Materano, 40 anni, Roberto Andrisani ha iniziato nel 2018 il suo percorso formativo nel Seminario “San Pio X” di Catanzaro, divenendo un ideale ponte tra Basilicata e Calabria, regione d’origine dell’allora arcivescovo mons. Antonio G. Caiazzo, che inviò Roberto proprio nel seminario in cui lui stesso si era formato.
“Fin da bambino – racconta Roberto – sono sempre stato profondamente legato alla Chiesa. Porto ancora nel cuore il ricordo dei pomeriggi trascorsi nella chiesetta della Scordata, dove andavo a suonare le campane per richiamare il gruppo di donne che, ogni giorno alle tre del pomeriggio, si riuniva per recitare il Santo Rosario. Erano gesti semplici, vissuti con la spontaneità dell’infanzia, ma che, col tempo, avrei compreso essere i primi passi di un cammino che il Signore stava già preparando per me.
Crescendo, dopo aver concluso gli studi, ho lavorato per molti anni al Caffè Tripoli. Esteriormente non mi mancava nulla: avevo un lavoro, una quotidianità stabile e tante soddisfazioni. Eppure, nel profondo del cuore, avvertivo un vuoto che nessuna realtà terrena riusciva a colmare. L’unico luogo in cui ritrovavo pace era davanti al Signore presente nel Santissimo Sacramento. In quei momenti di silenzio e di preghiera nasceva dentro di me una domanda sempre più insistente, alla quale sentivo di non poter più sottrarre il cuore. Così ho iniziato a interrogarmi seriamente sulla mia vita e sulla volontà di Dio, cercando consiglio e confronto. Ho condiviso questo cammino con l’allora parroco di San Giacomo, don Biagio Colaianni, che ha accolto, accompagnato e seguito con paterna attenzione la nascita e la maturazione della mia vocazione.
Dopo un attento e sincero discernimento, ho scelto di lasciare tutto per rispondere alla chiamata del Signore. Nel 2018, per volontà di Mons. Caiazzo, ho iniziato l’anno propedeutico presso il Pontificio Seminario Teologico Regionale ‘San Pio X’ di Catanzaro. Lì, ho vissuto sette anni intensi e ricchi di grazia, durante i quali ho potuto crescere umanamente, spiritualmente e pastoralmente, consolidando giorno dopo giorno la mia risposta a quella chiamata che il Signore aveva seminato nel mio cuore fin dall’infanzia”.

L’esperienza pastorale a Catanzaro: “Roberto è buono come il pane di Matera”
Roberto Andrisani ha vissuto una prolungata immersione nel tessuto socio-ecclesiale calabrese, avendo svolto per tre anni le attività pastorali direttamente all’interno della Parrocchia San Pio X di Catanzaro. Questa significativa esperienza sul campo ha forgiato il suo profilo ministeriale: il contatto quotidiano con le necessità dei fedeli ha trasformato la teologia appresa in seminario in un servizio concreto, preparando l’accolito a rivestire i panni del diacono con una spiccata attitudine all’ascolto.
Le doti umane del giovane sono state pubblicamente sottolineate da una figura storica del clero calabrese. Mons. Franco Isabello l’ha infatti definito “buono come il pane di Matera”.
Le tappe verso il grande passo dell’ordinazione
- Ammissione agli Ordini Sacri: mercoledì 27 marzo 2024, durante la solenne Messa del Crisma nella Basilica Cattedrale di Matera, assieme ad altri quattro seminaristi della diocesi.
- Lettorato: giovedì 16 maggio 2024, nella Cappella “SS. Pietro e Paolo” del Pontificio Seminario Teologico Regionale “S. Pio X” di Catanzaro.
- Accolitato: sabato 23 novembre 2024, primi vespri della solennità di Cristo Re, nella sua parrocchia d’origine, San Giacomo, in Matera, in occasione della celebrazione diocesana, presieduta dall’arcivescovo Caiazzo, della Giornata della Gioventù.
Nell’ultimo anno, Roberto è stato operativo a Irsina: un tirocinio in Diocesi che Roberto definisce “pienamente positivo” in cui ha affiancato il parroco della Cattedrale don Giuseppe Diperna in un’altra esperienza pastorale ricca di attività con i ragazzi, momenti di forte spiritualità, veglie di preghiera e conoscenza di una realtà di accoglienza per migranti che gestisce il parroco.

