Matera: secondo convegno regionale della comunità dei diaconi. Enzo Petrolino racconta le radici storiche del ministero

Sabato 16 maggio, nell’Auditorium della Casa di Spiritualità Sant’Anna in Matera un’intensa giornata di formazione e confronto per diaconi, aspiranti diaconi e le loro spose. Un convegno organizzato da don Gerardo Cerbasi, direttore del Servizio per il Diaconato Permanente in Basilicata.

Una dozzina di diaconi, circa 20 aspiranti e una trentina di spose, alla presenza dei vescovi Davide Carbonaro e Benoni Ambarus, hanno partecipato al convegno promosso dal Servizio Regionale per il Diaconato Permanente.

Tema del giorno: un excursus storico del ministero diaconale, a partire dalla Chiesa apostolica sino alla svolta, ancora in atto, impressa dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Il tutto è stato tracciato nella ricca e appassionata relazione offerta da Enzo Petrolino, presidente della Comunità del diaconato in Italia.

Dopo i tempi antichi, un ripristino solo in teoria con il Concilio di Trento

Dopo il quinto secolo il diaconato è andato praticamente scomparendo come ministero a sé stante, per essere ripristinato solo in linea teorica con il Concilio di Trento (1545-1563); di fatto, fu il Concilio Vaticano II a riscoprire e rilanciare questa realtà.

L’intuizione nasce nel secondo dopoguerra in Germania tra macerie belliche, deportazioni e reclusioni: Hannes Krämer sentiva forte la vocazione a formarsi per l’aiuto dei bisognosi per essere segno della Chiesa dove altrimenti questa era assente: a Friburgo nasceva, nel 1951, una prima comunità di sette diaconi.

Questa spinta dal basso intercettò l’attenzione di Pio XII e, successivamente, la grande consultazione della Commissione Antipreparatoria del Concilio (1959). Quest’ultima raccolse diversi pareri che incoraggiavano l’ordinazione di uomini coniugati da parte dei vescovi di tutto il mondo, in particolare da parte delle Chiese orientali, con una declinazione del ministero diaconale pensato in termini più caritativi nella visione europea, e come sostituzione o affiancamento dei presbiteri affaticati dalle incombenze missionarie nell’idea dei vescovi del terzo mondo.

Il diaconato: oggetto di votazioni durante il Concilio

Accanto ai timori che il diaconato uxorato insidiasse il celibato sacerdotale, emersero voci profetiche come quella del card. Suenens, belga, copresidente del Concilio, corroborata da teologi del calibro di Karl Rahner e Joseph Ratzinger. Suenens invitò ad avere fede nella grazia del sacramento, immaginando il diacono come ponte teso tra la gerarchia e il popolo di Dio.

Il punto di approdo di questo cammino è il numero 29 della Costituzione conciliare sulla Chiesa, la Lumen Gentium (1964), che sottolinea che è il diaconato è istituito non ad sacerdotium (per offrire il sacrificio), ma ad ministerium Episcopi (a servizio del vescovo) e indica i principali compiti del diacono.

Il numero 29 della Lumen Gentium,
ultimo punto del capitolo sulla gerarchia della Chiesa prima di trattare dei laici,
fu sottoposto a votazione in ognuno dei punti che lo costituiscono.
Fu rigettata la proposta di ammettere al diaconato giovani celibi
senza il successivo vincolo del celibato.

Enzo Petrolino definisce quello del diaconato un ministero “elastico”, come elastica è ogni realtà capace di adattarsi perché finalizzata al servizio. Ha richiamato, tra i compiti principali del diacono quelli ereditati dalla tradizione paleocristiana, il triplice servizio della liturgia, della Parola (da spezzare con lo studio e la lectio divina) e della carità: il diacono è storicamente “l’occhio del Vescovo” che scruta le povertà e le solitudini per portarle al pastore.

Il diaconato è un ministero che esige comunione con il presbiterio, evidenzia Petrolino rifacendosi alla preghiera di ordinazione diaconale, che invita i presenti a meditare per riscoprire l’essenza del proprio essere diaconi, e che deve fondarsi, oggi come allora, su due pilastri irrinunciabili: l’umiltà e la gratuità del servizio.

