Mettersi in cammino…

I pellegrinaggi si sono diffusi nel corso dei secoli diventando una prassi molto comune nel Medioevo. La loro essenza era l’incontro con Dio e la ricerca di “stimoli spirituali” cioè la preghiera, la conversione, la penitenza.

I viaggi intrapresi per motivi religiosi sono tra le più antiche forme di spostamento dell’uomo. I pellegrinaggi, infatti, risalgono ai primi secoli dell’era cristiana ed erano strettamente legati alla visita e venerazione dei luoghi segnati dalla vita di Gesù: la Terra Santa. Nel corso dei secoli si diffusero verso altre destinazioni quali Roma e Santiago di Compostela, diventando una prassi molto comune nel Medioevo. La loro essenza era l’incontro con Dio e la ricerca di “stimoli spirituali” cioè la preghiera, la conversione, la penitenza. Una pratica devozionale che consisteva nell’andare verso luoghi di culto alla ricerca della fede interiore o per lo scioglimento di un voto per grazia ricevuta.

I pellegrini lasciavano le proprie città, si confessavano, facevano donazioni ai poveri e si mettevano in cammino per strade infestate da briganti, con seri rischi di contrarre malattie contagiose, spesso in condizioni climatiche avverse. 

Avevano un abbigliamento particolare: il bordone (bastone) un cappello a larghe falde, una bisaccia, la conchiglia per attingere l’acqua ed una zucca x conservarla. Un loro deciso incremento si ebbe nel 1.300 con l’indizione del primo Giubileo di Papa Bonifacio VIII che portò a Roma un numero enorme di pellegrini successivamente noti come “romei”.         

Moltissimi i santi che hanno sperimentato questa forma di devozione. Uno cui noi lucani siamo particolarmente legati fu S. Rocco (Patrono di tantissimi paesi) che lasciò la casa paterna, donò tutti i suoi beni ai poveri e si mise in cammino per andare incontro a chi era nel bisogno. Guarì gli appestati incontrati lungo le strade   suscitando la speranza in chi l’aveva smarrita.

Una virtù che oggi abbiamo dimenticato essere “teologale” cioè donata da Dio che ci spinge ad aspirare ai “beni del cielo” (non solo della terra) e ci proietta verso il futuro per il compimento del disegno di Dio. Non a caso Sant’Agostino scriveva che “la speranza è l’attesa di un bene futuro”. 

La Speranza non ama l’odio e non può essere statica o passiva ma implica un impegno concreto verso il bene dei fratelli bisognosi. Ognuno di noi dovrebbe provare l’esperienza del mettersi in cammino alla ricerca delle virtù personali e collettive per tornare a sperare nei “beni futuri” della pace e della solidarietà fra i popoli oggi troppo spesso divisi e incattiviti da guerre, invasioni e deportazioni.

Statua di San Rocco – Chiesa Madre – Ferrandina

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