Concattedrale di Irsina, veglia di preghiera con i missionari martiri, 26/03/2026
“Oggi – continua Roberto – mi ritrovo alla vigilia della mia ordinazione diaconale e non posso che elevare al Signore un profondo rendimento di grazie per tutto ciò che ha compiuto nella mia vita. Guardando al cammino percorso, riconosco con commozione la sua presenza fedele e la sua guida costante. Con la stessa fiducia affido a Lui il futuro, certo che continuerà a operare meraviglie, perché la sua grazia non smette mai di accompagnare e sostenere chi si affida alla sua volontà. Sono giornate intense di preparazione che ho voluto affidare nondimeno allo sguardo della Vergine: è giunta proprio questo pomeriggio a Irsina l’effige della Madonna della Bruna, patrona della nostra arcidiocesi e già protettrice del clero di Matera. Cosa c’è di meglio alla vigilia della mia ordinazione diaconale?”.
La Madonna della Bruna a Irsina: un desiderio di Roberto
È don Francesco Di Marzio a celebrare la Messa di questa sera, mentre nei prossimi tre giorni si avvicenderanno altri sacerdoti. La peregrinatio della Bruna è ormai una tradizione degli ultimi tre anni, un desiderio particolarmente sentito da Roberto per Irsina, dove – essendo molto diffuso il culto per Sant’Eufemia – la devozione per la patrona della diocesi è forse meno sentita.
La declaratio insieme a don Domenico Pepe: giovedì 16 luglio
Giovedì 16 luglio alle ore 12:00, nel Salone degli Stemmi dell’Episcopio, insieme a don Domenico Pepe (che si prepara all’ordinazione presbiterale dell’8 agosto), Roberto celebrerà l’atto ufficiale della declaratio.
Con questo rito dichiarerà pubblicamente di essere pienamente consapevole degli impegni dell’Ordine Sacro e di volerli abbracciare liberamente per tutta la vita, in primis il celibato e l’obbedienza. L’atto prevede la professione di fede accompagnata dal giuramento di fedeltà alla Chiesa e la sottoscrizione dei documenti ufficiali che, davanti al Vescovo e al Cancelliere diocesano, verbalizzano quanto dichiarato a voce.
Il triduo di preghiera a Irsina
Lo stesso 16 luglio inizierà un triduo di preghiera nella Cattedrale di Irsina, dove Roberto ha svolto il suo tirocinio. Si alterneranno nella celebrazione diversi sacerdoti e, dopo la liturgia eucaristica delle 18:00, sono previsti momenti di preghiera e formazione:
- Giovedì 16 luglio, la veglia di preghiera vocazionale con Adorazione Eucaristica, presieduta dal diac. Domenico Pepe.
- Venerdì 17 luglio, una catechesi sul diaconato a cura della prof.ssa Maria Pina Rizzi.
- Sabato 18 luglio, una catechesi mariana a cura di don Angelo Gallitelli.

L’intensa settimana, che inizia oggi con l’arrivo dell’effige a Irsina, si concluderà domenica 19 luglio con la Santa Messa delle ore 11:00 e, a seguire, con l’Atto di affidamento a Maria SS. della Bruna e il rientro dell’effige a Matera.
Due serate di preghiera anche a San Giacomo
Anche nella parrocchia di San Giacomo a Matera, tra il popolo di Dio in cui Roberto ha accolto e maturato la sua chiamata, sono stati programmati due momenti di preghiera nei giorni in cui la comunità si prepara a festeggiare il suo titolare:
- Martedì 21 luglio: Santa Messa celebrata nel cortile di via Fermi 71, a cui seguirà una veglia di preghiera guidata da don Filippo Emanuele Grillo (diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea), amico del futuro diacono. Entrambi i momenti saranno animati dal coro della Concattedrale di Irsina.
- Giovedì 23 luglio: Santa Messa per le vocazioni presieduta da don Mario Spinocchio, rettore del Pontificio Seminario Teologico “San Pio X” di Catanzaro, dove Roberto ha studiato. A seguire, un concerto nel cortile della chiesa eseguito dal Gruppo “D!mant Gen Rosso Local Project”.

Venerdì 24 luglio alle ore 18:00 si terrà la solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons. Benoni Ambarus, con l’ordinazione diaconale dell’accolito Roberto Andrisani. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming dall’emittente diocesana Logos – Le ragioni della Verità.
Invitiamo la comunità diocesana a sostenere con la preghiera il candidato al diaconato in queste giornate di preparazione prossima e caldeggiamo, per quanto possibile, la partecipazione ai momenti di preghiera proposti.
La figura del diacono affonda le sue radici nelle prime comunità cristiane, richiamando la scelta dei Sette operata dagli Apostoli negli Atti per la cura dei bisognosi, tra i quali spicca Santo Stefano, protomartire.
Il termine stesso, derivato dal greco diakonia, ne definisce l’essenza intima: il servizio. Come sottolineato dal magistero ecclesiale e dai testi patristici, il diacono non è ordinato per il sacerdozio, bensì «per il servizio del Vescovo» e del popolo di Dio, configurandosi a Cristo che «non è venuto per essere servito, ma per servire».
Il diaconato rappresenta il primo dei tre gradi dell’Ordine Sacro. Il suo ministero, che imprime un carattere sacramentale indelebile, si articola storicamente su tre pilastri fondamentali:
la liturgia
la predicazione
la carità.
Il diacono, nello specifico, assiste il Vescovo e i presbiteri durante la celebrazione, distribuisce l’Eucaristia, proclama il Vangelo, tiene l’omelia, guida le esequie, può amministrare il Battesimo e benedire le nozze. Inoltre, ai diaconi vengono spesso affidati ruoli di responsabilità nelle Caritas diocesane, nelle carceri e negli ospedali, come declinazione pratica del servizio.
La Chiesa distingue oggi due modalità di questo ministero:
- il diaconato “transeunte”: vissuto come tappa propedeutica dai seminaristi in cammino verso il sacerdozio.
- il diaconato “permanente”: ripristinato dal Concilio Ecumenico Vaticano II, può essere conferito anche a uomini sposati che continuano a svolgere la propria professione, operando nella carità e offrendo una qualificata testimonianza nel mondo.
I segni liturgici che lo contraddistinguono sono la stola indossata in diagonale e la dalmatica. Tra gli impegni specifici del diaconato figurano la celebrazione quotidiana della Liturgia delle Ore, l’obbedienza al Vescovo e, per i diaconi transeunti, il celibato.
L’aspetto centrale del diaconato transeunte è che il carattere della diakonia (il servizio) non si cancella con la successiva ordinazione presbiterale. Al contrario, il sacerdozio integra in sé il diaconato. Un prete non smette mai di essere “servo”: questa tappa serve a radicare profondamente nel futuro pastore l’attitudine al servizio, all’umiltà e alla prossimità verso gli ultimi, sul modello di Cristo che si è fatto servo di tutti.
Auguri, Roberto, e buon cammino verso questo momento unico nella tua vita!


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