Non una santità da contemplare a distanza, ma una santità che prende forma nella storia, incontra le ferite del tempo, diventa carità organizzata, educazione, lavoro, cultura. È questa l’immagine di Sant’Annibale Maria Di Francia emersa al Villaggio del Fanciullo Sant’Antonio di Matera, durante la presentazione del volume di padre Angelo Sardone, Annibale Maria Di Francia. Declinazione della santità, edito dalla Editrice Rogate.

L’incontro, ospitato nel Salone Sant’Annibale, ha avuto il sapore di una memoria viva. Il luogo stesso lo ricordava: il Villaggio del Fanciullo rappresenta, in qualche modo, una delle traduzioni concrete di quel carisma che ha legato il nome di Annibale Maria Di Francia alla preghiera per le vocazioni, alla cura degli orfani, all’educazione dei piccoli e alla promozione integrale della persona.
Il titolo del libro ha offerto la chiave di lettura dell’intera serata. Declinare la santità significa mostrarne le forme concrete, quelle di una fede che non rimane chiusa nell’esperienza individuale ma si “coniuga” nella vita di molti, generando opere, responsabilità e presenza nella storia.
Mons. Benoni Ambarus ha sottolineato la ricchezza poliedrica di Sant’Annibale: la preghiera per le vocazioni, la cura dei poveri e degli orfani, l’obbedienza alla volontà di Dio. Una figura non riconducibile a un solo tratto, ma attraversata da molte dimensioni, tutte radicate nel Vangelo.
Particolarmente intensa è stata la sottolineatura del vescovo sulla ferita personale di Annibale, rimasto orfano di padre da bambino. Quella ferita non lo ha ripiegato su se stesso, ma è diventata sorgente di attenzione verso altri bambini segnati dalla stessa mancanza. Le ferite, ha osservato mons. Ambarus, possono schiacciare una vita, ma possono anche diventare il punto da cui nasce la cura: “Puoi anche fare in modo che in altri quelle stesse ferite siano rimarginate”.
È uno dei tratti più attuali della vicenda annibaliana: la santità non cancella il dolore, ma lo trasfigura. Non rimuove la vulnerabilità, ma la apre alla compassione. In Sant’Annibale, la ferita personale diventa responsabilità sociale.
Il libro curato da padre Sardone non nasce come una biografia unitaria ma raccoglie ventisei saggi, pubblicati nella collana Padre Annibale oggi tra il 2002 e il 2011, e scritti da studiosi diversi: religiosi, laici, sacerdoti, un cardinale, vescovi. Ventisei saggi che, pur affrontando aspetti differenti della vita e dell’opera del fondatore dei Rogazionisti, finiscono per restituire un’immagine sorprendentemente coerente.
La professoressa Doriana Nuzzi ne ha proposto una lettura originale ricorrendo all’analisi delle parole più ricorrenti nel libro: è emerso un lessico dominato da termini come Rogate, Messina, orfani, cuore, Dio, Gesù, poveri, carità, lavoro, formazione. Non si tratta di semplici ricorrenze lessicali, ha sottolineato la relatrice, ma indizi di una santità concreta, nella quale spiritualità e azione sociale non si separano.
Una santità quindi che non è confinata alla sfera religiosa ma che appare come una forza capace di incidere nella storia. Dalla preghiera per le vocazioni scaturiscono infatti la carità organizzata, l’impegno educativo, la formazione professionale dei giovani, la costruzione di opere stabili e una presenza ecclesiale capace di trasformare il tessuto sociale.

“La carità, per padre Annibale, è un sistema organizzato, non un atto occasionale”.
È forse una delle espressioni che meglio sintetizzano l’originalità del santo. La carità, per Annibale, non è emozione passeggera davanti al bisogno. Diventa metodo, istituzione, casa, scuola, laboratorio, percorso educativo. Non si limita ad assistere: rimette in cammino. Non guarda l’orfano come destinatario passivo di aiuto, ma come persona da accompagnare verso la dignità e l’autonomia. Per questo, ha ricordato Nuzzi, “l’orfano non è oggetto di beneficenza, ma soggetto di formazione”.
