Bernalda. La festa del santo patrono, Bernardino da Siena: un ricco reportage tra sacro e profano

Bernalda si sveglia sonnacchiosa all’indomani del suo giorno più lungo: la 159^ edizione della festa in onore del santo patrono, Bernardino da Siena. Dopo il turbinio di luci e il clamore di folla, rievocazioni, concerti e fuochi artificiali, la comunità riprende lentamente la routine. È tempo di bilanci per una festa con tante novità, alcune ancora da metabolizzare.

Un triduo ricco di spunti

È don Egidio Musillo, parroco di Santa Maria Maggiore in Miglionico, bernaldese, che ha avviato il triduo in preparazione a San Bernardino 2026 la sera del 18 agosto. La sua è stata un’omelia densa, che ha illuminato i presenti a partire dal passo evangelico del giorno sulla difficoltà per un ricco di entrare nel regno dei cieli:

La vera ricchezza non è attaccare il cuore alle ‘cose’ del mondo, ma legarlo indissolubilmente a Cristo. Non cadiamo, però, nel luogo comune di demonizzare i ricchi! Luminoso è l’esempio di san Bernardino, figlio del facoltoso e potente Tollo degli Albizzeschi. Fu un predicatore infaticabile e attento al sociale “in tempi affannosi di stragi e di errori” [così l’inno composto da don Mimì D’Elia, n.d.r.]. Questo è l’abito del vero cristiano.

Don Antonio Lopatriello, parroco di Mater Ecclesiae in Bernalda, ha presieduto la celebrazione del giorno successivo. Al suo fianco c’era don Giuseppe A. Lavecchia, fresco di dottorato in Teologia Spirituale: un gradito ritorno nella parrocchia che ha guidato assieme al compianto don Mariano Crucinio.

La parabola degli operai della vigna ci mostra che il criterio di Dio non è il nostro do ut des. I primi operai hanno avuto la grazia di conoscere e credere subito nella Parola vivente. Altri lo incontrano con la malattia, tramite un amico o per caso. A tutti, però, è riservata la ricompensa del paradiso.

Allora, viva la logica del buon ladrone, che è riuscito a ‘rubare’ la salvezza sulla croce. Il padrone non si stanca mai di cercare operai per la sua vigna. Anche san Bernardino ha percorso la penisola in lungo e in largo per diffondere l’insegnamento del Figlio del Dio vivente a tutti, indistintamente. Anche noi dobbiamo testimoniare la nostra appartenenza a Cristo. La nostra missione è fare in modo che la nostra vita sia la migliore risposta all’amore misericordioso di Dio,

ha sottolineato don Antonio, prendendo spunto dal vangelo del giorno.

A suggellare il tutto vi è stato il 50° di matrimonio di Leonardo e Maria Assunta, coronato dai figli e festeggiato dall’intera comunità.

Non meno ricca di contenuti e capace di spunti è stata l’omelia del 20 agosto di don Stefano Casamassima, viceparroco di Mater Ecclesiae:

Il regno dei cieli è simile ad un re che allestisce una festa di nozze per il proprio figlio, ma gli invitati non sono disponibili. Quante volte anche noi diciamo: non ho tempo per la messa! Santa Faustina Kowalska, interpretando il pensiero di Dio, diceva: m’invocheranno, quando sarà troppo tardi.

Guardiamo san Bernardino, un uomo che si è lasciato infiammare dall’amore di Cristo, un predicatore che riempiva le piazze con la Parola di Dio. Noi dobbiamo prenderci cura del prossimo, provato dal dubbio, dal dolore e dal peccato.

Inoltre, oggi ricorre la memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, all’epoca della cattività avignonese. Ha combattuto strenuamente per riportare il soglio pontificio a Roma e lo ha fatto con una prolifica opera scritturistica. San Bernardo è stato un uomo pronto alla chiamata del Signore.

