Don Giuseppe Tarasco. Trent’anni volati tra animazione in seminario, economato diocesano, la guida di quattro comunità e il servizio tra le divise della Polizia

Tappa importante oggi per don Giuseppe Tarasco, materano classe ’71, che traguarda i 30 anni di sacerdozio.

Parla della gioia e della passione per la nuova vita che dal sacramento sarebbe scaturita – “Ero molto carico, molto entusiasta” – don Giuseppe raccontando con occhi felici le emozioni che lo abitavano quel 14 settembre 1996 in cui, in una gremita Cattedrale Maria SS. della Bruna, a Matera, per le mani di mons. Antonio Ciliberti, dopo 15 anni di preparazione – prima nel Seminario “minore” a Matera poi nel “maggiore” a Potenza – veniva ordinato “sacerdote per sempre”.

Una vocazione profondamente incarnata sin dagli anni dell’infanzia

Una prima intuizione della sua vocazione fu colta da don Giuseppe al tempo della prima comunione, attraverso il contatto con l’allora parroco di Serra Rifusa – «quando la chiesa era il portico chiuso di un fabbricato» – don Mimì Morelli: «Don Mimì mi affascinava per il suo portamento, il modo di essere, di parlare, di fare… Da lui ero proprio attratto tantissimo». E aggiunge: «Andavo tutti i giorni a Messa e, se fosse stato possibile, come la domenica, arrivavo anche a tre Messe. E questo è continuato fino al sacerdozio».

Fu un campo vocazionale, a cui don Mimì gli propose di partecipare, a confermare la vocazione di don Giuseppe, che già in prima media entrava nel seminario minore.

«Una vocazione che, oggi possiamo dire, ho sempre sentito viva, nonostante qualche difficoltà nel percorso di vita; difficoltà che, anzi, quando mi sentivo allontanare da questa opzione, mi facevano poi riavvicinare con ancor più convinzione». «Proprio qualche giorno fa abbiamo fatto una cena con gli amici di classe del seminario, e uno mi ha detto: “Sai, di quello non me l’aspettavo che diventasse prete… Invece tu eri già ‘prete’ quando stavi in seminario”».

Dopo don Mimì Morelli, una seconda figura determinante per don Giuseppe fu quella di don Vito Telesca, rettore in seminario dalle scuole superiori fino alla teologia, «che ha mantenuto la mia vocazione sempre accesa, sempre viva. E come lo è tuttora».

Per cinque anni vicerettore del Seminario “minore

Una passione per il seminario, quella di don Vito, con cui contagiò lui e tanti altri compagni: «A me l’ha trasferita al punto che, negli ultimi anni di vita di seminario, ero il primo ad arrivare prima degli altri compagni per preparare tutto quanto occorresse alla vita liturgica e comunitaria, e alla fine dei corsi l’ultimo a ritornare a Matera, solo dopo aver rimesso tutto a posto».

E così, dopo l’ordinazione, don Giuseppe è stato lui stesso animatore del Seminario “minore”, prima a Matera – fin quando c’è stato il «minore» – e poi a Potenza. Riferisce con gusto e viva nostalgia: «Sono stato benissimo, era la mia vita: continuavo la vita di seminario, ma da prete. I ragazzi erano diventati la mia prima ragione di vita».

Borgo Venusio: un “evento dell’anima

Un “evento dell’anima” definisce don Giuseppe la sua prima parrocchia, San Giovanni da Matera, a Borgo Venusio. “Un incarico che mi ha caricato: aggiunsi una messa rispetto alle due sole settimanali che celebrava don Pierino Di Michino, mio predecessore. Una sera introdussi le prove di canto, una sera la catechesi con i giovani, una sera il ritrovo dei giovani in modo allegro… Tutte le sere la chiesa era aperta, anche se non c’era la messa. Abbiamo reintrodotto la festa di San Giovanni da Matera, abbiamo fatto realizzare la prima sua statua, che tuttora è a Venusio, e siamo riusciti ad avere una sua importante reliquia, una parte dell’osso del braccio. Venne fuori una bella festa con attività culturali e ricreative! Cose grandiose per Venusio!”.

Qualche mese accanto a don Giovani Mele

Nei primi due di questi anni don Giuseppe è stato contemporaneamente viceparroco a San Giacomo; poi fu mandato a Piccianello, accanto a don Giovanni Mele. «Un’altra esperienza questa che ricordo con tanto piacere e riconoscenza: don Giovanni mi ha mostrato grande apertura, cercai di rimpolpare il coro parrocchiale coinvolgendo quello di Venusio. La pastorale mi coinvolgeva, mentre a San Giacomo era molto più “preconfezionata”. Purtroppo, dopo due mesi e qualche giorno don Giovanni moriva e io rimasi per il resto dell’anno amministratore parrocchiale». Alcuni dei parrocchiani reclamavano la presenza di don Angelo, – allievo spirituale di don Giovanni e già della comunità di Piccianello – come nuovo parroco.

Ma il vescovo Ligorio dispose diversamente: l’anno successivo, mentre giungeva come parroco don Pierdomenico Di Candia, don Giuseppe diventava cappellano della Polizia di Stato.