In questa prospettiva si comprende il valore del lavoro nelle opere annibaliane: tipografie, laboratori, calzaturifici, panifici, scuole professionali, arti e mestieri non erano semplici attività pratiche, ma strumenti di educazione integrale. Il lavoro diventava dignità, disciplina, riscatto, possibilità di futuro. “La carità vera non produce dipendenza, ma autonomia“.
La relatrice ha ricondotto il cuore del libro a tre nuclei essenziali: – la santità come azione concreta, – il lavoro come dignità, – la fede che diventa cultura.
Sant’Annibale appare così come un innovatore spirituale e sociale, capace di coniugare mistica e organizzazione, preghiera e promozione umana, carisma e istituzione.
Il professor Saverio Ciccimarra, docente di Storia nel Liceo Duni di Matera, ha collocato la figura del fondatore dei Rogazionisti dentro il grande affresco dell’Italia tra Otto e Novecento. Nato nel 1851 e morto nel 1927, Sant’Annibale visse una delle stagioni più complesse della storia nazionale con il Risorgimento che stava entrando nella sua fase decisiva, la successiva unificazione nazionale con la frattura che venne a crearsi tra Stato e Chiesa, poi l’età giolittiana, la Prima guerra mondiale e l’affermarsi del fascismo. Un arco di tempo nel quale l’Italia cambia profondamente volto sotto il profilo politico, economico e sociale.

Dentro questo scenario complesso, il filo conduttore della vita di Annibale Maria Di Francia resta la carità. Non una filantropia di facciata, ma la carità evangelica che nasce dal riconoscimento di Cristo nei poveri.
Emblematica, in questo senso, è la figura di Francesco Zancone, il povero che introduce Annibale nel quartiere Avignone, una delle zone più degradate di Messina. “Un povero lo introduce alla santità”, ha osservato Ciccimarra.
Da quell’incontro nascerà una scelta definitiva: non limitarsi a soccorrere i bisognosi, ma condividere la loro condizione e costruire per loro percorsi concreti di riscatto.
Questa carità emerge con particolare forza davanti alla tragedia del terremoto di Messina del 1908. Ciccimarra ha ricostruito il dramma di una città quasi interamente distrutta, segnata da decine di migliaia di vittime e successivamente colpita anche dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale.
Proprio in mezzo alle macerie Sant’Annibale continua la propria opera, prendendosi cura degli orfani e trasferendo alcune attività anche in Puglia dove nacquero i primi istituti di Francavilla Fontana e soprattutto di Oria, destinata a diventare uno dei principali centri dell’opera rogazionista.
Quegli istituti non furono semplici strutture assistenziali ma spazi di formazione nei quali i giovani imparavano un mestiere, acquisivano competenze e venivano preparati a una vita autonoma.
Dopo l’intervento del prof. Ciccimarra, mons. Ambarus ha ripreso brevemente la parola per consegnare all’assemblea una domanda decisiva. La memoria dei santi, ha ricordato, non può limitarsi al passato. Il Signore ha sempre donato alla Chiesa i carismi necessari nei momenti in cui ce n’era bisogno: i grandi educatori, i santi legati alla cura dei malati, le esperienze da cui sono nati ospedali e università. Ma oggi quale appello viene rivolto alla Chiesa?
La domanda del vescovo ha spostato il centro dell’incontro dal ricordo di Sant’Annibale alla responsabilità dei cristiani di oggi: “Quali sono i carismi che forse il Signore sta cercando di donare, ma sta cercando cuori disponibili per la messe?”. È un interrogativo che intercetta le disuguaglianze, le nuove povertà, la grande solitudine, soprattutto delle persone anziane, e più in generale le ferite del nostro tempo.