«Eppure, molti sono chiamati, ma pochi aderiscono all’invito – ha continuato don Stefano. Anche noi dobbiamo rispondere e lasciare il cuore spalancato al Signore. I santi si sono fatti plasmare dalla ‘chiamata’. Bisogna però presentarsi con l’abito nuziale, ovvero la veste indossata nel Battesimo. Essa va portata in modo illibato, mentre in tante occasioni si rischia di gettarla alle ortiche.

Dio fa di tutto per noi, figli amati e perdonati. Rischiamo tuttavia di essere estromessi dalla salvezza se non aderiamo all’invito, se non meritiamo il frutto della Grazia. “Vi aspergerò con acqua pura e […] vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli” recita la prima lettura (Ez. 36, 23-28). Per risplendere del fulgore dei santi, chiediamo l’intercessione del nostro santo patrono. L’augurio è che l’esempio di una vita santa diventi per noi un auspicio del convito eterno».

Don Antonio Lopatriello, don Vito Burdo e don Stefano Casamassima, i sacerdoti che operano a Bernalda, ai piedi di san Bernardino

San Rocco di Montpellier

Sebbene la ricorrenza liturgica di san Rocco cada il 16 agosto, a Bernalda i festeggiamenti per il santo di Montpellier, co-patrono del paese, si svolgono il giorno 21. Le effigi dei due santi vengono così intronizzate insieme nella chiesa madre.

È stato il novello sacerdote don Domenico Pepe, conosciuto a Bernalda per aver insegnato lo scorso anno nella scuola media, a presiedere la celebrazione nel giorno di san Rocco.

Sul sagrato di una piazza San Bernardino gremita e partecipe, il sacerdote è stato affiancato dai parroci di Bernalda e dal vicario generale, don Angelo Gioia.

Immancabile è stato il saluto ai “suoi ragazzi”, presenti nell’assemblea e pronti a rimpinguare la processione, nonostante il caldo asfissiante. Con qualche battutina in dialetto, don Domenico è riuscito sapientemente ad alleggerire la lunga processione, un percorso che per il caldo avrebbe altrimenti estenuato anche i fedeli più devoti.

«San Rocco – ha spiegato don Domenico nell’omelia – ha deciso di conformare la sua vita a Colui che ha incontrato nel pieno della sofferenza, sia comunitaria che personale. Nei fratelli bisognosi siamo chiamati anche noi a riconoscere il Signore e a custodire l’immagine di Dio».

Diversamente, ha continuato don Domenico prendendo spunto dalle immagini del vangelo, «passiamo dalla parte delle pecore a quella dei capri. Se ci apriamo al prossimo, con e nonostante la ‘ferita’, la nostra patria sarà il regno dei cieli. Spesso, però, noi restiamo del tutto indifferenti.

Eppure Cristo continua sempre a sollecitarci. Feste patronali, eucaristie e processioni si vanificherebbero senza l’amore e l’accoglienza. Questi sono i frutti maturi della Grazia, da dispensare gioiosamente al prossimo. Che i nostri patroni ci facciano sentire sempre il loro sostegno! Proiettiamoci verso la conformazione piena che solo Cristo può donarci!».

San Bernardino e san Rocco

Le celebrazioni in memoria di san Bernardino da Siena

Ancora sul sagrato della chiesa madre, l’indomani sera – il 22 agosto – ha presieduto l’eucaristia un ospite d’eccezione: mons. Domenico Cornacchia, vescovo emerito di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi – «Ma un vescovo non va mai in pensione!», ha sottolineato don Vito Burdo, ringraziandolo all’inizio della celebrazione.

Un’omelia-fiume in cui il vescovo si è mostrato visibilmente commosso per i ricordi che lo legano a Bernalda (su invito di don Mimì D’Elia, già ammalato): «San Bernardino da Siena nasce nell’anno in cui muore santa Caterina: i santi vengono a grappoli. Magari fosse vero anche per questa nostra epoca! Sono certo, comunque, che tante persone vivono santamente».

