La vittoria di AfD nella Sassonia-Anhalt e le tensioni con la Caritas

Per la prima volta, nella storia dell’Europa Unita, una forza politica mette nel proprio programma elettorale un attacco diretto alla libertà della Chiesa.

L’esito del voto nel Land tedesco della Sassonia-Anhalt ha messo giustamente in allarme l’Europa per le sue implicazioni politiche. Ma il programma del partito che ne è uscito vincitore, Alternative für Deutschland, è qualcosa che va ben oltre la politica: per la prima volta, infatti, nella storia dell’Europa Unita una forza politica mette nel proprio programma elettorale un attacco diretto alla libertà della Chiesa.

La quasi maggioranza assoluta raggiunta da AfD, “Alternative für Deutschland – Alternativa per la Germania”, è indubbiamente un segnale preoccupante. Lo è perché è l’affermazione di un partito che ha dichiarate tendenze di estrema destra – non è questa però una novità nel panorama politico tedesco – e preoccupa anche perché pretende di porsi in continuità con la storia tedesca, compresi gli anni del famigerato regime nazista. È quello che viene definito “il rifiuto della cultura della colpa tedesca” rispetto a quella sconvolgente esperienza storica. Ma non è di questo che vogliamo parlare qui.

La Sassonia-Anhalt è un Land con una popolazione che non rappresenta che un quarantesimo del totale della Germania. È inoltre uno Stato che per varie ragioni non ha una grande influenza nella società e nell’economia tedesca. Ma, soprattutto, è un territorio dal quale la gran parte della popolazione giovanile è andata via. È un Land che si trova nel pieno di una crisi demografica, con i tipici problemi delle aree interne che si possono vedere in tante altre regioni europee.

Insomma – passi il paragone – è un po’ quello che per l’Italia rappresenta la nostra piccola Basilicata. Questo potrebbe significare che il voto espresso da un territorio marginale, espresso da una periferia – come si dice oggi – può fare apparire meno preoccupante una tendenza politica che andrebbe inquadrata nel contesto nazionale, dove probabilmente tutto ciò verrebbe fortemente ridimensionato. Ma questo è comunque inquietante se si pensa che l’Europa si trova davanti a un anno di grandi appuntamenti elettorali, dove tali tendenze potrebbero avere un’influenza tutt’altro che trascurabile, e se si pensa che, proprio due settimane dopo la Sassonia-Anhalt, si dovrà andare a votare a Berlino, città-Land, capitale della Germania e sede del governo già traballante del cancelliere Friedrich Merz.

Ciò potrebbe dare luogo a una successione di eventi che, come osservava per esempio Benedetto Ippolito, spingerebbero verso «un mutamento rivoluzionario irreversibile all’interno delle democrazie occidentali». Il rischio è reale. E purtroppo quando le rivoluzioni succedono, poi non si torna più indietro.

Paragonare la Sassonia-Anhalt alla Basilicata, a una regione del Mezzogiorno italiano, aiuta molto a capire quello che sta succedendo. Quello che sta succedendo è che purtroppo il processo di integrazione degli stati della ex-Germania dell’Est, avviato dopo il crollo del Muro di Berlino, non ha prodotto i risultati sperati. Più o meno ciò che è avvenuto nel Mezzogiorno d’Italia dopo l’unificazione nazionale. Pertanto, il sentimento prevalente in questi territori è quello di essere stati lasciati indietro. All’inevitabile risentimento che tali ingiustizie provoca e di fronte all’incapacità dei governi di correggere il tiro, la reazione della società è purtroppo quella di cercare un capro espiatorio. Per il quale il partito tedesco dell’AfD addita gli immigrati.

Tutte le responsabilità di queste condizioni di disagio sono attribuite al fenomeno delle migrazioni, anche quando si tratta di problemi che hanno radici storiche totalmente estranee alle contingenze presenti.

Secondo gli ideologi di Alternative für Deutschland, per contrastare la presenza di immigrati bisognerebbe mettere in atto una serie di misure, tra le quali porre un freno alla capacità di accoglienza delle comunità cristiane, alle Chiese protestanti che sono maggioritarie e anche alla Chiesa cattolica. In sostanza, si pretende di impedire alle comunità di accogliere i migranti, di “dare asilo” – come dicono in Germania.

L’agenzia di stampa delle comunità evangeliche in Italia nota come il programma elettorale di AfD era inizialmente molto duro su questo punto, arrivando addirittura a vietare i contributi che i cittadini versano alle Chiese, la cosiddetta “tassa sulla religione” che è in vigore in Germania, la Kirchensteuer.

La proposta ha rivelato subito il suo carattere punitivo, privo di un vero fondamento giuridico. Formalmente, infatti, la Kirchensteuer non è altro che un indennizzo che lo Stato si è impegnato a corrispondere alle Chiese in ragione degli espropri delle proprietà ecclesiastiche avvenuti nel corso dei secoli e in parte derivanti dalla collettivizzazione forzata delle proprietà durante il regime comunista della DDR.

Di fronte alla sua impraticabilità, AfD ha ritirato questa proposta, ma nel ritirarla ha rivelato la sua vera natura vessatoria. La nuova proposta che fa AfD manterrebbe in piedi la Kirchensteuer, ma finalizzata esclusivamente al sostentamento del clero, agli interventi per l’edilizia e per la cura dei luoghi di culto. Vietando dunque l’utilizzo dei fondi per le attività caritative. Insomma, il preciso obiettivo è quello di impedire alle varie Caritas di operare, è quello di privare i migranti del sostegno delle comunità cristiane.

Come si diceva, il partito di AfD ha ottenuto una grande affermazione ma non la maggioranza assoluta. Teoricamente in Sassonia-Anhalt si potrebbe anche formare un governo che escluda AfD, ma questo appare per ovvi motivi poco realistico dal punto di vista politico. A questo proposito, la leadership del partito si è detta disponibile a un governo responsabile, lasciando intendere una certa disponibilità a moderare l’eventuale azione di governo nell’attuazione del proprio programma. Ma purtroppo sul punto della remigrazione rimane irremovibile e continua a insistere per l’espulsione degli immigrati dal territorio tedesco e per la chiusura dei centri di accoglienza delle comunità ecclesiali. 

Durante la campagna elettorale, i cristiani delle varie confessioni hanno voluto far sentire la propria voce, adottando per esempio lo slogan “Cuore invece di odio”. È stata una voce che però, come era prevedibile, è rimasta inascoltata. Chissà se alla fine prevarrà la ragione. Se non per una questione etica, di fronte alla quale purtroppo l’elettorato si è mostrato insensibile, almeno per non compromettere la tenuta sociale. Una delle frasi che si sono sentite maggiormente in questa campagna elettorale è che la Germania può reggersi bene anche con una popolazione di soltanto sessanta milioni di cittadini, invece degli attuali ottanta. Lasciando intendere che venti milioni di immigrati devono andare via.

È una vera follia. Soprattutto in un territorio come quello della Sassonia-Anhalt provato da una crisi demografica impressionante. Cosa avverrebbe se andassero via tutti gli immigrati? Quello che avverrebbe è che verrebbero a mancare gli infermieri, i caregiver, i manutentori. L’assistenza sanitaria potrebbe collassare, nessuno si prenderà più cura degli anziani.

Si tratta di qualcosa dalle conseguenze impensabili. Ma come ha commentato amaramente Mathias Bethke, del Katholisches Büro del Land l’impensabile, con il programma di AfD, purtroppo è stato messo nero su bianco.


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