Disarmiamo l‘Intelligenza Artificiale. Abitiamo il territorio

Dalla Rerum Novarum alla Magnifica Humanitas: le novità attuali segnano il profondo cambiamento della “questione sociale”. Siamo passati dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione digitale. Sull’argomento si è tenuto un interessante convegno a Bari con la presenza di mons. Francesco Savino, vice presidente della CEI.

Se il termine rivoluzione segnò il cambiamento ieri, oggi ci obbliga ad una riflessione globale a difesa della dignità umana, con una puntualizzazione, fatta dal Papa, che libera il campo da ogni fraintendimento:

La tecnica “non va considerata, in sé stessa, come forza antagonista rispetto alla persona”, ma oggi “ci troviamo dinanzi a una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo”.

Come la usiamo questa nuovissima tecnologia pervasiva? Sceglie, decide l’uomo? È sua l’ultima parola? O forse stiamo passando dall’uomo all’algoritmo?

Sì! È così

Notizia è dell’altro giorno: un drone, in fase terminale della missione bellica, decide, sceglie, colpisce, un deposito di diverso materiale? No! Ha colpito tragicamente scegliendo una struttura per l’infanzia. Provocata la morte di tre minori: adolescenti di 13, 15 e 16 anni e il ferimento di altri. Ha fatto fuoco su bambini! Orrore!

C’è chi aiuta l’uomo a scegliere Babele e non la corale, partecipata ricostruzione di Gerusalemme.

Allora, dice papa Leone XIV: disarmiamo l’intelligenza artificiale! Tutta l’enciclica conduce a questo pressante invito. La tecnologia degli armamenti ne sta facendo già largo uso in campo bellico e militare. Devastante! Su episodi come questo e tanti altri, cosa possiamo fare noi?

Proposte sono state avanzate nell’interessante incontro promosso dal Circolo Berlinguer, tenuto a Bari. Ha sviluppato un significativo partecipato dibattito tra S.E. Mons. Francesco Savino, vice presidente della CEI e il prof. Nicola Colaianni, arricchito da efficaci interventi di Enzo Quarto, Vincenzo Santandrea, Giovanni Procacci, ed il giovanissimo Simeone.

L’enciclica va studiata, letta e riletta. È la risposta più adeguata al tempo che stiamo vivendo”, così mons. Savino ha esordito nel suo efficace intervento. Solo in tal modo cresce lo spirito e la cultura della democrazia: Bisogna essere costruttori di percorsi di pace, del dialogo. Berlinguer pose la questione morale per i partiti. Oggi è necessario essere obiettori nei confronti dell’informazione pubblica. Oggi manca la verità.

Ricordando papa Francesco, ha detto: “la guerra non genera soluzioni!” La chiave di lettura è l’incontro con la Sapienza! L’uomo è desiderio, non algoritmo, spiritualità di apertura, del non detto. Il nostro è divenuto il tempo del disumano.

Citando Luigi Zoja – La morte del prossimo – racconta il cammino fatto dall’umanità: “Ama Dio e ama il prossimo, diceva il comandamento. Ma già per Nietzsche Dio era morto. E il prossimo? Nel mondo pre-tecnologico la vicinanza era fondamentale. Ora domina la lontananza, il rapporto mediato e mediatico. Il comandamento si svuota. Perché non abbiamo più nessuno da amare”. L’altro è divenuto capro espiatorio.

Sta venendo meno il tempo delle relazioni: attenti ai tre rischi antropologici:

  • post umanesimo
  • trans umanesimo
  • post cristianesimo.

Siamo in piena scristianizzazione.

Oggi mancano le parole di Gesù!

Mons. Savino conclude la sua introduzione richiamando la riflessione del filosofo Massimo Cacciari attorno ai tre rischi della transizione digitale (spesso declinata sul tema dell’Intelligenza Artificiale):

1 – L’idolatria tecnologica (o feticismo della tecnica)

Cacciari mette in guardia dal rischio di considerare la tecnologia non più come un mezzo, ma come un fine in sé, riducendo l’uomo contemporaneo a un dato e non a un pensiero. Il rischio? Sviluppare una fede cieca e dogmatica negli algoritmi e nell’efficienza artificiale, delegando alla macchina decisioni etiche e politiche. Questo “assolutismo tecnico” tende a rovesciare il rapporto uomo-macchina, portando a una pericolosa svalutazione della coscienza umana, dell’intuizione e del pensiero critico individuale.

2. L’esclusione dei fragili e dei poveri (divario sociale e culturale)

Genererà maggiori disuguaglianze. Chi non possiede i mezzi economici, le competenze digitali o le strutture per stare al passo con la velocissima transizione tecnologica viene inevitabilmente emarginato dai processi produttivi, sociali e decisionali. La tecnologia rischia così di non essere uno strumento di emancipazione universale, bensì un fattore di ulteriore oligarchia ed esclusione sociale.

3. La perdita dell’identità e della coscienza (vero rischio antropologico).

Chiediamoci: come restare umani?

Ampia la riflessione di Nicola Colaianni.

Ha parlato della tecnica che diventa un fine e non un mezzo. Consentirà di avere qualsiasi cosa senza lavorare, come dice Elon Musk.

Elon Musk è un imprenditore, inventore e miliardario sudafricano (naturalizzato statunitense), considerato una delle figure più influenti e ricche del pianeta. È il fondatore, CEO o guida principale di alcune delle aziende tecnologiche e aerospaziali più avanzate al mondo.

C’è un problema di democrazia. L’IA è da trasformare da potenza tecnica in potenza del governo. Da tener presente inoltre che la competizione è per i perdenti. Secondo Peter Thiel, miliardario e fondatore di Palantir, si muove tra economia, tecnologia e teologia. La potenza tecnica diventa diritto a governare, che è il fine della democrazia. Si sta affermando una “Repubblica tecnologica”, governata dai possessori dell’IA e non dagli eletti dal popolo.

La serata, mons. Savino l’ha chiusa con un forte invito a tutti ad “Abitare il territorio!”, le piazze, con l’invito a lavorare per attuare l’ALGORETICA che si basa su sette principi: trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza, seminagione!

E, con don Tonino Bello: “La notte è bella! Bisogna OSARE L’AURORA”!

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