Il presule ha poi aggiunto una riflessione profonda:

l’importante non è fare molti passi, ma piuttosto lasciare impronte chiare, affinché gli altri possano seguirci! Facendo riferimento al vangelo del giorno, in cui Pietro confessa che Gesù è il Cristo e riceve le chiavi del Regno di Dio, ha sottolineato l’importanza di mettere Cristo al centro. Così fece Pietro, e così fece il predicatore francescano san Bernardino da Siena, che rese famoso il cristogramma IHS (poi tradotto come Iesus hominum salvator) in tutta Italia nel XV secolo. Lo stesso valse per Francesco d’Assisi, che provava gusto nel baciare il fratello lebbroso perché in lui vedeva il volto di Cristo.

Dopo aver rimarcato che tutti siamo candidati alla santità, come ricordato dal Concilio Vaticano II, il vescovo ha formulato i suoi auguri a tutti i presenti e soprattutto ai giovani: «Che il santo patrono protegga questa splendida città!». Si è trattato di una celebrazione che ha toccato i cuori di tutti, compreso quello del vescovo stesso. Il presule ha ringraziato calorosamente il parroco e la comunità per l’invito, dicendosi profondamente emozionato per aver potuto celebrare l’eucaristia «in una cattedrale a cielo aperto».

La processione del santo Patrono dalla Chiesa Madre a “Mater Ecclesiae” nella serata di sabato 22 agosto

Ma il cuore della festa è stata la celebrazione del mattino di domenica 23 agosto in San Bernardino, presieduta da mons. Benoni Ambarus. Hanno concelebrato il vicario generale don Angelo Gioia, don Vito Burdo, don Stefano Casamassima e il parroco di Mater Ecclesiae, don Antonio Lopatriello.

Erano presenti le delegazioni ufficiali delle città gemellate: Siena, L’Aquila, Massa Marittima (GR), Marsico Vetere (PZ) e Mirabella Eclano (AV). La chiesa era letteralmente gremita, al punto che persino il matroneo traboccava di fedeli.

«Dove eravamo rimasti ieri, cioè l’anno scorso?», è stato l’incipit dell’omelia del vescovo. «Partiamo dalla Parola di Dio. Sembra che Gesù stia facendo un sondaggio di opinione in due step. Il primo è volto a sondare cosa pensa di lui la gente, il secondo è diretto specificamente agli apostoli. Le risposte della folla riportano tutte a personaggi ormai morti. Sembrerebbe quasi che la folla, che segue Gesù da oltre due anni di vita pubblica, non abbia compreso nulla. Questo rischio si annida purtroppo nella vita di ciascuno di noi: possiamo seguire la religiosità cristiana senza arrivare mai al cuore della fede.

La domanda poi si sposta: ma tu, chi credi che io sia? È come se Gesù prendesse tra le mani la testolina di ciascuno di noi. Ed è Pietro che dà la risposta perfetta. La sua è una risposta che toglie il fiato e testimonia che le promesse si sono finalmente compiute. È come se dicesse: sei il culmine di tutte le aspettative della mia esistenza. Gesù, però, chiosa subito: quello che hai appena detto non viene da te, ma è un grande dono di Dio. Vale anche per me questa certezza?».

Il vescovo si è poi rivolto ai presenti:

Noi possiamo illuminare la presenza di Dio nel mondo o, al contrario, eclissarla. La fede ci chiede una coerenza quotidiana. Quando Gesù ci prende la testolina tra le mani, rispondiamo con spontaneità, non con formule da catechismo. Quella di Gesù non è un’interrogazione: è il primo passo di una relazione autentica.

Non è mancato il riferimento al santo patrono:

Noi veneriamo san Bernardino per il suo grande pragmatismo e soprattutto per il grandissimo amore per Gesù: non svicoliamo!

Mons. Benoni Ambarus al termine della celebrazione da lui presieduta al mattino del 23 agosto

Infine, il saluto alle delegazioni, in particolare a quella di Siena, che ha dato i natali a san Bernardino e che ne va giustamente orgogliosa. Don Antonio, da «padrone di casa», ha approfittato per rimarcare che “tante, troppe sono le polemiche in questi giorni di festa. Tutto si può migliorare, ma l’odio lascia una ferita indelebile nel cuore di tutti. Almeno oggi godiamoci la festa! Sempre con l’intento di costruire, mai di demolire”, l’arcivescovo ha esortato la comunità a essere sempre “tessitrice di comunione e di collaborare con il Signore per manifestare la Sua misericordia nelle relazioni quotidiane”.

