Due luglio: non solo la Festa della Bruna ma anche il compleanno di Caritas Italiana. 55 anni a servizio della Chiesa, dei poveri, del mondo

“Festeggiare ogni anno, in tutta Italia, l’anniversario della fondazione della Caritas significa rendere grazie a Dio per questo atto profetico di San Paolo VI”, ha commentato l’arcivescovo Benoni dopo il taglio della torta. Agli utenti della mensa Caritas diocesana ha offerto il pranzo della Bruna e il buono per una colazione.

“Tanti auguri a noi” ha cantato una rappresentanza degli operatori Caritas, tra cui il vicario generale don Angelo Gioia – direttore della Caritas di Matera-Irsina – e Lucia Surano, accanto al vescovo Ambarus, che da maggio 2026 è Presidente di Caritas Italiana e ha dato il primo taglio alla torta di questo compleanno di metà decennio festeggiato alla Mensa della Fraternità “Don Giovanni Mele”.

Sì, Caritas Italiana nasce il 2 luglio 1971 per volontà di Papa Paolo VI, in sostituzione della Pontificia Opera di Assistenza (POA), sino ad allora operante.

L’organismo fu fortemente voluto per riflettere lo spirito del Concilio Vaticano II, con l’obiettivo di passare da una semplice assistenza materiale a una vera e propria promozione della giustizia sociale ed evangelizzazione.

Tutta la rete Caritas
a livello nazionale, diocesano e delle singole comunità
è una ricchezza immensa.
Il compito: essere le prime sentinelle che guardano gli ultimi.
Festeggiare il suo compleanno
vuol dire rinnovare questo senso di gratitudine
e l’impegno a portare avanti la sua missione.

Mons. Benoni Ambarus

Caritas Italiana: uno dei frutti del Concilio

Il Concilio Vaticano II ha ripensato profondamente il ruolo della Chiesa nel mondo, spingendola a farsi carico degli ultimi in modo maturo e comunitario.

La Caritas non è semplicemente un’organizzazione non governativa, ma un vero e proprio organismo pastorale. Il suo scopo non è solo soccorrere i bisognosi, ma educare tutta la comunità cristiana all’amore disinteressato e alla condivisione.

Ispirandosi direttamente ai documenti conciliari, in particolare alla costituzione Gaudium et spes e al decreto Apostolicam actuositatem, la Caritas ha introdotto un metodo innovativo basato su tre principi:

  • Funzione pedagogica: formare le coscienze, educando la comunità ad aprire gli occhi sulle povertà del territorio e a farsi carico dei problemi.
  • Promozione della giustizia: Caritas non si limita a distribuire aiuti, ma lavora per rimuovere le cause dell’emarginazione e promuovere lo sviluppo integrale di ogni persona.
  • Metodo dell’ascolto: Ha istituito strumenti capillari come i Centri d’Ascolto e gli Osservatori delle Povertà per comprendere i bisogni reali prima di intervenire.

La nascita della Caritas ha trasformato la carità
da un’attività delegata a pochi enti specializzati
a un dovere e una missione che coinvolge
ogni singola parrocchia e ogni credente,
da una semplice assistenza materiale
a una vera e propria promozione
della giustizia sociale ed evangelizzazione.

Il report della Caritas diocesana: la parrocchia come “soglia”

A proposito di ascolto e osservatori della povertà, nella scorsa primavera, la Caritas diocesana ha somministrato una serie di questionari a operatori e parroci per monitorare le trasformazioni sociali in atto nel territorio.

I risultati sottolineano la forte capacità delle parrocchie di intercettare i bisogni grazie al loro radicamento locale. Emerge in particolare il concetto della parrocchia come «soglia»: uno spazio aperto capace di stare tra il dentro e il fuori, tra la dimensione religiosa e quella sociale, costruendo relazioni anche con persone lontane dai percorsi ecclesiali tradizionali.

Sul fronte delle criticità, lo studio evidenzia come la maggior parte delle collaborazioni territoriali si sviluppi ancora in modo informale, rischiando di limitare la continuità delle azioni. Non mancano poi fragilità strutturali come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la fatica a coinvolgere le nuove generazioni.

Il taglio della torta per festeggiare l’anniversario di Caritas Italiana

I numeri della povertà nel territorio

Nel corso del 2025, la Caritas locale ha preso in carico 837 nuclei familiari (circa 2.500 persone assistite, divise equamente tra italiani e stranieri), effettuando 4.865 interventi e stanziando oltre 370 mila euro in aiuti (casa, salute, servizi di prossimità).

