
Il rinnovo delle promesse matrimoniali
Si ripete anche quest’anno la tradizione del triduo in cui rinnovano le promesse matrimoniali le coppie che traguardano i 10, 25, 50 e 60 anni di matrimonio. In tutto, 80 famiglie hanno festeggiato queste tappe nelle serate dedicate alla famiglia che nel decimo secolo è diventata patrona di Matera.
È stato il novello sacerdote don Domenico Pepe, incaricato dall’Associazione Maria SS. della Bruna e dal parroco della cattedrale don Angelo Gallitelli, a guidare questo triduo: una vera emozione per don Domenico celebrare nella Basilica cattedrale di Matera che lo ha visto ministrante da ragazzino, nelle novene e nei pontificali della Bruna. Sognava il momento dell’ordinazione, immaginando che forse un giorno avrebbe celebrato proprio lì, ma mai si sarebbe aspettato di predicare lì a un solo mese dall’ordinazione.


Riflessioni ispirate alla liturgia della Parola del giorno, intrise di spiritualità matrimoniale e guidate dalla figura di sant’Eustachio che, pur essendosi ritrovato lontano dalla moglie Teopista, «le si riavvicina, più unito e felice di prima, quando miracolosamente la ritrova, nella certezza più assoluta che la loro unione era fondata su di Lui e non poteva crollare».
Così, don Domenico ha colto lo spunto per ricordare che il matrimonio è una vocazione voluta dal Signore, che pertanto Lui è presente nella coppia, e che è una chiamata alla felicità senza la quale non possiamo essere incisivi testimoni nel mondo d’oggi. Altro messaggio di don Domenico: tutti i coniugi sono chiamati a offrire un esempio di vita vissuta bene («Che bello! Sono passati cinquant’anni e ancora girano insieme, ancora fanno le cose insieme…»), affinché tanti giovani possano sentire il desiderio di unirsi in Dio.
20 settembre: la celebrazione presieduta da mons. Ligorio
È stato un segno concreto di comunione nell’episcopato e di unità della Chiesa nel tempo vedere insieme nella processione d’ingresso e poi sul presbiterio, il vescovo Ambarus — che nel suo saluto iniziale ha invitato il popolo ad abbracciare idealmente il mondo intero in quella liturgia — e mons. Ligorio, già arcivescovo di Matera-Irsina, che ha presieduto la messa esortando tutti all’inizio della celebrazione a pregare per la pace.
«Ho incrociato diversi volti di questa comunità in preghiera e tanti mi sono ritornati alla mente, pensando agli anni che abbiamo vissuto insieme», ha esordito mons. Ligorio nell’omelia. E ha inoltre sottolineato che, se mons. Ambarus gli aveva chiesto il dono di averlo a Matera, il vero dono l’ha ricevuto lui accogliendo questo invito.
Una rappresentanza nutrita della città è giunta non solo per la solennità dei santi patroni, ma anche per la celebrazione della 25ª Domenica del Tempo Ordinario (di cui è stata mantenuta la liturgia della Parola, seguendo per il resto il formulario dei santi martiri). La cattedrale gremita, assieme all’attenta cura della liturgia e all’animazione musicale a cura del coro polifonico Pierluigi da Palestrina, con M. Lisanti all’organo, diretto dal maestro C. Catenazzo, ha dato un bel timbro solenne alla celebrazione.
Inoltre, come da tradizione, alla celebrazione hanno preso parte i rappresentanti della Coldiretti per la benedizione delle sementi a simbolo dell’intero raccolto, in richiamo all’etimologia del nome Eustachio, letteralmente “buon raccolto”.
L’omelia di mons. Ligorio: la famiglia e l’invito alla conversione
Al centro dell’omelia del vescovo Salvatore è stata la famiglia: istituzione «indispensabile, assieme a scuola e parrocchia, nell’educazione delle nuove generazioni». Da qui la domanda: «Genitori, quanto tempo dedicate all’ascolto dei vostri figli?».
Come un ritornello, inoltre, è risuonato l’appello «Tornate al Signore», invito alla conversione ispirato dall’incipit della prima lettura: «Cercate il Signore». Ma il presule ha ricordato che è anzitutto Dio a cercarci: «Il padrone esce per ben cinque volte. Non si rassegna finché non incontra la persona. Vorrei che questa sera anche noi ci mettessimo nella disponibilità di lasciarci toccare dall’amore di Dio».