Processione dell’effige del santo Patrono verso la chiesa madre (domenica 23 agosto)

La processione lungo corso Umberto e la successiva allocazione della statua del patrono nella chiesa madre sono stati i due momenti successivi della mattinata.

A seguire, nella splendida cornice del castello, si è svolta la cerimonia dello scambio dei doni tra le città gemellate. Presenti le delegazioni di Siena, L’Aquila, Massa Marittima, Mirabella Eclano, Venosa e Marsico Vetere, oltre alle massime autorità religiose e militari. Non una mera formalità, ma un momento profondamente sentito in cui ogni comunità ha presentato le espressioni che con l’arte manifestano la presenza di san Bernardino. A questo intenso momento è dedicato l’approfondimento seguente.

E’ stata la sindaca di Bernalda, Francesca Matarazzo, che ha coordinato il momento sottolineando in primis il legame autentico tra le comunità «gemelle». Questo legame si traduce nell’edificazione di ponti stabili tra persone, famiglie e generazioni, creando preziose opportunità per i giovani. Il vero collante restano la tradizione e i valori condivisi e promossi nel tempo. Quindi, don Vito Burdo ha introdotto il tema tecnico dell’incontro: un focus sull’iconografia di san Bernardino nelle città gemellate.

Bernalda ha presentato con orgoglio la propria effigie di san Bernardino: la statua lignea custodita nella chiesa matrice, un’opera di scuola napoletana risalente al XVIII secolo, come si desume dalla relazione del dott. Marco Pelosi, vicedirettore del Museo Diocesano di Matera. Un passaggio significativo è stato poi riservato alla descrizione del ricco e composito reliquiario presente in chiesa.

La città di Siena, giunta al suo sedicesimo anno di gemellaggio, è stata rappresentata dall’assessore comunale Giuseppe Giordano, lucano di nascita. L’assessore ha illustrato ben dodici effigi del santo, prevalentemente dipinti dislocati nelle chiese ma presenti anche all’interno del municipio, ad ispirare gli amministratori e i funzionari nel loro pubblico ufficio. Tra tutti, il dipinto dell’oratorio di S. Bernardino che viene portato in trionfo dalla contrada vincitrice del Palio di luglio.

L’Aquila, che vanta ben 27 anni di gemellaggio, è stata rappresentata dall’assessore Vito Colonna, altamurano e habitué delle spiagge di Metaponto: «Se da un lato sono ancora visibili le ferite del terremoto del 2009, che ha portato al parziale crollo della Basilica di san Bernardino, sul tema proposto ho gioco facile: non abbiamo solo le statue del santo, ma custodiamo il suo corpo, che continua a richiamare migliaia di fedeli. Resta memorabile il transito storico del corpo del santo a Bernalda il 1° ottobre 1980, nel sesto centenario della nascita. All’anno scorso, invece, risale la nostra donazione a Bernalda di alcune preziose reliquie ex corpore del santo».

Irene Marconi, sindaca di Massa Marittima (GR), ha preso la parola subito dopo. Ha anzitutto ringraziato la collega di Bernalda per la caparbia volontà di ricucire i rapporti istituzionali. Ha poi tenuto a sottolineare che san Bernardino è in realtà nato a Massa Marittima, dove tuttora è possibile visitare la sua casa natale: «Il prossimo 8 settembre si terrà la presentazione della china di san Bernardino, di cui facciamo dono in esclusiva proprio in questa sede a Bernalda. Inoltre, presso la Chiesa di sant’Agostino, sono conservate le storiche vesti del nostro patrono, inviate postume su sua espressa richiesta. Di qui il detto: ‘Se non torni, manda panni’. Degni di nota sono anche gli antichi forni fusori, proprietà del padre di san Bernardino, Tollo degli Albizzeschi, governatore della città e facoltoso imprenditore dell’epoca».

