Territori in “cammino” contro fossile e guerra per la giustizia climatica e sociale

Uscire dalla politica succube del capitalismo, dalle guerre e dallo sfruttamento intensivo delle risorse della Terra per fermare devastazione e saccheggio insieme, attraverso iniziative e partecipazione.

Gli ulteriori e inarrestabili passi verso una deflagrazione globale dopo l’attacco militare israelo-statunitense all’Iran e al Libano, il perdurare senza fine della guerra in Ucraina, la prosecuzione del genocidio in Palestina, il silenzio sulle decine di altri conflitti, la costruzione di un’Europa basata sull’economia di guerra e sul riarmo, vanno di pari passo con la ridefinizione globale dei poteri politici, militari ed energetici. La guerra è distruttiva e contemporaneamente trasforma e accelera il processo di devastazione del clima e dell’ambiente del Pianeta e delle nostre vite. Tutti noi, dovremmo ancora di più impegnarci per il disarmo, contro la guerra e per la giustizia climatico-ambientale. Dobbiamo darci da fare per cambiare i rapporti di forza in considerazione del prevalere di governi autoritari che mettono in discussione i diritti e gli spazi democratici.

La dipendenza mondiale dalle fonti energetiche fossili e il loro stretto legame con il sistema economico-militare, l’utilizzo e il controllo dei flussi energetici, sono gli elementi per soggiogare i popoli creando uno stato di guerra permanente insieme al continuo peggioramento della catastrofe ecologica. Le guerre per il controllo delle fonti energetiche fossili distruggono la vita delle persone, la biodiversità, la speranza di contenere il riscaldamento globale, le economie delle comunità, la disponibilità di acqua potabile e di aria respirabile. Papa Francesco parlava ed esortava ad una “Economia/Ecologia Integrale” che significa: “andare oltre il concetto di sostenibilità, perché non ci sarà una vera sostenibilità della nostra società europea nel lungo periodo se questa non sarà al contempo ambientale, umana, sociale ma anche economica per tutti gli attori che compongono la società e non solo per pochi”.

Se esigiamo dal mondo politico la necessità di sottrarsi ai diktat dei signori della guerra, per esempio negando l’uso di basi sul nostro territorio o adoperandosi per l’applicazione integrale della legge che vieta il traffico di armi ai paesi in conflitto, nel pieno rispetto dell’Articolo 11 della nostra Costituzione, dobbiamo anche pretendere di invertire la rotta, dichiarare che il settore dell’energia deve essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Per la salvaguardia degli ecosistemi, sempre più minacciati da un modello di produzione e consumo onnivoro, dobbiamo accelerare il definitivo abbandono delle fonti fossili attraverso la loro sostituzione con le rinnovabili, evitando però che esse diventino occasione di processi speculativi e monopolistici, che ricadono negativamente su comunità e territori.

Sempre Papa Francesco nell’Enciclica “Laudate Deum” diceva: “Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica “Laudate si”,….. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura”.  

Per determinare un reale cambiamento non basta quello che si è fatto finora, spesso agendo ognuno per proprio conto, e non basta redigere importanti e approfonditi dossier per una maggiore conoscenza del problema. Su questi temi dobbiamo tutti avviare una nuova fase di confronto, di discernimento nei territori per non rimanere inermi di fronte alla distruzione del futuro.

La migliore conclusione a queste riflessioni ce la fornisce Papa Leone XIV con alcune dichiarazioni fatte ai giornalisti nel volo di rientro a Roma da Metz il 28 settembre 2026: “Quando con queste migliaia di milioni di dollari, si potrebbero risolvere problemi come la fame nel mondo, la mancanza di alloggi, le situazioni di disoccupazione, ecc. E vediamo che la violenza, che queste potenze cercano sempre di imporre con il potere, invece di dialogare e promuovere negoziazioni per le differenze che naturalmente possono esistere, andiamo sempre più e più vicino a una guerra, diverse guerre, a conflitti come ne vediamo nel mondo di oggi. Non è per essere politico o non politico, ma (serve) una voce che cerca di promuovere i valori della dignità umana, dell’importanza della vita, della possibilità di spendere più sulla salute e l’educazione e meno sulle armi. Credo che la Chiesa abbia la responsabilità di promuovere questi valori, invitando continuamente i leader, come quelli in Russia e in Ucraina e in altri Paesi, a venire, a sedersi, a dialogare, a cercare come risolvere i problemi senza continuare queste guerre che non hanno più senso. In quest’ottica, la Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte sembra che può sembrare inutile, ma continuiamo a parlare, continuiamo a invitare, continuiamo ad annunciare il Vangelo”.

Foto da Vatican News – Bambe sull’Ucraina

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