Cappellano della Polizia

«Arrivò dal Ministero dell’Interno la richiesta alle diocesi di nominare un cappellano, scelto dal territorio della diocesi in cui insisteva la Questura. Il vicario generale, ancora don Pierdomenico, suggerì a monsignor Ligorio il mio nome: “Ha sempre amato la Polizia!…”. Devo dire che questa esperienza, a prescindere dai desideri da bambino di fare il poliziotto, mi ha dato e mi dà ancora molto. Ci sono celebrazioni storiche – San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato, il 29 settembre, la commemorazione dei defunti, la festa delle Forze Armate, Natale, Pasqua – e, poi, tutte le iniziative “libere” che posso proporre: una catechesi, un pellegrinaggio. Mi dà tanto perché vivo la pastorale slegato dalle incombenze tecnico-amministrative di una parrocchia: sono solo il pastore, a disposizione delle esigenze dei poliziotti che si interfacciano con me proprio come figura spirituale». Don Giuseppe è tuttora cappellano della Polizia di Stato di Matera; anzi, in forza degli accorpamenti operati anche in quell’ambito, lo è divenuto anche per la provincia di Potenza.

Potenza, settembre 2023: don Giuseppe presenzia la cerimonia commemorativa per Giambattista Rosa, vittima del dovere

Gli anni miglionichesi

Durò quattro anni l’esperienza di don Giuseppe a Venusio. Raggiunti i limiti di età da don Mario Spinello, il vescovo propose a don Giuseppe di guidare la parrocchia di Santa Maria Maggiore in Miglionico: «Un’esperienza significativa nella mia vita pastorale. Sperimentavo cosa significava entrare in una comunità ancora fortemente legata al suo parroco storico, che continuava a essere presente».

Un momento di festa a Miglionico

«Chiesi al vescovo, alla vigilia dell’insediamento ufficiale, di rivedere la sua scelta. Cercai comunque di portare avanti il mio lavoro, trovando in me stesso le ragioni per essere sereno e provando ad appassionarmi, nonostante tutto. Tra l’altro la comunità miglionichese era ricca di iniziative e di aspettative popolari, e vissi quegli anni con mille progetti da realizzare. Portai anche qualche “frutto”: per esempio, quello di togliere l’asta pubblica per portare il Crocifisso nella festa patronale miglionichese, che si svolgeva proprio davanti all’effigie sacra. Si rischiava di scadere in un mercato con tanto di banditori e urlatori davanti al simbolo più alto della nostra fede».

La festa del SS. Crocifisso a Miglionico

Don Giuseppe di nuovo a Piccianello

Anche il tempo di Miglionico si concluse per don Giuseppe, che divenne prima amministratore della Casa di Spiritualità “Sant’Anna” ed economo diocesano (incarico ricoperto dapprima accanto a mons. Rocco Pennacchio e poi come unico responsabile fino al 2023), poi amministratore parrocchiale di Sant’Agostino – «un solo anno, ma con tantissimi matrimoni celebrati» – e, infine, parroco di Maria SS. Annunziata, dove si trova tuttora: quasi il compiersi di un disegno provvidenziale, essendone già stato vicario.

«Una realtà diversa da quella che trovai vent’anni fa e ancor più da quella prettamente giovanile con cui mi confrontavo in seminario nei primi anni di sacerdozio, quella che guido ormai da nove anni e dove mi sto misurando con la pastorale dell’anziano. C’è un altro sacerdote, anziano come i miei parrocchiani, che spesso mi dà una mano preziosa: don Biagio Plasmati. Il mio sforzo costante è quello di stanare qualche famiglia giovane, anche se non è facile. Una buona risposta la suscita la festa parrocchiale, nella seconda domenica di maggio: ci sforziamo di essere casa accogliente per tutta la cittadinanza e di intessere un dialogo con chi si avvicina alla parrocchia in quei giorni; inoltre, siamo ben visibili nel nostro territorio con la processione. Ma, come si sa, è con la festa della Bruna che la parrocchia di Piccianello diventa ancor più un punto di riferimento per l’intera città».

Festa in onore di Maria SS. Annunziata (24/05/2026)

«Ringrazio il Signore per quello che in questi anni ho potuto compiere. Tutto può essere migliorato: chiedo a Lui la luce per guidare i miei prossimi passi e per scorgere la sua volontà, così da portarlo al meglio nei luoghi in cui la Chiesa vorrà mandarmi». Tanti gli sforzi, certamente noti al Signore che chiama i sacerdoti a offrire giorno per giorno la loro vita, eppure non sempre da tutti capiti, non sempre noti a tutti.

Come non a tutti conosciuto, eppure significativo, benché di differente natura, è l’impegno economico per portare a termine i lavori di ristrutturazione dell’aula liturgica della chiesa di Piccianello che don Giuseppe sta affrontando. In questa data importante per la sua vita, cogliamo l’occasione per rinnovare l’appello già lanciato lo scorso mese di maggio, riportando a questo link le modalità per devolvere un’offerta a sostegno dell’opera.

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

For security, use of Google's reCAPTCHA service is required which is subject to the Google Privacy Policy and Terms of Use.