Credo che il sacramento del matrimonio, e la sua valenza, sia naturalmente presente in ognuno di noi, al di là del rito sacro che lo suggella. Altrettanto inciso in noi è il suo valore e significato sociale, anche se, in verità, questi naturali sentimenti vanno sempre più scemando e degenerando.
La sua violazione, quindi, è percepita dai due sposi, come qualcosa di molto deleterio, difficilissima da metabolizzare e superare.
Lo Spirito che ha illuminato la Chiesa nell’istituzione della Sacra Rota, e quindi l’eventuale annullamento del sacro legame, un tempo – prima della legge che istituiva il divorzio – era percepito comunemente come qualcosa di molto positivo e salutare.
Il fatto che non ci siano soluzioni concrete al problema delle separazioni, anche se molto si sta facendo per rendere sempre più consapevoli i due contraenti del suo significato, purtroppo, rende il problema poco risolvibile e non aiuta gli stessi contraenti ad una composizione pacifica e costruttiva della vicenda familiare.
A mio modesto parere, per esperienza vissuta indirettamente, oggi è purtroppo in uso la prassi della convivenza ed in quella circostanza vengono fuori dinamiche psicologiche che non si manifestano durante il periodo di ordinario fidanzamento. Nella convivenza scattano impulsi di autoconservazione e di tutela delle proprie prerogative rispetto all’altro, che non emergono durante il periodo di fidanzamento.
Anzi, più che di autoconservazione, sarebbe più giusto parlare di conservazione delle patologie psichiche che, a loro volta, sono funzionali alla conservazione di un certo equilibrio di una psiche fragile.
Le sue manifestazioni consistono spesso in atteggiamenti di dissoluzione (cupio dissolvi) nei confronti dell’altro, che a sua volta cade nello stesso gioco. Sono queste, manifestazioni di disagio psichico, raramente riconosciute dalla scienza psichiatrica che, quindi, vanno contestualizzate e approfondite di volta in volta.
Allora, non solo per arginare il fenomeno delle separazioni ma per offrire a tutti la possibilità di vivere serenamente la vita adulta e il matrimonio inteso come sacramento, sarebbe opportuno potenziare e rendere più accessibile l’Istituto della Sacra Rota, alla luce delle esperienze concrete di chi ha vissuto questo dramma.


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