Marco Zipparri, sindaco di Marsico Vetere (PZ), si è detto profondamente onorato del gemellaggio ufficiale siglato nel 2019. Ha descritto il suo come un comune particolarmente vocato al sociale, tanto che sarà presto Capitale dell’Inclusione. E, inoltre, un centro fortemente «resiliente», per come ha saputo reagire ai gravi danni subiti durante i sismi del 1962 e del 1980. Il sindaco ha invitato tutti a visitare la splendida Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, che custodisce una pregevole statua lignea di san Bernardino del ‘700.

Gennaro Volopane, ambasciatore di Mirabella Eclano (AV), ha ricordato con emozione la chiesetta del 1698 intitolata proprio al patrono di Bernalda. A breve il campanile, crollato durante il devastante terremoto del 1980, sarà oggetto di un completo restauro: «Questo storico luogo di culto presenta un ricco ventaglio di affreschi, un bellissimo pavimento in maiolica e le allegorie delle dodici virtù della tradizione cristiana. Sono temi e atmosfere che invitano istintivamente al raccoglimento e alla preghiera sincera».

Infine, vi è stato il saluto istituzionale del consigliere regionale D. Raffaele Tataranno, già sindaco di Bernalda e vecchia, gradita conoscenza delle varie delegazioni straniere e locali.

L’ultima celebrazione della festa

La solenne celebrazione vespertina di san Bernardino è stata officiata in chiesa madre da don Stefano Casamassima, viceparroco di Mater Ecclesiae.

A partire dalla Parola della XXI domenica del Tempo Ordinario, don Stefano ha posto in parallelo le due grandi figure di Pietro e Bernardino: «Entrambi compiono un cammino di fede profondo, sebbene il primo lo faccia con maggiori esitazioni. La totale sequela di Cristo resta però il loro tratto comune: il primo diventerà Pastore supremo della Chiesa, il secondo professerà la sua fede in giro per l’Italia con il celebre Trigramma.

Inoltre, sia Pietro che Bernardino sono vissuti in momenti storici estremamente critici. Pietro operò nella prima età della Chiesa, una durissima stagione di martiri; Bernardino visse nell’età della cattività avignonese, con una Chiesa drammaticamente bicefala. In questo modo, sono diventati modelli luminosi di santità, o per meglio dire, di un vero cammino di santificazione.

La lettura attenta delle agiografie consente di capire una verità importante. Attraverso un percorso umano fatto di cadute e di riprese, si perviene, grazie ad un’ispirazione profonda, alla piena intimità con il Signore. Gesù sembra quasi dire: ‘Pietro, tu, pur fragile peccatore, riceverai la forza che ti farà saldare la mia Ecclesia!’. A capo della Chiesa c’è infatti lo Spirito Santo, che opera costantemente attraverso di noi.

Eppure, subito dopo la sua grande professione di fede, Pietro vivrà l’ennesima ingenua tentazione, a cui Gesù risponderà duramente: Vade retro, Satana! Questo ci insegna che nessuno di noi è mai al sicuro se non si affida totalmente alla Grazia. La vera forza dell’apostolato sta nella capacità di rialzarsi prontamente dopo le cadute: ‘Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita’. E ancora: ‘Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della gloria eterna!’. Come per Pietro, anche per ognuno di noi arriva sempre il momento della domanda e del bilancio personale».

Ma San Bernardino non è stata solo un evento liturgico e spirituale: la festa ha messo in mostra una fittissima agenda civile che ha richiesto un immane sforzo organizzativo.

Ma quale bilancio alla fine del tutto? Ai partecipanti l’ardua sentenza.

Il programma civile

Il programma “civile” si è aperto ufficialmente domenica 2 agosto nel segno dello sport. Si è corsa la 50^ edizione della Strabernalda non competitiva, affiancata dalla 9^ edizione della Bernalda Runners competitiva.

