Dall’11 al 13 settembre la Casa di Spiritualità Sant’Anna ha ospitato animatori di comunità arrivati da Piemonte, Campania, Puglia e Sicilia.
Venerdì il campo è stato aperto dai saluti dell’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, mons. Benoni Ambarus. Sabato i sindaci di Grottole, Aliano e Irsina hanno discusso con Rita Orlando, direttrice della Fondazione Matera Basilicata 2019, del lavoro dell’animatore di comunità nei piccoli centri. Nel pomeriggio hanno preso la parola il Parco della Murgia Materana, il GAL Lucania Interiore e alcune esperienze cooperative del territorio. La domenica è stata dedicata a quello che ciascuno riporterà nella propria diocesi.
«Abbiamo chiesto a questi ragazzi di andare via da Matera con un impegno preciso, qualcosa che tra un anno si possa verificare», dice Filomena Pugliese, segretaria generale di Confcooperative Basilicata, che ha coordinato il campo. «Molti vivono in paesi dove il lavoro manca e chi può parte. Il Policoro serve a questo: stare lì, conoscere le persone e aiutarle a mettere in piedi qualcosa».
Mons. Ambarus è arrivato al campo a dieci giorni dalla designazione nel gruppo di tre vescovi e dovrà dare continuità al percorso della Chiesa italiana sulle aree interne e preparare con la CEI il prossimo convegno nazionale.
«A mons. Ambarus i nostri auguri, e anche un grazie, perché questo incarico ci riguarda da vicino», dichiara Giuseppe Bruno, presidente di Confcooperative Basilicata. «Quando dice che per le aree interne non ci sono ricette, dice una cosa che chi fa cooperazione sa bene. Un paese resta vivo se chi ci abita decide di occuparsene. Una cooperativa di comunità è esattamente questo, cittadini che si mettono in società per non far chiudere un servizio o uno spazio. In Basilicata qualcuna c’è già e ne stiamo accompagnando altre alla costituzione. Al percorso dei vescovi vogliamo dare una mano concreta, insieme ai Comuni e alla Regione».
Ultimo esempio dell’impegno della confederazione lucana a sostegno della nascita di nuove cooperative di comunità, il percorso avviato a Chiaromonte, con il progetto “Un libro è una vita di scorta”, finanziato dal Centro per il libro e la lettura con il bando “Città che legge”, a sostegno della candidatura del paese a Capitale italiana del libro 2027.
«Nessuna cooperativa di comunità nasce da un bando», spiega Annalisa Percoco, vicepresidente di Confcooperative Basilicata con delega alle aree interne. «Servono anni in cui le persone lavorano insieme e imparano a fidarsi. A Chiaromonte si parte dalla lettura, in un paese che sulla cura delle fragilità ha costruito buona parte della sua storia recente. Quando il finanziamento finirà, noi saremo ancora lì».
«Una cooperativa di comunità non si improvvisa», afferma Lucia Surano, presidente del consorzio ISME. «Prima del modello economico serve un gruppo di persone che abbia gli strumenti per leggere il proprio territorio e le competenze per far camminare un’impresa: la formazione serve a questo. Ma funziona solo se non è a senso unico, solo se è sapere condiviso: un animatore che agisce in un paese interno porta un sapere che nessuna aula può produrre da sola. Quello che resta, quando anche la formazione finisce, è una rete di persone che continuano a scambiarsi problemi e soluzioni e a non sentirsi sole».



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