Fu la prima ordinazione celebrata da mons. Caiazzo. Molti i ricordi che don Ivan custodisce di quel giorno: «Le presenze più significative della mia vita erano tutte lì in quel momento, comprese alcune persone che oggi non ci sono più, tra cui mia madre. E poi l’atto della prostrazione, in cui portavo con me tutti loro: un momento in cui è come se avessi toccato l’unione fra cielo e terra, il momento più bello in assoluto».

Una vocazione nata nel contesto oratoriano
Una vocazione nata nel contesto oratoriano quella di don Ivan: fu don Vittorio Martinelli, allora parroco della chiesa madre di Montescaglioso, a proporgli di entrare nel gruppo degli animatori dell’Estate Ragazzi e, subito dopo, di fare il catechista. «Una cosa che non avrei mai immaginato – spiega don Ivan: frequentavo soltanto il catechismo e la messa domenicale con i miei genitori. Molto meno di tanti ragazzi. Solo successivamente, l’ingresso in seminario ha rafforzato il legame con la mia comunità. E oggi mi ritrovo a vivere questo anniversario proprio nella mia comunità, in qualità di collaboratore parrocchiale».
Anni ricchi ma complessi questi dieci. Tra tutti gli eventi che hanno costellato questo percorso, il più doloroso è stato certamente la perdita di mamma Margherita, avvenuta dopo appena un anno e mezzo di sacerdozio: «Questo evento ha dato una forma diversa alla mia vocazione e al mio ministero sacerdotale. Mi ha educato ad abitare il vuoto: con la fede e con la mia umanità, anche se vivere ricorrenze come il decimo anniversario senza la presenza materna rappresenta una ferita importante».
Un’altra costante di questo decennio è stata l’itineranza: dopo Bernalda, Pomarico e Scanzano, Montescaglioso è la quarta realtà in cui presta servizio. «Se da un lato conoscere contesti e situazioni differenti è stato un arricchimento, dall’altro la mancanza di stabilità non mi ha consentito di identificarmi appieno in un singolo servizio e lasciarmi caratterizzare da esso».
Il talento artistico
Diplomato al liceo artistico “C. Levi” di Matera, don Ivan coltiva da sempre la passione per l’arte. Il dipinto di Sant’Eustachio custodito nella Cattedrale di Matera, nei pressi del fonte battesimale, è una delle sue opere.
«Disegnare e dipingere mi ha accompagnato fin dal tempo del seminario, anche se allora gli impegni lasciavano pochissimo spazio. Ho riscoperto questa vocazione una sera in canonica a Bernalda: abbozzai un occhio con sanguigna e carboncino, e da lì il cammino è ripartito. All’inizio era una sorta di hobby, oggi invece è una forma di comunicazione non verbale del Vangelo, un modo di far conoscere la vita dei santi, per evangelizzare e testimoniare la fede, oltre che un’isola felice. Di recente, per la festa di San Francesco, ho realizzato un dipinto dedicato a lui».

Diverse le mostre collettive a cui ha preso parte in Basilicata. Il suo stile predilige un bianco e nero essenziale, aperto a puntuali accenti di colore: «Così la Consolatrix Afflictorum, dedicata alla Vergine Maria nel mese di maggio: la Madonna è interamente in bianco e nero, mentre il cuore trafitto degli uomini risalta in rosso. Inoltre, sto realizzando una serie di tavole dedicate a ciascuna chiesa di Montescaglioso, dove una parte dell’opera resta volutamente incompiuta per simboleggiare il passaggio tra l’eterno e il mutevole, con l’idea di raccoglierle in una futura mostra».



Il ministero della Parola
Tra gli aspetti che qualificano la sua azione pastorale c’è la predicazione: «Mi dicono spesso che le mie omelie sono semplici e alla portata di tutti; considero questo un servizio specifico e prezioso che cerco di offrire alla comunità».
L’esperienza a Scanzano e Terzo Cavone: 2020-2025
«A Scanzano avevo già prestato servizio da seminarista nel 2012. Al pensiero di tornarci da sacerdote ero un po’ intimorito, percependo la complessità di una realtà nuova, diversa da quella pomaricana, simile a quella di Montescaglioso in cui ero nato. Oggi, invece, posso dire che la comunità di Terzo Cavone mi ha dato moltissimo, sebbene vi andassi solo la domenica per un’ora. Quell’ora attorno all’Eucaristia, con poche persone, unita ai momenti forti come il Natale, la Settimana Santa e la festa patronale, mi ha fatto crescere sul piano umano e spirituale. Non sono mancati i momenti di confronto acceso, ma è una realtà che mi ha mostrato da vicino le fatiche della periferia e forme di povertà che non conoscevo: cinque anni intensi e formativi».
Il prete don Ivan: lasciare trasparire Cristo attraverso la mia fragilità
«Per me essere prete significa innanzitutto lasciare trasparire Cristo attraverso la mia fragilità. Non attraverso l’attivismo, le cose belle, i miei pregi. Io credo che il Signore mi abbia scelto perché vuole usare i miei difetti, anche persino il mio caratteraccio [ride] – non per giustificarlo – in molti casi, perché innanzitutto vuole salvare me. In questo senso la vocazione comincia da se stessi: essere presi per essere salvati. Solo attraverso questa consapevolezza si può testimoniare e servire Cristo nell’altro. Forse, la vera lavanda dei piedi parte da sé: se non riconosci di avere i piedi impolverati e non te li lasci lavare, difficilmente potrai lavare quelli degli altri».
Ai giovani che avvertono l’inclinazione al sacerdozio, don Ivan – incoraggiandoli – li invita a prendersi il tempo necessario per discernere con calma, senza scoraggiarsi di fronte a freni o resistenze iniziali di chi accoglie la loro confidenza.
Dieci anni: tempo di bilancio e di desideri per il futuro
«Il mio desiderio è continuare a vivere questo cammino con gioia e serenità, nonostante le difficoltà che non mancano e – so – non mancheranno. Vorrei riscoprire quella spontaneità genuina tipica dei nostri nonni e di una fede essenziale, che spesso manca ancora nella vita della Chiesa. a discapito di una pastorale pesante».
E non di meno esprime don Ivan un desiderio per la Chiesa: «recuperare la capacità della coerenza. Alle volte anche nell’esercizio della carità sembra si seguano dei canali preferenziali, dunque esclusivi: così non si serve davvero il Vangelo. Diversamente, forse, riusciremo ad essere davvero credibili e creduti».
Don Ivan ringrazierà il Signore per il dono del sacerdozio nella celebrazione eucaristica che presiederà domenica prossima in chiesa madre a Montescaglioso. E vivrà un momento di convivialità con gli amici di sempre.
La Redazione di Logos augura a don Ivan molti anni nella serenità e nella grazia, nella salute e nella gioia.

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