Il 9 agosto è stata la volta della tradizionale Fiera lungo il Corso, un appuntamento sempre molto frequentato.

Il 18 agosto, invece, il chiostro del comune ha ospitato la presentazione del libro di E. Frangione sui 75 anni dello scautismo cattolico locale. L’opera memorialistica è stata impreziosita dalla partecipazione dell’ex capo scout F. Marano.

Spazio ai più piccoli il giorno successivo, 19 agosto, con la 26^ edizione della Minipodistica.

Il vero clou dei festeggiamenti è scattato la sera del 20 agosto. Intorno alle 21 tutti i cittadini hanno rivolto gli occhi al cielo per l’accensione delle spettacolari luminarie in piazza Plebiscito. Successivamente, alla Cisterna di San Francesco, si sono aperte le storiche e attesissime aste per il Palio, la Carrozza e il Carro trionfale.

Sempre la sera del 20 agosto, il grande concerto di Giusy Ferreri e della Bloom Band ha entusiasmato il pubblico con un repertorio adrenalinico.

Dal 21 al 23 agosto la cassarmonica ha poi ospitato i tradizionali concerti bandistici e matinée; palese l’apprezzamento degli spettatori, cultori e non.

A coronamento delle serate il cielo è stato illuminato da cascate e corolle di fuochi d’artificio, offerte da munifici imprenditori e dal Comune di Bernalda. D’effetto anche l’ingresso del santo Patrono in chiesa madre tra fumogeni arcobaleno.

A sbalordire i numerosi turisti è stato soprattutto l’imponente corteo storico, che si è snodato dal castello fino a Largo San Donato la sera di domenica 23 agosto. La suggestiva rievocazione del 1735, con re Carlo III di Borbone inginocchiato davanti al patrono, al crepuscolo, ha preceduto i colpi roboanti degli archibugieri e i ritmi serrati dei trombonieri: sguardi calamitati, intrepidi o esitanti, orecchie tappate ed emozioni che si replicano sempre fortissime. E ancora, figuranti dai ruoli più disparati con passo cadenzato e sguardo fiero (guardie, reali, nobiltà, popolo), adulti e giovanissimi, cavalieri ammantati con trigramma, carrozze con poderosi cavalli bardati. Tra sbandieratori e figuranti fieri, a chiudere la sfilata è stato il maestoso carro trionfale in cartapesta, realizzato nel 1948 dall’artigiano montese Luigi Morano.

Prima della conclusione ufficiale della festa, il vicesindaco P. D. Greco e l’assessore R. Scarcella hanno conferito un importante riconoscimento a due eccellenze femminili locali. Sono state premiate la scienziata Anna Carbone (docente ordinaria al Politecnico di Torino) e Lucrezia Dimonte (imprenditrice di successo della Dimotex Srl). Subito dopo, il presidente del comitato festa Luis Antonio Troiano ha premiato i collaboratori e i vari benefattori della manifestazione.

Si è trattato di una macchina titanica retta interamente dal volontariato. Spiccano le 2680 rose rosse realizzate interamente a mano all’uncinetto dall’associazione “UncinetTiAmo insieme” coordinata da A. M. Sarubbo per decorare il passaggio del santo. Encomiabile è stato anche lo sforzo dei portatori, dei ministranti, dei cantori e di tutti gli operatori pastorali.

Quale futuro?

La vera sfida per il futuro? Continuare ad adoperarsi per una festa che si consuma in pochi giorni, ma che richiede mesi di impegno certosino. Un lavoro che, per come stanno involvendo le interazioni sui social network, richiede oggi anche una buona “corazza” protettiva.

Tutto viene fatto per l’autentica devozione a san Bernardino, che ci invita alla concordia e alla prossimità. Si tratta di una lezione fuori moda? Per un cristiano, certamente no. San Bernardino predicava nelle piazze guardando negli occhi i suoi interlocutori. Chissà cosa direbbe oggi a quanti preferiscono esprimersi soltanto nelle piazze virtuali!

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