I parrocchiani dell’Addolorata, una rappresentanza delle comunità del Cammino Neocatecumenale, i diaconi, gli aspiranti e i ministranti, nonché una delegazione arrivata da Terranova di Pollino, paese d’origine della moglie Rosa, hanno espresso con la loro presenza la partecipazione a questo momento decisivo del cammino di sequela Christi di Edo Veronesi.
Nondimeno, una folta schiera di sacerdoti – don Michele La Rocca, parroco di Maria SS. Addolorata, don Domenico Monaciello, parroco di S. Pio X (parrocchia in cui abita Edo), mons. Pierdomenico Di Candia, Delegato episcopale per il Diaconato permanente, che ha supervisionato il cammino spirituale e la formazione di Edo in questi anni, don Paolo A. Heis, parroco di Terranova di Pollino, don Davide Fusiello, don Ennio Tardioli, don Nino Martino, don Claudio Molfese di Tricarico e don Edy Idiong della Nigeria – ha manifestato la loro vicinanza a Edo concelebrando accanto all’arcivescovo Benoni questa eucaristia programmata nel corso del settenario in preparazione ai festeggiamenti di Maria SS. Addolorata, titolare della Parrocchia.

Pienamente attinente all’evento che si celebrava, la Parola del giorno parlava dell’essere conosciuti da Dio sin dall’eternità e dell’invito a mettersi a servizio della comunione essendo immagine della misericordia del Padre. Proprio quello che un vero discepolo – qual è anche un diacono – è chiamato a svolgere.
Mons. Ambarus: “Un vangelo graffiante” che chiama il cristiano a “svuotare le centraline di raccolta dei conflitti”
Un’omelia (qui il link al testo integrale) che non ha definito cosa sia il ministero diaconale – “avremo tempo in altra occasione” –, ma in cui il vescovo ha presentato l’uomo “strano” che ogni cristiano è chiamato a essere nel “porgere l’altra guancia”, nel “cedere anche il mantello a chi gli strappasse la tunica”, o “nel benedire chi ci maledice”.
Non reagire non vuol dire né essere deboli, né stupidi, ma sublimare tutto: un male ricevuto e non scambiato, porta su un binario morto e, poi, al cuore del Padre, dentro il quale può, se volete così, morire.
E ha aggiunto il vescovo:
I discepoli non sono dei buoni che si comportano bene.
Dietro questa modalità di comportamento c’è l’essere profondamente ancorati nei criteri del Padre.
I discepoli si sintonizzano costantemente con il cuore del Padre. Se noi ogni giorno noi credenti lottiamo con noi stessi e nella nostra preghiera portiamo al cuore del Padre il tutto, lentamente il Signore può trasformare il nostro cuore e il nostro diventa uno sguardo mistico sul mondo.
Il vescovo ha ancora sottolineato che «tutti noi vorremmo comprensione dagli altri. Allora Gesù dice: tanto vale che cominci a farlo tu verso gli altri. Avere una misura abbondante di misericordia oggi. è assolutamente necessario perché da qualche parte si sono intasate le “centraline di smaltimento dei conflitti” perché c’è solo giudizio».
Se ciò è vero per ogni cristiano, tanto più un diacono, è chiamato a far risplendere questa “stranezza” che magari tra la gente sembra normale per un prete ma non per un uomo sposato. Allora da oggi più che prima l’invito a “una discesa della rivoluzione e della vertigine, nella coerenza col Vangelo”.


Il “sì” di Edo e della moglie Rosa
Il rito di ammissione è entrato nel vivo con la chiamata liturgica da parte del diacono Giuseppe Fiorentino. Al pronunciamento dell’«Eccomi», Edo si è recato davanti al Vescovo insieme alla moglie. Dopo il pubblico assenso di quest’ultima, Edo ha dichiarato coram populo la ferma volontà di proseguire il cammino di formazione spirituale e teologica verso l’ordinazione diaconale. La Chiesa, a sua volta, ha accolto ufficialmente nella persona del vescovo la sua candidatura benedicendone i passi futuri. E, finita la liturgia, il cammino continua!


Auguri Edo! Come il vescovo ha dichiarato nell’omelia anche la Redazione di Logos ti accompagna in questo cammino, perché il Signore afferri sempre di più il tuo cuore e ti seduca sempre di più.









Scrivi un commento