Enzo Petrolino: “Non ha senso parlare di diaconato ‘permanente’
dopo 60 anni vita di questo ministero.
Al limite sarebbe il caso di specificare quanto il diaconato è in vista del sacerdozio”.
Mons. Davide Carbonaro: “Il carattere diaconale rimane finanche nel vescovo
che indossa la dalmatica, segno di servizio”.
Inoltre, tra i titoli del papa c’è quello di “servo dei servi”.

Il diaconato, è stato osservato, rappresenta una realtà in crescita nella nostra regione: se 51 anni fa a Potenza veniva ordinato il primo diacono – come emerso dalla relazione storica a cura di don Gerardo Lasalvia – nel solco del forte impulso impresso da mons. Rocco Talucci, vescovo di Tursi dal 1988 al 2000 e tra i relatori della giornata, oggi si contano circa 40 diaconi permanenti e 30 aspiranti diaconi. Ma siamo pastoralmente pronti?

I gruppi di lavoro

Quattro gruppi di lavoro hanno scandito il resto della giornata: tre per i diaconi e gli aspiranti e uno per le loro spose.

Dal confronto è emersa una realtà bella e varia. Lo ha sottolineato Maria Pina Rizzi, segretaria della Comunità del diaconato in Italia, che ha guidato il gruppo delle spose e ha commentato: “Incontrarsi è sempre molto positivo per creare una rete di condivisione: il confronto reciproco aiuta a camminare e durante l’anno ci sono appositi webinar per le spose dei diaconi”.

Inoltre – ha proseguito Maria Pina Rizzi – “l’altro dato interessante è che nessuna delle spose ambisce a equipararsi al ministero del marito, magari facendosi chiamare ‘diacona’ ed è chiara la coscienza che questo ministero nasce nel contesto del matrimonio e che è fondamentale il camminare insieme e, in ogni occasione, la condivisione della sposa del diacono”.

“È molto viva l’attenzione alle spose e alla famiglia del diacono nell’odierna pastorale diaconale”, aggiunge Terenzio Cucaro, membro del Servizio per il Diaconato Permanente in Basilicata, sottolineando che oggi ormai si parla di “coppie diaconali”, “famiglie diaconali” e che “molte delle nostre vocazioni diaconali sono nate nell’ambito dell’equipe di pastorale familiare diocesana”.

Mons. Pierdomenico Di Candia,
delegato episcopale del Servizio per il Diaconato permanente per la nostra Diocesi:
rimane da definire con chiarezza l’identità del diacono,
configurato a Cristo-servo, ancor prima che dettagliarne i ruoli.

“Solo aumentando le esperienze in tal senso nella nostra regione sarà possibile definire meglio il profilo del diacono”, ha commentato ancora mons. Pierdomenico Di Candia, al di là del fatto che, alle volte, come ha sottolineato Paolo Chieco, uno degli aspiranti al diaconato, la presenza dei diaconi ancora genera qualche difficoltà, nell’esercizio della corresponsabilità tra i presbiteri, magari i più giovani, e i laici.

Ad ogni modo, i diaconi stanno maturando una presenza significativa in diversi ambiti ecclesiali. Tra gli esempi virtuosi figurano l’animazione di realtà sanitarie, come l’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e il centro geriatrico San Raffaele, e la guida di comunità rurali, come quella di Caprarico nel territorio di Tursi.

È emersa però anche la riflessione sulla maggiore necessità di un costante supporto vocazionale da parte dei presbiteri per incoraggiare nuove ordinazioni. Anche i due vescovi presenti nei diversi momenti della giornata hanno espresso la loro stima rispetto alla figura del diacono e alle specifiche attività che compiono nelle nostre realtà.

Una bella giornata conclusasi in un clima di gioia, gratuità e ottimismo per i passi in avanti compiuti dal coordinamento regionale e dalla collaborazione tra le diocesi.

L’auspicio, come ha concluso Paolo Chieco, è “che il diaconato sia segno efficace di grazia e strumento della diaconia stessa della Chiesa, in costante dialogo con il mondo per annunciare Cristo speranza degli uomini, specialmente ai poveri del nostro tempo”.

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