atteso il Protocollo di Kyoto (1997), poi gli Accordi di Parigi (2015) per accorgerci dei cambiamenti climatici, dell’effetto serra, dell’innalzamento delle temperature marine, degli alluvioni, della contaminazione alimentare e degli allevamenti intensivi, insomma, per capire che Madre terra si stesse ribellando al nostro intenso sfruttamento, alla depredazione delle risorse minerarie e naturali, all’inquinamento del suolo, che invece di custodire questa unica Sorella terra, l’abbiamo avvelenata e sottomessa all’ingordigia umana. San Francesco, invece, già otto secoli prima ci invitava ad amare la terra a custodire il Creato, tutto il firmamento, in piena sintonia col disegno del Creatore.

La seconda: Francesco Uomo di pace. Che attualità, che profezia, un uomo ricco che si fa povero sull’altare della fratellanza universale. In un’epoca di parole armate e di guerre a puntate il suo messaggio ci interpella, ci scuote. Noi uomini del terzo millennio e dell’uranio arricchito come rispondiamo? In piena crociata, quando schiere di eserciti marciavano per liberare la Terra Santa dagli infedeli, il nostro Santo, disarmato e semplice come un agnello, volle incontrare il sultano musulmano Malik al-Kamil, un gesto che inquieta lo stesso sovrano espertissimo militare e lo mette in crisi. Come mai, si chiede il sovrano musulmano, un uomo disarmato, voglioso solo di dialogo e abbracci in un clima di odio e guerra vuol raggiungere la mia tenda e parlarmi? Una sconvolgente attualità, un vigoroso messaggio per i potenti dei nostri tempi dediti nei loro bunker a decidere la gittata e gli obiettivi dei loro missili. Francesco, uomo del dialogo e della fratellanza da otto secoli, lancia all’umanità intera l’invito al rispetto e alla concordia dell’unica famiglia umana planetaria possibile.

A 800 anni dalla morte di San Francesco e in quest’anno giubilare l’umanità intera, credente e non credente, viene interpellata da questo Uomo per dare un senso al nostro esistere, per riscoprire la sorgente autentica della fratellanza umana e difendere l’unico e solo pianeta che abbiamo a disposizione.

Ad Assisi la cerimonia per l’ottavo centenario del transito di san Francesco: monsignor Sorrentino insieme al sindaco della cittadina umbra (ANSA)

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