
Bisogna dare atto a Papa Leone XIV di tanta chiarezza e di tanta coerenza.
Ha indetto, solennemente avviato e concluso un Concistoro straordinario per discutere questioni di speciale rilievo per tutta la Chiesa.
A Roma sono stati convocati i Cardinali di tutto il mondo: sono 280.
All’ordine del giorno grandi tematiche e problemi di attualità per la Chiesa Cattolica.
Utilizzato un metodo di lavoro definito sinodale: ascolto e confronto condiviso, in attuazione di una frase esplicativa di papa Francesco: “Camminare insieme”. E questo a tutti i livelli della Chiesa, parrocchiale, diocesano, universale, con il coinvolgimento di fedeli e consacrati, di tutti i battezzati.
“Che questi incontri ci aiutino a imparare sempre più a «lavorare insieme nel servizio della Chiesa» e a proseguire «una conversazione che mi aiuti nel servizio della missione di tutta la Chiesa».”
Non è solo una richiesta di aiuto, ma la scelta, l’applicazione di un metodo solennemente scelto.
Due le occasioni nelle quali il Santo Padre, rivolgendosi ai Cardinali, ha parlato loro dei “quattro temi sui quali concentrare il nostro lavoro“:
- nel discorso di apertura (Aula Paolo VI – Venerdì, 26 giugno 2026)
- nella Santa Messa con Il Collegio Cardinalizio – Omelia del Santo Padre Leone XIV Basilica di San Pietro – Venerdì, 26 giugno 2026”.
Ecco i temi indicati dal Papa sui quali si è sviluppato il dibattito/confronto del Concistoro:
1) Anzitutto siamo invitati a contemplare il mondo nel quale la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo. Prima di domandarci che cosa fare, occorre sostare davanti alla realtà, guardandola con gli occhi della fede e lasciandoci interrogare dall’ascolto dei fratelli.
2) Rifletteremo insieme sulla cultura della potenza e sulla civiltà dell’amore. Ma Nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitto, di sopraffazione e di frattura che attraversano oggi le nostre società.
Per questo il discernimento che siamo chiamati a compiere riguarda tutti e interpella la missione della Chiesa in ogni contesto.
L’Enciclica Magnifica humanitas ci offre alcune chiavi preziose per leggere questo tempo.
Mi interessa soprattutto ascoltare
- come queste pagine risuonano nelle vostre Chiese,
- quali interrogativi suscitano,
- quali prospettive aprono,
- quali passi suggeriscono.
Una enciclica continua infatti il suo cammino quando viene accolta, interpretata e incarnata nella vita concreta delle Chiese.
3) La terza sessione:
approfondirà ancora la Magnifica humanitas, interrogandosi sul contributo che la Chiesa può offrire alla costruzione del bene comune.
La Dottrina sociale della Chiesa ci ricorda che il bene comune non nasce spontaneamente, ma domanda responsabilità condivise.
Per la Chiesa questo assume una forma ben precisa:
uno stile sinodale al servizio della missione del Regno. Lo ricorda l’Enciclica, aggiungendo che questo richiede:
. attenzione al modo in cui si prendono le decisioni e
. si esercitano le responsabilità,
. nella trasparenza,
. nella valutazione e
. nella corresponsabilità.
4) Infine, dedicheremo una sessione al cammino di attuazione del Sinodo.
Questa ultima sessione non apre un tema nuovo, ma raccoglie e mette in relazione quanto avremo condiviso nelle sessioni precedenti.
Di fronte
. alle ferite del mondo,
. alla costruzione del bene comune e
. alla missione della Chiesa,
la sinodalità indica un modo di procedere:
. ascoltare,
. discernere e
. assumere insieme la responsabilità delle scelte che il Signore ci affida.
La sinodalità non è anzitutto un insieme di procedure; come ho avuto modo di dire più volte, la sinodalità è un atteggiamento, un’apertura, una disponibilità a comprendere.
Talvolta essa è stata interpretata come una diminuzione dell’autorità.
In realtà essa ci aiuta a comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste
per custodire la comunione,
favorire la partecipazione di tutti e
orientare il cammino comune della Chiesa.
L’incipit dell’omelia del Santo Padre, immette immediatamente nel mistero:
“Ci siamo radunati attorno all’altare del Signore, presso la tomba di San Pietro, per iniziare Il Concistoro. Veniamo a celebrare questa Eucaristia provenendo da ogni parte del mondo: insieme alla nostra vita, offriamo dunque a Dio le comunità e i popoli che portiamo nel cuore, così come i progetti e le esperienze pastorali, liete e faticose. Questa varietà di affetti e di pensieri ora si concentra: trova cioè quel centro luminoso, che è Cristo”.
Una riflessione appropriata circa la centralità del lavoro che ci si accinge a compiere, illuminati dalla Parola di Dio. “Carissimi, dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato vorrei trarre alcune indicazioni per il nostro discernimento di questi giorni”:
- In primo luogo, l’esempio dei santi Pietro e Paolo ci incoraggia a condividere nella fede la vera libertà.
E’ Cristo stesso che ci invia nel mondo come successori degli Apostoli per:
- Annunciare il Vangelo,
- celebrare i Sacramenti e
- dedicarci al gregge del Signore, Pastore buono.
- La fede è quella virtù, mai scontata, che dà vita alla Chiesa, perché corrisponde alla grazia che nutre i tralci dell’unica vite.
- In secondo luogo, chiediamo il dono della pace nell’unità.
Mentre invitiamo tutti i popoli alla fede, nella quale siamo davvero liberi, tensioni internazionali e conflitti feriscono gravemente la famiglia umana. Tuttavia, non mancano, anzi, si moltiplicano nella Chiesa e nel mondo iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia, del diritto, semplicemente dell’umano. Questo è motivo di speranza, perché attesta la bellezza dell’opera di Dio, il quale ci ha creati a sua immagine e somiglianza, come segno della sua gloria nel mondo. Quando questo segno viene ferito, tutti siamo feriti. Quando è corrotto, tutti ne soffriamo. Quando è ucciso, tutti ci sentiamo lacerati.
Perciò la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche.
L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati. Non si tratta solo di un dato biologico: è un principio etico.
La pace è un dovere di giustizia perché siamo un’unica famiglia umana, una magnifica humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore.
Mentre annuncia il Vangelo, tra gioie e persecuzioni, la Chiesa non è mai di parte: è per tutti, e a ciascuno rivolge l’identica parola di conversione e di salvezza.
- In terzo luogo, gustiamo oggi e sempre la concordia nell’obbedienza, cioè nell’ascolto che riconosce il dono del Verbo, fatto carne per noi.
L’attuazione del Sinodo, per la quale ci stiamo impegnando, invita tutti
- a procedere nell’unità della fede,
- nella promozione della pace,
- nell’obbedienza alla Parola vivente, che è Gesù.
In questa luce «gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo una costante attenzione per cercare di esprimere le verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità» (Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 41). L’unico Verbo, fatto uomo, si esprime difatti in tutte le lingue: il Cristo morto e risorto è la vite vera, che porta frutto mediante tutte le culture che i cristiani trasformano dall’interno.
Così, mentre appassiscono le ideologie del mondo, lo Spirito Santo fa fiorire nella Chiesa:
- l’intesa fraterna,
- la carità,
- lo slancio missionario.





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