I dati confermano una forte multidimensionalità del bisogno: la povertà non è solo economica, ma si intreccia con la precarietà lavorativa (con una presenza consistente di disoccupati e working poor) e con una preoccupante crescita della povertà sanitaria.

Bisogna allenare tutte le comunità parrocchiali
a prendersi cura dei più bisognosi
sino a consentir loro di dire:
“Anche la tua vita può servire all’edificazione del Regno di Dio: non è inutile”.

Mons. Benoni Ambarus

La sfida per le Caritas diocesane e parrocchiali

“La sfida della Caritas oggi – riflette il nostro arcivescovo, ricco della sua esperienza romana di Vescovo Ausiliare per la Diaconia della Carità – è un dialogo costante con l’amministrazione di turno, con gli assistenti sociali, con gli assessori alle politiche sociali a livello di singola comunità. Da questo punto di vista, ecco, la Caritas a livello nazionale sta promuovendo tutto il discorso dell’advocacy, e questo è un tema sul quale bisogna tanto lavorare ancora”.

Le tre priorità per Carias Italiana per mons. Ambarus

Mons. Ambarus riferisce che “oggi una delle fonti maggiori di povertà è il non avere casa, un tetto dignitoso: una preoccupazione e, per tanti versi, un dramma per tanta, anzi troppa gente. E la Caritas Italiana su tutto il territorio — anche nazionale, delle diocesi — sta già lavorando in qualche modo su questo, ma non è pensabile potere dire: ci pensiamo noi. C’è necessità impellente di politiche nazionali serie sull’abitare”. 

“Il secondo filone di povertà, appunto, è questo dei cosiddetti ‘lavoratori poveri’. Cioè, troppa gente lavora e, nonostante questo, non ce la fa: quanto mai opportuno pensare alla ridistribuzione del reddito, aumentare il reddito per i più fragili”.

Infine, strettamente legata al precedente, la necessità di politiche lavorative: “Sta prendendo un po’ troppo piede la moda dei bonus: il bonus, può essere pensato per un periodo, sa di elemosina. Mentre, appunto, bisogna entrare nell’ottica di dare strutturalmente maggiori diritti alle persone. Questo su tutti i livelli: anche noi come Chiesa dobbiamo lavorare molto su questo”.

In questi 55 anni, la storia di Caritas Italiana si è intrecciata indissolubilmente con le grandi emergenze e le trasformazioni sociali dell’Italia e del mondo. I momenti spartiacque sono stati numerosi:

  • I grandi terremoti: Dal Friuli (1976) all’Irpinia (1980), fino ai sismi più recenti, dove Caritas ha inventato il modello dei “gemellaggi” tra diocesi, portando non solo aiuti materiali, ma una presenza fraterna prolungata nel tempo.
  • L’obiezione di coscienza e il servizio civile: Caritas è stata pioniera nell’accoglienza dei giovani obiettori, scommettendo sulla nonviolenza e sulla cittadinanza attiva.
  • I Centri di Ascolto e gli Osservatori: Strumenti innovativi nati per intercettare le nuove povertà, dando voce a chi non l’aveva e trasformando il dato statistico in volti e storie.
  • Le sfide globali: Dalle grandi migrazioni alle crisi economiche, fino alla pandemia, Caritas ha saputo abitare le periferie esistenziali, stimolando le istituzioni e offrendo risposte profetiche ai bisogni emergenti.

Oggi, fedele al mandato dei “tre binari” indicatole da Papa Francesco – la via dei poveri, la via del Vangelo e la via della creatività –, Caritas Italiana continua a essere un cantiere aperto di speranza, capace di leggere i segni dei tempi e di tessere legami di pace in un mondo frammentato.

Mensa della Fraternità “Don G. Mele”, 19/07/2025: un altro taglio di torta con l’arcivescovo Benoni, nel giorno del suo ingresso in Diocesi

Oggi è il compleanno di Caritas… e noi vogliamo festeggiare con te!

Un bel pranzo ricco con tanto di torta finale è stato preparato da un ristoratore locale ed è statodonato della Caritas diocesana agli utenti della mensa per il giorno della Bruna, assieme al buono per una colazione da consumare entro il prossimo 3 ottobre presso un bar di Matera.

Un segno di vicinanza e di sensibilità, perché – ancora le parole di mons. Ambarus –:

anche la festa [qual è un anniversario, o la Bruna] non può non essere una festa che deve guardare verso gli ultimi.

Viviamo in una società dove vediamo solo i primi. A volte li invidiamo, a volte li vogliamo emulare, e quindi è facilissimo che gli ultimi vengano semplicemente dimenticati.

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