A questo link, il testo integrale dell’omelia.
A Matera la confraternita di S. Eustachio di Ischitella: “Un giorno di comunione”
Presente per la seconda volta a distanza di qualche anno, la confraternita di S. Eustachio di Ischitella (Foggia), che condivide con Matera la devozione per Eustachio e i suoi familiari martiri. Una folta delegazione è giunta sin dal mattino per visitare la città e rinsaldare il legame spirituale tra le due comunità:
«Le nostre terre sono unite sotto il manto protettore dei nostri amati patroni: essi non rappresentano soltanto gli intercessori a cui affidiamo speranze e preoccupazioni, ma sono prima di tutto esempi luminosi e attuali da imitare. Nel loro sacrificio, nel loro coraggio di resistere uniti e fedeli a Cristo di fronte alle prove più dure, troviamo la bussola per orientare le nostre famiglie e le nostre comunità, oggi più che mai bisognose di riferimenti saldi», ha spiegato un confratello al termine della liturgia.
Dopo i ringraziamenti per la calorosa accoglienza rivolti all’Associazione — in particolare al presidente Bruno Caiella e alla giovane Carmen Fontana —, il confratello ha espresso il desiderio di poter accogliere presto i materani a Ischitella: «Viva Matera, viva Ischitella, viva Sant’Eustachio!».
La processione
«Una volta le auto avevano il motorino di avviamento per mettere in moto il motore vero e proprio. E nelle processioni di questi ultimi anni il motorino di avviamento è stato don Francesco Di Marzio, che pochi giorni fa ha concluso il suo incarico di delegato vescovile nel Consiglio di Amministrazione dell’Associazione “Maria SS. della Bruna”»: con queste parole il vescovo Benoni ha ringraziato don Francesco per il servizio prestato (nel frattempo, è stato designato come nuovo delegato don Pasquale Giordano). E, dopo aver invitato tutti a vivere il cammino con un profondo «substrato di spiritualità», ha lasciato la parola al parroco per le indicazioni logistiche.
La banda, i colori vivaci delle divise dei cavalieri, il popolo in festa, in processione e fermo sula strada a guardare, e soprattutto i tanti bambini vestiti da sant’Eustachio (gli “Stacchiucci”) hanno conferito alla serata un clima fortemente festoso che ha accompagnato tutta la processione. Il clima mite della serata di fine estate, inoltre, ha reso il tutto più piacevole.
Il percorso, articolato in una quindicina di tappe, è stato scandito da letture sulla vita del santo, passi del Vangelo, intenzioni di preghiera e riflessioni dell’arcivescovo, favorite anche dal clima mite della serata.
Tappa centrale è stata Piazza Sedile, luogo in cui sant’Eustachio fu acclamato patrono di Matera nel 994 d.C. in seguito alla liberazione della città dall’assedio saraceno. Qui il vescovo ha guidato un momento di intensa preghiera.
Sant’Eustachio “dei piccoli”
Un’iniziativa speciale ha coinvolto alcune classi seconde della scuola primaria Lucrezio (I.C. Pascoli di Matera) per avvicinare i bambini alla festa patronale e far conoscere le nostre radici e i santi della tradizione locale. in particolare, i bambini e i loro genitori – coordinati dall’ins. Anna M. Stella – sono stati coinvolti in appositi laboratori creativi per realizzare elmetti e mantelli, favorendone la partecipazione e sfilando così in costume durante la processione: un’esperienza vissuta con grande entusiasmo tra scuola e fabbrica del Carro, che troverà spazio per ulteriori approfondimenti nel corso dell’anno scolastico.
Il rientro in Cattedrale
Su invito del vescovo, i piccoli hanno preso posto sui gradini del presbiterio in un clima di gioiosa partecipazione, concluso con la benedizione impartita a tutti — e in particolar modo ai più piccoli — con il braccio reliquiario del santo
A coronare le celebrazioni, un suggestivo spettacolo pirotecnico ha tenuto con il naso all’insù verso il Belvedere di Murgia Timone il popolo materano e tanti turisti giunti a Matera nel weekend settembrino.
Il sentimento diffuso proprio tra chi da alcuni anni non partecipava alle celebrazioni per sant’Eustachio è stato quello di una festa sentita, partecipata e con una cura organizzativa più evidente rispetto al passato. Di seguito, alcune testimonianze raccolte a conclusione di questa edizione dei festeggiamenti.

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