Da qui l’appello, rivolto anzitutto a se stesso e poi a tutti i presenti: “Qual è il mio posto oggi nella Chiesa e per l’edificazione del Regno di Dio? Io cosa sono chiamato a fare?”. Non una domanda da risolvere in astratto, né semplicemente “in coscienza”, ma “davanti al Signore”. Il vescovo ha invitato ciascuno a riconoscere che il Signore continua a cercare collaboratori, continua a distribuire doni e carismi, continua ad avere bisogno di cuori disponibili.
La testimonianza di padre Angelo Sardone ha ricondotto il percorso alla sorgente spirituale dell’esperienza annibaliana. La santità di Annibale, ha spiegato, è “una santità feriale”, “una santità della strada”, ma anche “una santità delle aule universitarie”. Una santità capace di parlare tanto alla vita quotidiana quanto alla cultura, tanto alla preghiera quanto all’organizzazione della carità.
Padre Sardone ha ricordato il momento originario dell’intuizione rogazionista. Annibale ha appena diciassette anni e non ha ancora maturato la decisione di diventare sacerdote. Nella chiesa di San Giovanni di Malta, a Messina, davanti a Gesù Eucaristia, viene colpito dall’urgenza della preghiera per le vocazioni. Prima ancora della vocazione sacerdotale, nasce in lui la vocazione rogazionista: pregare perché il Signore mandi operai alla sua messe.
L’autore ha richiamato anche la radice familiare della santità di Annibale. La madre, donna Anna Toscano, rimasta vedova a ventitré anni con tre figli e un quarto in arrivo, rappresenta una presenza decisiva nella formazione del santo. Da una famiglia segnata dalla prova nasce una storia di fecondità ecclesiale: Annibale diventerà santo; il fratello Francesco sarà sacerdote e fondatore delle Suore Terziarie Cappuccine del Sacro Cuore.
Un tratto forse meno conosciuto della personalità di Sant’Annibale Maria Di Francia è la fitta rete di relazioni spirituali che egli intrecciò con numerose figure spirituali del suo tempo: santi come don Luigi Orione, mistici come la pugliese Luisa Piccarreta e Melania Calvat, una delle due veggenti delle apparizioni di La Salette (1846) fino ai legami con numerosi sacerdoti, religiosi e laici. Emerge qui l’immagine di una santità profondamente ecclesiale, capace di crescere nella comunione dei carismi piuttosto che nell’isolamento. È la conferma di una convinzione che attraversa tutta la sua opera: i santi non camminano da soli, ma si riconoscono, si sostengono e, insieme, contribuiscono a edificare la Chiesa.
Durante la sua testimonianza (qui il link al video), padre Angelo ha raccontato il proprio incontro con il carisma rogazionista: la famiglia, il parroco don Michele Gesualdo, l’ingresso da bambino nell’istituto di Trani, il noviziato, la scoperta degli scritti di Sant’Annibale. Una storia nella quale lo studio del fondatore è diventato progressivamente parte della sua stessa vocazione.
Si può ben dire che la presentazione di questo libro ha consegnato molto più di un approfondimento storico. Ha posto una domanda aperta sulla Chiesa di oggi. Se la santità di Annibale è stata azione concreta, carità organizzata, educazione, lavoro, cultura e preghiera per le vocazioni, allora anche oggi la memoria di un santo chiede di diventare discernimento.
In un tempo segnato da solitudini, fragilità educative, disuguaglianze e fatica vocazionale, Sant’Annibale Maria Di Francia ricorda che il Signore non smette di cercare collaboratori. La sua santità non fugge dalla storia, ma la abita. E proprio per questo continua a domandare a ciascuno: dov’è Gesù? e dove sono io?
Qui di seguito è disponibile la trascrizione dell’incontro di presentazione del libro di padre Angelo Sardone.


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