Spin Time, abbiamo toccato il Fondo

Sgomberata a Roma la struttura che ospitava 400 senzatetto. La mediazione del Comune, il braccio di ferro con la società. Una dolorosa vicenda per la quale la Chiesa era da tempo mobilitata.

Pare si siano chiuse tutte le porte per una positiva soluzione della dolorosa questione dello Spin Time in via di Santa Croce a Roma, l’immobile in stato di abbandono e occupato da famiglie di senzatetto.

Su questa vicenda, ogni organo di informazione deve porsi qualche interrogativo, dovrebbe fare qualche esame di coscienza riguardo alla correttezza delle informazioni che sono state diffuse. Certamente anche la politica ha le sue colpe, ma forse le colpe maggiori sono dei tanti commentatori che si sono prestati a costruire attorno a questa tristissima vicenda narrazioni viziate da quei pregiudizi che nella lotta politica avevano la loro origine.

Perché sugli organi di informazione la vicenda è stata purtroppo presentata in maniera sommaria e messa alla stregua di battaglie condotte dai movimenti antagonisti, come quelle dei NoTav, di Askatasuna, di CasaPound, eccetera. Insomma, come un centro sociale inquadrato ideologicamente.

Invece, se pure dall’esterno poteva sembrare soltanto un centro sociale, all’interno era molto di più. Era qualcosa, e lo è ancora oggi, di estremamente drammatico e con un carico di umanità impressionante.

La Chiesa questo lo ha capito subito, già da prima che il suo coinvolgimento finisse sulle prime pagine dei giornali. Tutti ricorderanno, infatti, il gesto del cardinale Konrad Krajewski, allora elemosiniere di Papa Francesco, che nel 2019 intervenne in via di Santa Croce per “riallacciare” alla rete l’impianto elettrico dell’immobile, staccato per morosità. Questo almeno si scrisse, sebbene sia evidente a tutti che il cardinale polacco non fosse certo un elettricista e che avrebbe avuto non poche difficoltà ad attivare concretamente un vero allaccio abusivo.

Comunque sia, con il gesto del cardinale, la Chiesa cattolica si inseriva prepotentemente nel caso dello Spin Time. Anche monsignor Paolo Lojudice, oggi presidente della conferenza episcopale toscana e all’epoca vescovo ausiliare di Roma, fece sentire la sua voce in difesa di Krajewski: «Davanti a situazioni di pericolo per una persona non c’è legge che tenga».

Sì perché, se è vero che a Spin Time non erano state pagate le bollette, l’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica esponeva a gravi conseguenze i numerosi “vulnerabili” che erano presenti nella struttura, nei confronti dei quali dovrebbero pur essere assicurate tutele legali, come stabilisce la legge.

All’interno dell’immobile romano vivevano infatti circa 130 famiglie, quattrocento persone, tra i quali anziani o persone in stato di salute precaria, e quasi cento bambini, alcuni addirittura neonati. Tutta gente che non aveva un posto dove andare.

È fallita la mediazione del Comune di Roma che si era reso disponibile ad acquistare l’immobile. Anche perché, in fondo, questo non avrebbe di per sé sciolto il nodo principale: chi si assumerebbe la responsabilità della conduzione dell’immobile, con tutte le responsabilità connesse? Una questione non marginale se si pensa che il caso dello Spin Time è esploso in seguito a un incendio divampato all’interno dei locali e che ha portato a ordinare lo sgombero dell’immobile.

Altro ostacolo che è sembrato insuperabile è stato rappresentato dalla natura stessa della proprietà della struttura, affidata a Investire Sgr, società che gestisce fondi di investimento immobiliare nei quali è confluito l’immobile occupato da Spin Time, sede dismessa dell’Inpdap, istituto di previdenza dei dipendenti pubblici, ente poi assorbito dall’Inps.

Ha prevalso insomma l’interesse della rendita finanziaria sui reali bisogni delle persone. Ma si è manifestata soprattutto l’incapacità di trovare una soluzione con solide basi giuridiche. E su questo, evidentemente, non ha fallito soltanto la politica ma la stessa cultura giuridica, tanto sbandierata quando si tratta di difendere la Costituzione a parole, ma meno interessata quando si tratta di applicarla concretamente, una Costituzione che – non bisogna dimenticare – nel suo art. 38 è molto chiara in proposito di tutela dei cittadini sprovvisti di mezzi di sostentamento.

Il Vicariato di Roma ha diramato un comunicato in cui esprime il proprio rammarico per l’infelice esito delle trattative, richiamando la parabola del buon samaritano sull’opportunità di piegarsi sui bisogni dell’uomo sofferente ma anche ricordando le parole di condanna di Cristo verso quanti questo bisogno hanno ignorato, passando oltre.

È una durezza di cuore che deve preoccupare. Perché pare che si stia veramente toccando il fondo. E in effetti – passi il gioco di parole – si andava proprio a toccare un Fondo di investimento.

Severe parole sono venute dal sindaco di Roma Gualtieri che punta il dito contro la proprietà: «La proposta è stata respinta con argomenti che a nostro giudizio sono capziosi: è stata una scelta della società quella di non concludere. Mi permetto di dire solo questo alla società Investire: è vero che non c’è nessun obbligo di accettare la nostra proposta, ma è anche vero che, contrariamente a quello che hanno scritto, la loro natura di società di gestione del risparmio non gli avrebbe impedito di firmare questo accordo. Nessuno vieta anche a un fondo [di investimento, NdR] di avere un cuore. Se si vuole non avere un cuore, si fa una scelta. Ma bisogna assumersi questa responsabilità: è una scelta di non voler guardare la dimensione sociale che stava dietro questa vicenda».

Ancora più duro il richiamo dell’attivista Luca Casarini che sui social osserva che non si tratta soltanto di avere un cuore, ma anche un’anima. Perché, scrive Casarini, «Spin Time, con la semplicità del suo scegliere di applicare anche a sé stessi il “prima le persone”, in realtà sta provando a scrivere pagine del manuale necessario per imparare come si resiste alla guerra civile senza entrarci dentro».

E, vorremmo aggiungere noi, è necessario anche imparare a non cedere al ricatto – che è sempre un pregiudizio culturale prima che politico – del vecchio, triste adagio “There is no alternative” – Non c’è alternativa. Non si può censurare la cosa cui gli uomini tengono di più: la speranza di un altro mondo possibile.

La speranza spesso deve farsi strada tra percorsi difficili. Le soluzioni non si trovano mai facilmente. Ma potremmo almeno cominciare a comprendere i problemi reali. Molto utile potrebbe essere il commento, molto equilibrato, apparso a questo proposito sul quotidiano Avvenire: “Il palazzo di Spin Time a Roma è un simbolo dei paradossi all’italiana”.


Spin Time: card. Reina (Roma), “sbagliato archiviare la vicenda con il solo sgombero, la città rischia di perdere l’anima che da sempre costituisce la sua vera identità” – Agensir

Spin Time: la dichiarazione del Cardinale Vicario – Vicariato di Roma

Spin Time: la proprietà dice no alla proposta del Campidoglio – RomaSette

Spin Time, Reina: Cristo non abita nei palazzi del potere ma si identifica coi senzatetto – VaticanNews

Foto: diocesi di Roma/Gennari

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