Ferrandina: IIS Bernalda-Ferrandina. Al Bellocchio una mattinata speciale con monsignor Mlola

È stato un momento autentico di fraternità, ascolto e solidarietà, nel quale la scuola e la comunità ecclesiale si sono ritrovate unite per allargare lo sguardo oltre i propri confini: l’esigenza di costruire una scuola in Tanzania.

Nella mattinata del 24 settembre 2026, il Cineteatro “Domenico Bellocchio” di Ferrandina ha fatto da cornice all’incontro tra gli studenti dei plessi locali dell’IIS Bernalda-Ferrandina e l’arcivescovo di Kigoma (Tanzania), padre Joseph Mlola.

L’appuntamento si è inserito nel quadro dell’iniziativa promossa per sostenere la costruzione di un edificio scolastico nella diocesi africana; una causa a cui hanno aderito con entusiasmo la Parrocchia di San Giovanni Battista, guidata da don Leonardo Sisto, e — con un piccolo ma prezioso contributo — gli alunni e i docenti dell’Istituto.

In attento dialogo vescovo e studenti

A caratterizzare l’evento è stato soprattutto il dialogo vivo e diretto tra l’Arcivescovo e i ragazzi. Con disarmante semplicità e grande disponibilità, monsignor Mlola ha raccontato la quotidianità della propria diocesi e le sfide del ministero pastorale in una terra segnata da povertà materiale, carenza di risorse e servizi pubblici ancora fragili, ma animata da una fede profonda, da una straordinaria dignità e da un innato senso di mutuo soccorso.

Sollecitato dalle numerose e puntuali domande della platea, il presule ha ripercorso anzitutto l’origine della propria vocazione, maturata fin dall’infanzia quando seguiva la madre in chiesa prestando servizio come chierichetto. Ha poi condiviso episodi toccanti del suo ministero, tra cui la vicenda esemplare di un ragazzo nato privo degli arti e con un solo piede: una testimonianza tangibile di quanto la prossimità e l’accoglienza comunitaria possano restituire speranza e valore a chi è più fragile.

Fede, sofferenza e confronto con il mondo occidentale

Il confronto ha toccato corde profonde quando si è parlato della sofferenza e del modo in cui le famiglie africane affrontano il dramma della perdita dei bambini: un dolore immenso che trova conforto in una presenza comunitaria costante, capace di farsi consolazione condivisa. Non sono mancati cenni alle complessità nei rapporti, talvolta delicati, con le autorità governative locali.

Alla domanda sul perché la fede rivesta un ruolo così centrale nella sua terra, padre Mlola ha descritto una Chiesa che non è soltanto spazio liturgico e presidio di carità, ma un vero polo di aggregazione sociale e crescita umana, specialmente per i giovani. Un quadro che ha offerto un interessante termine di paragone con la realtà occidentale dove, come ha osservato il Vescovo, la crescente pervasività della tecnologia rischia talvolta di tradursi in solitudine e isolamento relazionale, pur a fronte di enormi potenzialità.

Proprio da questa consapevolezza scaturisce la necessità di una rinnovata alleanza educativa: istituzioni civili, scuola, Chiesa e realtà associative sono chiamate a convergere per difendere la dignità della persona e offrire prospettive solide alle nuove generazioni.

Una comunità educante aperta al mondo

Vivace e partecipe è stata la risposta di tutti gli studenti della sede di Ferrandina, che hanno seguito l’incontro con sincero interesse.

Nei saluti istituzionali a chiusura della mattinata, il sindaco Carmine Lisanti, l’assessore all’Istruzione Maria Teresa Di Stefano, il parroco don Leonardo Sisto e la dirigente scolastica Grazia Maria Marciuliano hanno evidenziato la fecondità di ospitare simili testimonianze all’interno del percorso formativo.

Una preziosa occasione in cui scuola e vita si sono incrociate, a riprova del fatto che la solidarietà non si esaurisce in un atto materiale di generosità, ma risiede nella capacità di riscoprirsi parte di un’unica comunità umana, capace di accorciare le distanze e costruire percorsi di autentica speranza.

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